Nel diario della moglie Cosima i giorni di Wagner a Ravello

– di Vito Pinto

Al paese il Maestro salì a dorso di un mulo. L’incanto di Villa Rufolo appena risistemata da Sir Francis Devil Reed sotto la direzione di Michele Ruggiero, successivamente direttore degli scavi di Pompei.
Custode della Villa era don Luigi Cicalese, uomo simpaticissimo dalla fluente barba e dal sorriso sempre fresco sul volto. “Il magico giardino di Klingsor è trovato”. La sorpresa per la confusione in occasione della festa del Corpus Domini ad Amalfi. Le gite a Vietri.

Alla fine del mese di maggio 1880 Richard Wagner scrive al suo amico Re Luigi II di Baviera una lettera in ui, tra l’altro, dice: «…ci siamo recati in questi giorni ad Amalfi sul Golfo di Salerno, forse il punto più bello d’Italia. Di là visitammo Ravello, una cittadina adesso piena di ruderi, situata in montagna, ma che ha conservato reliquie di costruzioni magnifiche del tempo dell’occupazione degli Arabi. Qui abbiamo trovato motivi splendidi per il Klingsor Zaubergarten, i quali subito furono abbozzati per la rappresentazione del secondo atto del “Parsifal”».
Lo stesso giorno, fermandosi alla locanda Palumbo (oggi Albergo Palumbo) per consumare una colazione, pieno di gioia, nell’albo dei turisti, scrisse: «Il magico giardino di Klingsor è trovato. – 26 maggio 1880».
Da tempo Wagner lavorava a quest’opera mistica, ultima per produzione, che diventerà, per certi aspetti, il suo testamento, la conclusione di un tormentato cammino intimo snodatosi negli anni della sua esistenza, lungo i percorsi musicali di opere eccelse, tutte con un proprio preciso itinerario, ma tutte, indiscutibilmente, convergenti verso il grande mistero della redenzione dell’uomo e del mondo, rappresentato nel Parsifal.

Il 25 gennaio 1877 la moglie Cosima Wagner (figlia del Maestro Franz Liszt) annota nel suo diario:
«Abbiamo parlato a lungo della morte di Beethoven…Poi egli mi chiama: “c’è una cosa che non ti voglio dire”. “Oh, ti prego, dimmela”. “Comincio il Parsifal e non lo lascerò finché non è finito”. Al che io rido forte per la gioia». Viene informato re Luigi che si mostra interessato e ansioso di vederlo realizzato. Cosima annota, giorno dopo giorno: «Richard mi dice di aver arrangiato un bel mélange per i cavalieri che raccolgono il cigno morto: tema di Amfortas, tema di Herzeleide e il motivo del cigno dal Lohengrin» (5 dicembre 1877).
Poi il secondo atto, quello del magico giardino di Klingsor. Wagner ha già un tema in riserva, inventato e mai eseguito per la Marcia del centenario dell’Indipendenza americana. Diventerà l’invocazione delle fanciulle-fiore: “Komm! Holder Knabe!” (Vieni! Caro fanciullo!). Nel giorno di festa del 25 aprile 1879, ancora Cosima annota:
«Quando torno a casa verso mezzogiorno, Richard mi accoglie con la notizia che il Parsifal è finito». Al re Luigi la notizia arriva in Baviera con un telegramma in versi:
«Tre maggio! Dolce maggio! – A te sia prodigata la mia lode! – Il regno dell’inverno è ormai trascorso, – e il Parsifal compiuto».
Manca però ancora l’orchestrazione, ma il compositore ha già fisso nella mente e nel cuore le linee essenziali. Cosima annota:
«L’orchestrazione dovrà essere completamente diversa da quella dell’Anello, con un tessuto di tutt’altro genere; sarà come strati di nuvole che si formano e si sciolgono nuovamente». (27 aprile 1879). Per giungere ad una orchestrazione perfetta, perché l’opera sia piena del misticismo e della malia che devono fondersi, scindersi, ricomporsi e sublimarsi, coinvolgendo l’anima e la mente, è necessaria qualche pausa, qualche riflessione, la ricerca di luoghi e suggestioni. Così Wagner viene in Italia, a Napoli, nel gennaio 1880, con la moglie Cosima e il figlio Siegfried, prendendo dimora a Villa Anfri a Posillipo. Da qui giungono ad Amalfi. Nel suo diario Cosima annota:
«Martedì 25 (1880). Divino viaggio fino ad Amalfi, visita al duomo, che mette Richard un po’ di malumore, però la serata sulla terrazza dell’Hôtel des Capucins gli riporta il suo buonumore, che del resto egli si era rifatto burlandosi della mia curiosità per Sant’Andrea “visto da vicino”». L’anno precedente all’Hotel Luna di Amalfi aveva soggiornato lo scrittore norvegese Henrik Ibsen completando “Casa di bambola”, dramma di una donna coraggiosa in una società maschilista.

A Ravello Wagner vi era giunto sia per una escursione turistica sia per l’attrazione che il sito e Villa Rufolo suscitavano sui viaggiatori. La cittadina costiera non era nuova all’attenzione dei grandi personaggi, né Villa Rufolo era esclusa:
Giovanni Boccaccio aveva trovato in questi ambienti lo sfondo malioso e donatore di sogni infiniti, ove si diedero convegno fanciulle e giovani per raccontarsi una delle cento novelle del “Decamerone”. Così scrive il Boccaccio: «Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia: nella quale assai presso a Salerno è una costa sopra il mare riguardante la quale gli abitanti chiamano la costa d’Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercantia sì come alcuni altri. Tra le quali cittadelle n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo.» Al paese Richard Wagner era salito a dorso di un mulo, con la moglie Cosima e il pittore russo Paolo de Joukowsky, fedele e sottomesso amico, al quale il maestro chiese di stendere degli schizzi del giardino e di Villa Rufolo.

Nel 1861, nel suo “Passeggiate per l’Italia” Ferdinand Gregorovius così descriveva l’ascesa a Ravello: «Vi si sale da Atrani percorrendo una rapida e faticosa strada, ma romantica, attraversando gallerie coperte e camminando fra vigneti, castagni e boschi di carrube. A misura che si sale, la vista del mare si fa più bella. Dalla cima delle nere rupi, coronate di torri, si getta lo sguardo sull’azzurro delle onde che si direbbero sgorgare dalla gola di Pontone.» E più avanti riferisce: «Il palazzo Ruffolo in Ravello è una vera miniera di architettura moresca di quei tempi, e di queste contrade. Esso trovasi in un giardino, ed appartiene da tre anni all’inglese sir Nevil Reed, il quale lo ha fatto per primo sgombrare dalle macerie. E’ addirittura un piccolo Alhambra, uno stupendo edificio a tre piani, che conta più di trecento stanze sostenute tutte da colonne moresche.» Quando giunge a Ravello Wagner trova la torre d’ingresso e la villa appena risistemate da Sir Francis Devil Reed, che l’aveva acquistata nel 1851, sotto la direzione del Comm. Michele Ruggiero, successivamente, direttore degli scavi di Pompei.

Custode della Villa era don Luigi Cicalese, che le cronache tramandano come uomo simpaticissimo, dalla fluente barba e dal sorriso sempre fresco sul volto, che trascorreva le sue giornate nella cura paziente del verde e degli angoli fioriti di quel regno. Don Luigi accompagnò i Wagner nella visita della villa. Un viale a verde, che porta verso la costruzione, ha sulla sinistra una scala che permette l’accesso ad una piazzola a verde intenso. Poco più avanti lo sguardo si affaccia su un infinito eterno ed il fiato d’improvviso fa fatica nel suo percorso, «tutte vedute che bisogna ammirare e tacere, anziché provarsi a farne la descrizione», scriveva Gregorovius. Fiori multicolori, fogliami esotici, pini, cipressi, dracene e altre pregiate specie floreali, fasciate da una misteriosa armonia di luci ed ombre dimidiate, immergono il visitatore in una pace profonda, rotta dai suoni della natura, e trasportano l’essere in “magici giardini” ove, dalle corolle dei fiori, è facile che escano ragazze ammaliatrici. L’immaginifico scenario, affacciato a contrasto d’azzurro del mare etrusco, oggi come allora colpisce il visitatore, facendolo cadere in atti d’amore che diventano “peccato”: permane il bacio ammaliatore di Kundry. E colpì, quel 26 maggio 1880, Richard Wagner, immerso con l’anima e la mente nel processo purificatore del Parsifal.
Nel suo immancabile diario, a sera, Cosima annota: «Mercoledì 26 (maggio 1880). Colazione serena e cavalcata su a Ravello, bella al di là di ogni descrizione. A Ravello trovato il giardino di Klingsor. Colazione a villa…(Rufolo?), poi caffè dall’amministratore del Sig. Reed, la cui moglie, una svizzera, ci ricorda Vreneli, ed è molto piacevole nella sua serietà. Cavalcata via Santa Chiara al piccolo padiglione (il Belvedere Cimbrone?) (il panorama da Santa Chiara per me il più bello). Fermata con cantata di Peppino. Discesa contemplativa e bella serata sulla terrazza con conversazioni sulle stelle che brillano sopra di noi, e la luna, che, come si afferma, ci guarda “con le guance gonfie e la faccia istupidita”.»

Nelle magie del Parsifal ritornano il Rienzi, il Lohengrin, i Maestri Cantori di Norimberga, l’Olandese Volante; tutto torna come un’eco mirabile di cose già udite, di sensazioni ed emozioni già provate, vissute, ma sublimate dal ricordo. Il venerdì 27 maggio 1880 è la festa del Corpus Domini e ad Amalfi si celebra la solenne processione con l’ostensorio. La protestante Cosima annota: «Molto rumore e chiasso, confusione cannibalica da fare inorridire colui che nutre sentimenti umani e religiosi. Siegfried pieno di brama per la festa, sei volte nel duomo, qua e là! Gita in due barche alla grotta davvero magnifica, così come il ritorno alla bella Vietri, e poi il viaggio in ferrovia, durante il quale Richard diventa sempre più scatenato, allegro.
Napoli esercita all’arrivo tutto il suo potentissimo imperioso fascino. R. nota: che tutto il resto, rispetto a Napoli, appare solo come un idillio, e uno ha l’impressione, qui, di essere al centro del mondo (lui ha detto: capitale). A sera, come per festeggiare il nostro ritorno, il Vesuvio sprizza scintille in continuazione, tanto che si pensa a una prossima eruzione.»

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Un commento su “Nel diario della moglie Cosima i giorni di Wagner a Ravello

  1. Massimo Pasticci 27/10/2015 at 16:31 - Reply

    Sono quì a Ravello nell’hotel Palumbo dove Wagner si fermò x una colazione, cè da fare poca fatica a capire come abbia avuto l’ispirazione x finire il suo Parsifal e trovare l’ambientazione ideale per il giardino di Kligsor nella Villa Rufolo!
    Comunque prima di tutto bisogna ringraziare Re Ludwig II di Baviera che sovvenzionava Wagner e la sua famiglia e che grazie a lui il compositore ha creato l’Anello e tante altre meraviglie musicali!
    Consiglio a tutti di venire in questo posto dove tutto è magico e cè un atmosfera incantevole che ti vien voglia di creare solo cose belle!!!!!!!
    Saluti a tutti
    Massimo Pasticci from Perugia

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