Pablo Neruda, l’amante del mare

– di José Goñi *

IIl grande poeta cileno scelse di vivere di fronte all’Oceano Pacifico nella casa di Isla Negra.
Un eterno curioso della vita che, ovunque andò, trovò sempre oggetti per le sue interminabili collezioni.
Venne in Italia in un momento fondamentale della sua esistenza.
L’amore per Matilde Urrutia e i versi rimasti anonimi per undici anni, pubblicati a Napoli.

“Ho bisogno del mare perché m’insegna / non so se imparo musica o coscienza: / non so se è onda sola o essere profondo / o solo roca voce o abbacinante / supposizione di pesci e di navigli. / Il fatto è che anche quando sono / addormentato / circolo in qualche modo magnetico / nell’università delle acque”. “El Mar” da “Memorial de Isla Negra”, 1964.
Pablo Neruda, originalmente Neftalì Reyes Basoalto, è il poeta cileno più conosciuto nel mondo. E’ nato il 12 luglio 1904 e, infatti, quest’anno si commemora il Centenario della sua nascita.
Pablo è stato molto più che un poeta. E’ stato un Uomo nel senso più ampio e pieno. La sua vita è stata la poesia, suo principale mestiere. E’ stato il poeta dell’amore in “Venti poemi d’amore ed una canzone disperata”, il poeta dell’epopea e della storia del “Canto Generale”, il poeta delle lotte sociali de “L’Uva e il Vento”; del rifiuto delle barbarie della guerra in “Spagna nel cuore”, della metafisica e delle cose quotidiane nelle sue “Odi”.
In particolare, Pablo è stato un grande amante del mare e della sua forza, fatto che lo portò a vivere di fronte all’Oceano Pacifico nella sua casa di Isla Negra. In definitiva, è stato il poeta delle cose umane che si commuoveva per tutto ciò che lo circondava.
Ma è stato anche scrittore di saggi e di un’opera teatrale; traduttore di importanti scrittori inglesi e francesi. E’ stato politico, senatore della Repubblica ed attivista per la Pace, in un mondo diviso dalla cosiddetta “guerra fredda”. Nella sua intensa e varia esperienza di vita è stato Console a Rangoon, Buenos Aires, Messico, Barcellona e Madrid ed Ambasciatore in Francia. Ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1971.
Personalità molto particolare, è stato un eterno “curioso” della vita e, ovunque andò, trovò sempre oggetti per le sue interminabili collezioni. I suoi amici lo descrivono sempre come un “bambino cresciuto”, dal momento che gli piaceva giocare e mascherarsi. S’innamorò della vita e la visse intensamente.
Percorse il mondo per conoscerlo e cercare di capirlo in tutte le sue dimensioni, impegnandosi anche nel sociale e diventando un poeta dalle ampie tematiche. Non si è mai lasciato inquadrare in nessun tema e nessuno schema. E’ stato un creatore innato e, da un lontano paesino del sud del Cile, diventò un poeta universale.
Pablo Neruda è un caso di eccezionale costanza e forza di volontà, cosa che lo portò alle vette della poesia mondiale, conquistandosi l’affetto e l’ammirazione praticamente di tutto il mondo e di varie generazioni. Ancora oggi la sua figura e la sua opera risvegliano grande interesse. Il centenario della sua nascita ci permette di ritrovarci in suo nome.
La vita lo portò per il mondo e lo guidò in Italia in un momento fondamentale della sua esistenza. Dovette lasciare il Cile perché vittima della “guerra fredda” e giunse in Italia per vivere il consolidamento dell’amore della sua vita: la sua relazione con Matilde Urrutia, che diventa più intensa durante la loro permanenza a Napoli e a Capri.
Pablo, durante il loro soggiorno a Capri, scrisse:
“Capri, regina di roccia, / nel tuo vestito / color amaranto e giglio / … / Isola, dalle tue pareti / spiccai il piccolo fiore notturno / e lo conservo nel mio petto. / E dal mare girandoti intorno / feci un anello d’acqua / che lì rimase nelle onde, / chiudendo le torri orgogliose / di pietra fiorita, / le cime aspre / che il mio amore sostennero / e conserveranno con mani implacabili / l’impronta dei miei baci”. (L’Uva e il Vento, “Chioma di Capri”, traduzione di Teresa Cirillo Sirri).
L’Italia lo accolse e trovò amici che gli restarono vicini per tutta la vita. Tutti mostrarono sempre un affetto ed un’amicizia che ancor oggi ci commuove e sono convinto che esprimono la profondità dei rapporti che il poeta creava con la sua arte e la sua persona.
C’è un aneddoto significativo del suo periodo italiano che riflette con molta forza la grandezza dei suoi amici, in gran parte napoletani. Quando venne a Capri in cerca di un luogo in cui vivere il suo amore con Matilde e dove continuare la sua opera poetica, la generosità e la solidarietà dei suoi amici ha fatto storia.
Il poeta innamorato non voleva pubblicare questo libro per non ferire i sentimenti di colei che era ancora sua moglie, Delia del Carril. I suoi amici italiani lo convinsero a realizzare una pubblicazione anonima di solo cinquanta esemplari, finanziati da loro stessi. Venne pubblicato così “Los Versos del Capitan”, l’8 luglio del 1952 presso L’Arte Tipografica di Angelo Rossi, a Napoli.
Lì Pablo terminò di scrivere alcuni poemi d’amore ispirati e dedicati alla sua Matilde, dei quali desidero menzionare un frammento:
“Riditela della notte, / del giorno, della luna, / riditela delle strade / contorte dell’isola, / riditela di questo rozzo / ragazzo che ti ama, / ma quando apro gli occhi / e quando li richiudo, / quando i miei passi vanno, / quando tornano i miei passi, / negami il pane, l’aria, / la luce, la primavera, / ma il tuo sorriso mai, / perché io ne morirei”. (I Versi del Capitano, “Il tuo sorriso”, traduzione di Giuseppe Bellini, Passigli Editori).
Questa pubblicazione restò anonima per undici anni e soltanto nel 1963, dopo essersi separato da Delia del Carril e sposato con Matilde Urrutia, vide per la prima volta il mondo con il nome del suo autore. Era come un figlio che, alla fine, veniva riconosciuto da suo padre. Era un figlio, in realtà, la cui paternità veniva condivisa con coloro che lo avevano spinto ed aiutato a pubblicarla. Tra questi c’erano Claretta ed Edwin Cerio, Mario Alicata, Paolo Ricci, Fulvia ed Antonello Trombadori, Gaetano Macchiaroli, Giorgio Napolitano, Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso, Pietro Ingrao, Massimo Caprara, Giuseppe Zigaina, Francesco De Martino, Elsa Morante ed altri insigni intellettuali dell’epoca.
Bel gesto di solidarietà e d’amicizia!.
Non invano, Pablo scrisse molte poesie dedicate a questi amici e alla terra italiana, che amò con grande intensità. Questi versi sono dedicati al popolo italiano con la sua poesia sempre chiara e limpida:
“Sono andato / per strade e per montagne / le vigne mi coprirono / con la loro tunica verde. / Nelle mie mani / volò la farina, scivolò l’olio / ma / è il popolo d’Italia / la produzione più fine / della terra”. (La Tunica Verde).

La permanenza in Italia in una storia romanzata
José Goñi, ambasciatore del Cile in Italia dal settembre 2000 e presso la FAO; economista; è stato ambasciatore presso il Regno di Svezia e Lettonia; consulente internazionale; ricercatore e professore dell’Universitá di Concepción, Cile, e Stoccolma, Svezia; direttore esecutivo della Commissione nazionale per l’Ambiente del suo Paese; ha pubblicato due libri di economia e politica e numerosi articoli e saggi, ma anche racconti e storie. Ha appena finito di scrivere una storia romanzata sulla permanenza di Neruda in Italia, in corso di pubblicazione.

*Ambasciatore del Cile in Italia

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