Il paladino di San Michele

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IL NUOVO PALADINO DI VILLA SAN MICHELE

di Marilena D’Ambro

Incontro col console onorario di Svezia, Staffan de Mistura (nella foto), nominato soprintendente della casa-museo di Axel Munthe. Un angolo di serenità dopo una lunga carriera diplomatica vissuta nei posti più rischiosi del mondo. Conobbe Capri all’età di quattro anni giungendoci con i genitori, padre italiano e madre svedese, attratti ad Anacapri dopo avere letto “Storia di San Michele” del medico-scrittore svedese. I ricordi di quegli anni felici tra i bagni allo Scoglio delle Sirene e le partite con le biglie nel cortile della scuola elementare. Emozione per l’“aeroporto magico”, rifugio degli uccelli migratori che sostano sull’isola.

Ex vice ministro degli Affari esteri nel governo Monti, rappresentante speciale per l’Onu in Iraq. In quarantadue anni di carriera diplomatica, ha prestato servizio in diciannove zone di conflitto tra cui Afghanistan, Libano, Ruanda, Somalia, Sudan ed ex Jugoslavia.
201409-14Dopo aver girato il mondo, Staffan de Mistura è stato nominato console onorario di Svezia e soprintendente di villa San Michele ad Anacapri. Durante i bombardamenti a Bagdad e gli assedi a Sarajevo di una cosa era certo: il ritorno a casa. Una casa che si chiama Capri e Villa San Michele.
Il canto degli uccelli accoglie il mio arrivo a Villa San Michele, dimora del medico svedese Axel Munthe che giunse a Capri per la prima volta nel 1885. Era accorso a Napoli l’anno prima per curare gli ammalati di colera. Sul fazzoletto di terra in cima ad Anacapri sorgevano i resti di una vecchia cappella dedicata a San Michele. In quel luogo il giovane Munthe costruì la sua casa, oggi museo aperto al pubblico che racconta in ogni stanza i tratti essenziali della sua vita, ospita busti, sarcofagi e colonne, circondato da uno dei giardini più belli d’Italia.
Mentre mi avvio verso il “Cafè Casa Oliv” noto la sfinge egizia nella cappella che dal belvedere posa indomita il suo sguardo sull’isola, sembrando quasi viva quando all’alba i raggi del sole accendono i suoi occhi di pietra. La leggenda vuole che sfiorarla sia di buon auspicio. Milioni di mani hanno reso liscio quel corpo granitico e severo.
Sorseggio tranquillamente il mio caffè e mi lascio cullare da una leggera musica di sottofondo un po’ retrò. L’arredamento anni ‘50 mi riporta indietro nel tempo, a una Capri di cui ho solo sentito raccontare. Un ritratto di Munthe dei primi del ‘900 mi scruta dalla parete. Mi viene naturale pensare ad Oscar Wilde, uno dei tanti ospiti illustri che tra queste mura trovò accoglienza e sollievo quando tra il 16 ed il 18 ottobre 1897 fu allontanato dal Quisisana insieme al suo amante, Alfred Douglas. Dopo avere destato scandalo e scalpore per la sua relazione omosessuale.
Il flusso dei miei pensieri viene interrotto da una voce gentile e sicura. E’ il console Staffan de Mistura che mi fa strada verso la terrazza soleggiata della caffetteria. Ci accomodiamo ad uno dei piccoli tavoli in legno. Il canto delle cicale e il profumo dei fiori rendono l’ambiente ancora più accogliente.
Il console è seduto con garbo e sembra godere della sensazione di pace che avvolge questi luoghi senza tempo. E’ un uomo dall’eleganza ricercata. La sua giacca azzurra ricorda il mare di Capri, i bottoni in madreperla riflettono colori e sfumature, forse provengono da uno dei suoi tanti viaggi. Ha una spilla sul bavero incorniciata da fili d’oro ed è una miniatura delle bandiere italiana e svedese, simbolo del legame che segna le sue origini. E’ nato a Stoccolma nel 1947 da padre italiano e madre svedese approdando a Capri all’età di quattro anni.
“Era il 1951. I miei genitori volevano concedersi qualche anno sabbatico a Capri perché avevano letto il libro di Axel Munthe ‘Storia di San Michele’ e se ne erano innamorati. Ci stabilimmo a Villa Genoveffa, nella zona di Tiberio. Sono stati anni felicissimi. Mia madre, la marchesa Brigit de Mistura, era molto amata dai capresi. Al Bar Alberto c’è una mattonella maiolicata in sua memoria. Mio padre era soprannominato ‘il marchese pazzo dell’acqua’ perché era convinto che su Monte Solaro ci fosse una sorgente”.
Si lascia trasportare indietro nel tempo. “Ho frequentato le elementari nell’ex convento di Santa Teresa e ricordo con affetto i miei compagni di classe. Con loro amo ritrovarmi ancora oggi per una rimpatriata, tra di loro Peppino Di Stefano, Costanzo Canfora e Carlo Talamona, mio compagno di banco”.
Mentre parla suoi occhi scuri brillano e sembrano ritornare quelli del fanciullo che fu, che vedeva in Capri una terra verdeggiante e misteriosa da esplorare. Quando gli chiedo quale sia il suo ricordo più significativo legato all’isola in quegli anni ne racconta tre.
“Il primo è più intenso è il mio primo bagno in mare allo Scoglio delle Sirene, dove andavano tutti i bambini. Il secondo sono i giochi d’un tempo con le biglie nel cortile adiacente alla scuole. Il terzo riguarda il mio cagnolino Gioia che veniva a prendermi appena le lezioni terminavano e tornavamo insieme a casa felici e spensierati percorrendo la salita di Tiberio senza sentire la fatica”.
Staffan de Mistura trascorse l’adolescenza e la giovinezza lontano da Capri, poi intraprende la carriera diplomatica che lo porta in molte zone ad alto rischio dove il suono delle armi era più forte. In quei frangenti di morte e di dolore, capisce che Capri è il cantuccio sicuro nella sua anima, il punto fermo in un mondo che è un mare in tempesta, ma comprende un aspetto ancora più importante che molti uomini si affannano a cercare ogni giorno senza riuscirci: il vero valore della vita umana. “Avevo scelto di fare il pompiere internazionale dove c’erano tensioni e difficoltà. Nei momenti più cupi, e ce ne sono stati tanti, dalle giornate a Mogadiscio agli attentati di Kabul, c’erano due motivazioni che mi spingevano a non mollare. Una erano la forza, il coraggio e la determinazione della popolazione civile locale che mi ha sempre dato esempio di come saper vedere il bello anche nel peggio; l’altra era la nostalgia, il sogno, la speranza di poter tornare a Capri e rifarmi gli occhi, lo spirito e soprattutto avere la pace per scrivere le mie memorie. Queste due cose mi davano forza e mi danno ancora la forza per affrontare quelle che sono le difficoltà che un pompiere ha vedendo troppo fuoco, troppe case bruciate, nella speranza di poterne salvare una”.
Il suo tono si fa lontano, la sua mente ritorna in quei posti fatti di sabbia e cenere. Incrocia le braccia come a volersi abbracciare e i tratti del suo viso sembrano ritrovare l’armonia di prima.
Mi ritrovo a pensare che tra Staffan de Mistura e Axel Munthe, il medico più famoso di Svezia, ci sia più di una cosa in comune: una vita spesa al servizio di chi è in difficoltà, l’amore per gli animali, la Svezia nel sangue e Capri nel cuore.
“Cosa direbbe ad Axel se lui fosse vivo?”.
Lo vedo sorridere. “Gli direi grazie di aver curato gratuitamente chi aveva bisogno sia a Capri che a Napoli e di essere stato tra i primi ad aver voluto proteggere a ogni costo la natura e quindi la montagna che ospita il castello di Barbarossa dove, oggi, in alcune stanze, è allestito un piccolo osservatorio ornitologico, permettendo agli uccelli di tutta l’Africa di passare presso questo ‘aeroporto’ magico, fermarsi, e ripartire verso il Nord riempiendo il resto dell’Europa con i loro canti dopo essersi rifocillati sull’isola”.
Si tocca i capelli un po’ ribelli. “Il mio impegno è quello di rendere Villa San Michele un punto di riferimento dove i giovani, capresi in particolare, possano ispirarsi, ma anche un luogo di richiamo per persone provenienti da ogni angolo della terra attraverso incontri internazionali, simposi e concerti al tramonto. Con la Fondazione Axel Munthe vogliamo dare un prezioso contributo all’isola e al mondo”.
Il console è consapevole di essere il custode dell’eredità del grande medico e scrittore svedese. “Provo un senso di grande responsabilità e orgoglio nel sapere che Axel Munthe, che ha molto amato Capri, sia riuscito a creare questo piccolo paradiso che sono sicuro resterà intatto grazie alla stretta collaborazione tra la Fondazione, il Comune di Anacapri e i capresi. Ho la sensazione che quando gli isolani vengono qui si ricordano dell’isola com’era, con le sue case, i suoi giardini, e come potrebbe ritornare ad essere”.
Un leggero venticello porta i profumi del giardino sempreverde che preserva fiori dalle essenze raffinate e specie rare. Capri infatti non è solo una delizia per gli occhi ma si gode con tutti e cinque sensi. “Il profumo delle ginestre – dice il console – è un profumo molto delicato, ma è inconfondibile, legato a qualcosa che non si può piantare né trapiantare, proprio come Capri che non è né piantabile, né trapiantabile, né replicabile, proprio come la grande ospitalità dei capresi. E’unica nel suo genere e fa che ci si senta molto importanti, vivendo qui, perché si è parte di qualcosa di esclusivo”.
Staffan de Mistura non è giunto a Capri da solo. Al suo fianco c’è la moglie, Genevieve, donna dal raffinato gusto estetico e compagna di vita.
“Ci siamo conosciuti in Italia. E’ una decoratrice di interni ed è sensibile verso tutto ciò che è bello sia dentro che fuori le case. In più è una donna paziente, coraggiosa, altrimenti non mi avrebbe seguito in tutto il mondo e in luoghi impossibili e rischiosi. Lei è estasiata da Capri e da San Michele. E’ una profonda sostenitrice di tutto ciò che è biologico. Qui, in giardino, sta coltivando molti prodotti biologici”.
Nella stretta di mano del console, sicura ma mai aggressiva, traspare la sua personalità, quella di un uomo che ha vissuto vicende uniche, testimone della storia, un uomo che ha vissuto la vita appieno e che ha deciso di mettere il suo sapere e la sua esperienza al servizio della comunità, con l’umiltà e la serenità di chi ha superato momenti complicati.

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