Per due pagnotte di pane Axel Munthe andò via da Capri

– di Anna Maria Boniello

Le razioni di guerra del 1943 non risparmiarono il medico-scrittore svedese che aveva reso famosa l’isola nel mondo con la sua “Storia di San Michele”, la villa-museo di Anacapri.
Il carteggio col podestà per ottenere una assegnazione adeguata per sé, i sei domestici e il cane da guardia.
Il diniego delle autorità, la delusione, l’addio e il ritorno in Svezia dove morì sentendosi esule in patria: nel suo cuore e nei suoi occhi c’era solo Capri.

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200307-23-2mLasciò per sempre Capri a causa di due pagnotte di pane, dopo più di trent’anni. Decise di non mettere più piede sull’isola, tornò in Svezia e morì sei anni dopo che aveva lasciato Capri e la sua “San Michele”. Lo scrittore svedese Axel Munthe aveva vissuto per lunghi anni ad Anacapri in un’isola che era ben diversa da quella di oggi. La sua casa, Villa San Michele, diventata museo, è in uno dei luoghi più famosi del mondo. Ed è la meta irrinunciabile dei turisti che vanno alla scoperta di Capri e alla ricerca del Mito.
Axel Munthe ha descritto minuziosamente la villa nella “Storia di San Michele”, un libro che, dopo circa settanta anni dalla sua pubblicazione, è ancora un best seller. Non è mai stato oggetto di lanci o campagne pubblicitarie, e nessuna promozione l’ha mai proposto, ma è il libro più letto e tradotto al pari della Bibbia e del Corano. Rese famoso Axel Munthe nel mondo.
Da Villa San Michele e da Capri, che lo scrittore svedese amò più di se stesso, Axel Munthe partì per non farvi più ritorno in un grigio mese di ottobre del 1943. Si era in piena guerra e le restrizioni erano molteplici. A causa del razionamento, la distribuzione del pane fu drasticamente ridotta. Dal provvedimento non fu escluso Axel Munthe al quale la razione giornaliera era già insufficiente perché lo scrittore doveva dividerla con sei domestici e con Lupa, il grosso cane da guardia che sorvegliava “San Michele”.
Lo scrittore aveva bisogno di più pane per la sua piccola comunità. Era un uomo mite, generoso, un medico altruista e coraggioso, amante dell’ arte e della bellezza, munifico con i poveri dell’isola, oltre che il nume tutelare degli animali di tutte le specie. Pur essendo ricchissimo, e donando cifre da capogiro per quell’epoca al Comune di Anacapri, dovette mendicare alle autorità che gli continuassero ad assegnare la necessaria quantità di pane al giorno. Si trattava di due pagnotte.
La storia della partenza improvvisa e della grande delusione provata da Axel Munthe, che prima veniva sussurrata a mezza voce per le strade di Anacapri, è diventata ufficiale grazie all’ epistolario pubblicato nel libro “Capri, dal Regno d’Italia agli anni del Fascismo” scritto da Romana de Angelis Bertolotti ed edito dalle Edizioni Scientifiche.
Il capitolo dedicato allo scrittore svedese riporta la lettera che Munthe scrisse al podestà Marino Dusmet. In essa traspare tutta la sua amarezza nei confronti delle autorità per la riduzione della razione del pane, già misera all’origine. Munthe, ricchissimo, avrebbe potuto ricorrere a qualche meschina scappatoia per assicurarsi il pane che gli era necessario. Ma lo scrittore svedese volle seguire una regolare “via burocratica e ufficiale”, umiliandosi persino. Nella lettera breve, severa e dignitosa, Munthe si rammarica di un atteggiamento di cui non comprende la ragione.
“Siamo sei persone e un cane – scrive al podestà – e riceviamo trecento grammi per persona e pare che da oggi ne riceveremo solo duecento grammi per persona. Il cane solo ha bisogno di quattrocento grammi. Io sono un grande mangiatore di pane e già adesso andiamo spesso a letto con fame. Vi prego di farmi sapere se questa minaccia sarà approvata da voi. In questo caso, sarò costretto con grande rammarico a chiudere San Michele e Materita e ad andare via da Capri. Ho già sparato a un cane e do adesso la metà del mio pane a Lupa”. “Credo che fate male di mandarmi via”, conclude Munthe quasi volesse allontanare un brutto pensiero. E sottolinea: “Almeno gli poveri del paese penseranno così”.
La Torre Materita, edificata dai certosini nel 1563, era stata acquistata da Munthe nel 1900. Vi soggiornò a lungo perché, afflitto dai gravi problemi alla vista, trovava conforto nella penombra della costruzione rispetto alla luminosità di Villa San Michele che gli era diventata insopportabile. “San Michele” l’aveva edificata egli stesso con l’aiuto dei suoi domestici dopo avere scoperto, nel 1895, il luogo dove sorgevano le rovine di una cappella medioevale dedicata al santo.
Per i più bisognosi dell’isola, Axel Munthe elargiva grosse somme di denaro a favore delle strutture che li ospitavano. Quando nel 1935 Munthe aprì Villa San Michele al pubblico, volle che il ricavato dei biglietti d’ingresso venisse destinato ai poveri della congrega della Carità. La tassa d’ingresso a quel tempo era di cinque lire. In soli dieci mesi, la casa venne visitata da più di dodicimila persone. Una folla enorme per quegli anni che andavano dal ’37 al ’39. E fu in quegli anni che Munthe siglò con il Comune una convenzione. Fu stabilito che, dopo aver tolto le spese per il personale adibito alla visita dei turisti, il rimanente dell’incasso doveva essere utilizzato esclusivamente per scopi di beneficenza.
Le somme che Munthe destinava ai poveri e ai meno abbienti per quell’epoca erano enormi, come l’ assegno di 300mila lire che inviò al podestà con l’invito a dividere la somma per la costruzione dell’ospizio dei vecchi, per l’ospedale e il rimanente per l’ ultimazione di una sala speciale per i poveri di Anacapri. In alcuni carteggi pubblici c’è ancora traccia di donazioni fatte al Comune di Anacapri. Cifre ragguardevoli ancor prima che venisse aperta al pubblico Villa San Michele. Una casa che suscitò l’interesse del generale Goering, il quale avviò una trattativa con Munthe al fine di acquistarla per una cifra sbalorditiva. Denaro che, se la trattativa fosse andata in porto, Axel Munthe aveva già deciso di devolvere a favore dei poveri di Capri, della Svezia e di una piccola colonia di amici in Lapponia. La richiesta di pane da parte di Axel Munte, che pur disponeva sull’isola di grandi ricchezze, appare quasi incredibile. Come appare incomprensibile il rifiuto, nonostante le assicurazioni che Axel Munthe aveva ricevuto dalle autorità locali. Secondo quanto scrive lui stesso, dopo l’ultima elargizione di diecimila lire a favore dei bisognosi di Capri, ottenne la promessa di ricevere un piccolo aumento giornaliero di pane. Poco più di due chili al giorno per sei persone e il grosso cane da guardia. La promessa non fu mantenuta e Munthe, come aveva annunciato, lasciò per sempre l’isola. E abbandonò Villa San Michele, “un santuario della bellezza” come la definì il medico scrittore. Ancora oggi, molte case isolane usano esporre una mattonella in ceramica all’ingresso come fece per primo Axel Munthe sul cancello della sua dimora. La sua mattonella recava scritto: “La mia casa è aperta al sole, alla luce e agli amici”. In queste poche parole è racchiuso lo stile di vita di uno straniero che aveva deciso di rimanere a Capri per sempre e che invece, vinto dall’ingratitudine, l’abbandonò per non farvi più ritorno. Munthe chiuse i suoi occhi per sempre a Stoccolma nel 1949, in un alba grigia di febbraio, a 92 anni. Prima di morire, confidò di sentirsi quasi esule nella sua patria perché negli occhi e nel cuore aveva solo Capri.

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Un commento su “Per due pagnotte di pane Axel Munthe andò via da Capri

  1. Letizia Lanaro 09/09/2016 at 12:01 - Reply

    Fa paura l’ingratitudine umana davanti a tanta generosità di un animo tanto nobile quanto importante per ciò che ha dato ed ha fatto!
    Davanti ad autorità così aride e spesso grossolane nei confronti dei veri bisogni dei suoi cittadini ,ancora oggi si può dire che nulla è cambiato della loro arroganza…
    Giusto una citazione di Nietcke:
    “per entrare nella casa della gente piccola bisogna inginocchiarsi”…

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