Perché il governo Berlusconi ha tagliato i fondi all’Ancim?

– di Catalina Schezzini *

Le esigenze dei Comuni delle isole minori sono state ignorate nelle due ultime Finanziarie.
La vana attesa del decreto per la distribuzione dei finanziamenti 2002.

Nessuna attenzione per le peculiarità di 36 cittadine che le condizioni meteo-marine spesso escludono dal mondo civile. Maggiore informazione per uscire dal dimenticatoio della politica.

A giudicare dalle imprecisioni che appaiono sui giornali, e in riferimento a un articolo del settimanale “L’Espresso” del settembre scorso che definiva l’Ancim “un ente ancora sulla carta”, ci tocca chiarire una volta per tutte che cos’è l’Associazione nazionale dei Comuni delle isole minori.
L’Ancim parte dalla metà degli anni Ottanta, quando si incontrarono alcuni sindaci isolani. Si resero conto, pur nella diversità delle loro isole e nella singolarità di ognuna di esse, che tutte insieme avevano gli stessi problemi. L’8 giugno 1986, all’Isola del Giglio, fu ufficialmente costituita l’Ancim con atto del notaio Ciampolini. L’Associazione è nata e si basa ancora sulla volontà di metterci in relazione tra noi e avere, tutti insieme, più voce nel rappresentare le esigenze di cittadini sparsi in piccoli Comuni, spesso trascurati dal punto di vita dei servizi e che vivono condizioni particolarissime sotto il profilo della mobilità.
Mobilità non significa per noi prendere un autobus per muoverci all’interno di un territorio, vasto quanto si vuole, ma avere limiti determinati e spesso invalicabili. Quando, nei mesi invernali, le condizioni meteo-marine impediscono la navigazione dei traghetti, l’isolamento diviene completo: niente posta, niente giornali, niente derrate alimentari.
Mobilità significa anche poter raggiungere in tempi brevi un ospedale, in molti casi per avere salva la vita. Significa avere diritto all’istruzione e a tutta una serie di servizi che nelle piccole isole mancano per il limitato numero degli utenti.
L’Ancim, che raccoglie i 36 Comuni isolani d’Italia, ha un suo direttivo e un presidente eletti nel rispetto delle realtà rappresentate e non delle rappresentative politiche. Si regge economicamente sul versamento di una piccola quota da parte di ciascun Comune. Le cariche non prevedono indennità alcuna.
Abbiamo lavorato tutti con l’entusiasmo e la passione di rappresentare le nostre istanze di piccole entità che vogliono essere protagoniste. Questo ci ha portato nel 1999 alla elaborazione di un documento concordato con il ministero delle Attività produttive, cioè il Documento unico programmatico delle isole minori. Tale documento contiene le nostre richieste per lavori pubblici e progetti di animazione e sostegno alle imprese, primi rilevanti passi per superare i nostri deficit strutturali di sempre.
Nella Finanziaria 2000 ci fu assegnato un fondo di 100 miliardi di lire che sono stati assegnati, in cofinanziamento, a progetti pubblici e privati. L’assegnazione riconobbe la nostra diversità e il nostro impegno.
Nello stesso tempo, abbiamo cominciato a “provocare” i parlamentari eletti nelle circoscrizioni con territorio isolano affinché si arrivasse a proporre un disegno di legge che riconoscesse le nostre peculiarità e desse certezze e stabilità al sostegno statale nei nostri confronti. È vero che il turismo degli ultimi anni ha portato un maggiore benessere alle popolazioni isolane, ma siamo lontanissimi da una situazione di pari dignità dei nostri cittadini con quelli che vivono sul continente.
Nella Finanziaria 2002 sono stati riproposti fondi, attribuiti però al ministero dell’Interno che, attraverso un proprio decreto, concertato con la nostra Associazione, doveva provvedere all’assegnazione dei fondi stessi ai Comuni. Siamo ancora in attesa del decreto.
Nelle Finanziarie 2003 e 2004 non c’è più traccia del fondo per le isole minori.
Nel frattempo sono stati presentati alcuni disegni di legge i quali prevedono che nell’elenco dei Comuni delle isole minori entrino a far parte anche i Comuni lagunari e lacuali. Senza nulla togliere ai cittadini di detti Comuni, non crediamo che sia la stessa cosa vivere in un’isola della laguna veneta o ad Alicudi, Capraia o alle Tremiti.
Riteniamo perciò necessario far sentire la nostra voce chiarendo la nostra posizione e i nostro obiettivi. Ci auguriamo che le testate giornalistiche e televisive si occupino di noi non solo nei mesi estivi, quando le isole sono meta di vacanza, ma anche d’inverno quando i nostri anziani hanno problemi di salute, quando i ragazzi, concluse le elementari, sono costretti a lasciare l’isola per andare a scuola, quando per andare a comprare un libro o a vedere un film bisogna programmare un vero e proprio viaggio. Per non parlare delle esigenze ospedaliere che non costano solo disagio e sofferenza, ma impongono giornate intere lontano dalla casa isolana con un esborso finanziaria non riconosciuto.

* Sindaco di Rio nell’Elba e vicepresidente Ancim

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