Piccola Roccia che va per mare

– di Mimmo Carratelli

La straordinaria avventura di Ellen MacArthur, la campagnola del Derbyshire che corre sugli oceani e ha battuto il record che apparteneva agli uomini facendo a vela e in solitario il giro più veloce del mondo, percorrendo 50.560 chilometri. Il francese Francis Yoyon, primatista precedente, l’aveva previsto. Un ciondolo di giada e un medaglione d’argento tra i talismani della minuscola navigatrice: è alta poco più di un metro e mezzo e pesa 62 chili. La sua eccezionale resistenza le ha fruttato il poetico nomignolo. Le donne che vanno a vela, cuori nascosti dalla salsedine e occhi col mistero delle profondità marine.

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200503-16-3mChissà come la prenderà mister Phileas Fogg di Londra, ma quel suo giro del mondo in 80 giorni, con scommessa orgogliosamente vinta, è ormai superato. Marinai spericolati su catamarani mostruosi corrono più veloci, sul mare, del flemmatico inglese e del suo fedele servitore Jean Passepartout che usarono ogni tipo di veicolo. L’ultimo giro del mondo è stato compiuto in 71 giorni, 14 ore, 18 minuti e 33 secondi. Un record. Due mesi e undici giorni sul mare senza interruzione e senza scalo.
La strabiliante realtà dei navigatori solitari ha superato l’immaginazione di Jules Verne, lo scrittore fantascientifico di Nantes che, dopo avere inventato, più di un secolo fa, viaggi al centro della Terra, e dalla Terra alla Luna, e per ventimila leghe sotto i mari, inventò mister Fogg, veloce e avventuroso viaggiatore intorno al mondo, e la sua singolare scommessa.
Una piccola donna inglese di 29 anni, che non raggiunge il metro e sessanta, e pesa 62 chili, un fuscello di donna, abbandonando la campagna britannica, ha manovrato e domato timoni, verricelli, fiocchi e scotte sugli oceani del mondo, ha doppiato i promontori delle leggende terribili, Capo di Buona Speranza e Capo Horn, è passata e ripassata per l’Equatore, ha scansato iceberg, superato tempeste e lottato contro improvvise bonacce avverse, ed è diventata la più veloce di tutti nel compiere il periplo della Terra. Partendo dalla punta sud-occidentale dell’Inghilterra, e navigando verso est, ha percorso 50.560 chilometri di mare rientrando al punto di partenza dopo 72 giorni.
Questo diavolo di donna in formato ridotto si chiama Ellen MacArthur, sfuggita a una scuola di ballo, ai trattori e alle mucche della fattoria nel Derbyshire, lontano dal mare e ricco solo di miniere di carbone, dove viveva, per andare in barca, innamorata persa del mare e delle vele dal giorno in cui lesse l’impresa di sir Francis Chichester, navigatore inglese senza uguali che, per primo, circumnavigò a vela e in solitudine la Terra dopo essere guarito da un cancro al polmone. Un uomo imperturbabile.
Miss MacArthur è, quel che si dice, una donna imprendibile. Se non sei il vento, non puoi essere suo amico. Se non sei un’onda, non puoi essere sua amica. Lei ha solo questi amici, il vento e le onde. La cosa mostruosa di miss MacArthur è che, minuscola e giovane com’è, compie le sue traversate a bordo di un gigante di carbonio che pesa otto tonnellate e innalza 350 metri quadrati di vela. Un catamarano. Cioè due scafi paralleli supertecnologici lunghi 22 metri, tenuti insieme da barre, con un albero che è un grattacielo del mare, alto più di 30 metri, le vele grandi come palazzi, e, unica protezione, una resistente rete fra gli assi per non cadere in mare durante le manovre.
Con questa macchina che, a chiamarla la Ferrari dei mari, viene da ridere perché è grande una cinquantina di Ferrari messe insieme, sopra e sotto, miss MacArthur se ne va sugli oceani da sola e con poche ed essenziali compagnie: un ciondolo di giada a forma di chiave comprato un giorno dai Maori in Nuova Zelanda, un medaglione d’argento regalatole dalla mamma, un libro di poesie di Emily Brontee, un pupazzetto che chiama Slinky, una riserva di cibo liofilizzato e il bagaglio invisibile del suo immenso coraggio.
Se gli ottanta giorni di mister Fogg sono stati polverizzati (accidenti, ma Jules Verne aveva calcolato con mirabolante approssimazione il tempo occorrente a fare un giro veloce attorno alla Terra), sono andati in pezzi tutti i record di velocità sul mare, soprattutto quelli dei francesi Michel Desjoyeaux e Francis Yoyon. Quest’ultimo, un simpaticone con pochi capelli e una fronte tonda e larga, faceva l’entomologo, insomma un appassionato di insetti, prima di farsi attrarre dalla vertigine degli oceani.
Quando, un anno fa, Yoyon tornò nella bellissima baia di Brest, nella Francia nord-occidentale, dopo avere circumnavigato il globo in 72 giorni, 22 ore, 54 minuti e 22 secondi, un record, messo piede a terra sibilò per niente entusiasta: “Penso che altri potranno fare meglio”. Miss MacArthur l’ha servito subito facendo il giro del mondo più velocemente, in pratica un giorno, otto ore, 35 minuti e 49 secondi in meno. Una piccola donna, e per giunta inglese, contro un grande uomo, e per giunta francese. Il massimo. Non ci sono più Horatio Nelson e la flotta napoleonica a dividere le marinerie di Inghilterra e Francia. C’è miss Ellen MacArthur che ha battuto monsier Francis Yoyon senza fare disastri come ne avvennero ad Abukir.
Ellen MacArthur non è proprio una bellezza. Si direbbe che è un passerotto con le guance di campagna sempre rosse, i capelli corti, quasi rasati, il volto tondo e paffuto, rotondetta lei stessa, e un naso piccolo e squadrato, quasi da pugile dei pesi mosca. Viene chiamata “Piccola Roccia” perché la sua resistenza ha sfidato e vinto i venti di 40 nodi, il rumore assordante delle onde alte dieci metri, un uragano chiamato Irene, un container semisommerso che stava per speronarle la barca, una caduta intrappolandosi una gamba fra albero e vela, l’avaria dei binari di un verricello, la solitudine fino a farle urlare un discorso rivolto a se stessa sul deserto d’acqua e il freddo assassino dei passaggi sopra il Polo sud. Prove pratiche di sopravvivenza imparando a dormire per non più di venti minuti di seguito.
Lei dice semplicemente: “Sono una ragazza che naviga in un universo di uomini”. Gli uomini li ha battuti, tutti, tanto da far dire a Roland Jourdain, famoso marinaio francese: “C’è una star davanti a tutti, Ellen, dietro di lei solo attori”. Miss MacArthur avrebbe voluto fare la veterinaria se non si fosse perdutamente invaghita del mare. La passione nacque quando andò a passare le vacanze da una zia a Plymouth, la culla della marineria inglese sulla costa orientale britannica. Tornò a casa con una barchetta di un paio di metri. La chiamò “Kestrel” e la mise in giardino. Aveva quindici anni. Dice che con le barche ci parla e che, quando va per mare, ha solo nostalgia del suo cane Mac e delle canzoni di Tom Jones. Ha cominciato a vincere regate a 22 anni e si annunciò al mondo intero trionfando nella traversata in solitario dalla Francia alla Guadalupa. Quando scese a terra, mangiò un zuppa di legumi antillani, merluzzo grigliato e si scolò una bottiglia di rhum. Molte donne hanno navigato i mari, ulissidi senza mettere mai una gonna, con pantalonacci d’avventura. Per esempio la francese Florence Arthaud che doveva diventare chirurgo, ma un giorno scrisse un biglietto, “Ho bisogno di libertà”, e se ne andò sugli oceani, “bella come il mare” scrissero di lei, e domò l’Atlantico. Come la parigina Isabelle Autissier, con casa a La Rochelle, occhi verdi e capelli ricci, prima donna a fare il giro del mondo a vela in solitario, che rimase ventidue ore chiusa nella sua barca rovesciatasi nell’Oceano Indiano e venne salvata dal nostro Giovanni Soldini, e un’altra volta una balena le fracassò due timoni. Come Lisa Clayton, la contabile inglese che fece 48mila chilometri in mare in 286 giorni fra mille peripezie. Come Karine Fauconnier di La Rochelle, una autentica bellezza sugli oceani, superstiziosa, che non portava mai nulla di colore verde in barca e, navigando, non pronunciava mai la parola coniglio, deleteria per mare. Come Dawn Riley, la ragazzona di Detroit con gli occhi blu, i capelli lunghi e le unghie laccate di verde, prima donna skipper in Coppa America.
Ne abbiamo conosciuta qualcuna di queste. Avevano la salsedine sul cuore e negli occhi il mistero delle profondità marine. Ellen MacArthur, Piccola Roccia che va per mare, non l’abbiamo ancora incontrata.

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