Positano al tempo di John Steinbeck

– di John Steinbeck

Il marchese Paolo Sersale, comunista, sindaco in un centro monarchico, concedeva udienze al bar e sulla spiaggia. Lo stregone e il calzolaio che accusava Ferragamo di rubargli le idee. Le regole della pesca con le barche di Praiano.
I tubi del generale Mark Clark che portarono l’acqua in paese.
La farina di Tiberio. Un luogo ideale per scrittori e artisti, ma soprattutto un posto dove abbondano i tipi originali.
I positanesi della Columbus Avenue a New York.

200606-11-1mQuesto brano è una sintesi tratta dall’articolo che lo scrittore John Steinbeck scrisse nel maggio del 1953 per il giornale “Harper’s Bazaar”.

Positano colpisce profondamente. È un posto di sogno che non vi sembra vero finché ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato. Le sue case si arrampicano su un pendio talmente ripido da sembrare una scogliera, se non fosse per le scale che vi sono state tagliate. L’acqua della piccola baia ricurva, di un blu e verde incredibili, lambisce dolcemente una spiaggia di piccoli ciottoli.
Il proprietario dell’Hotel Sirenuse è un nobile italiano, il marchese Sersale, che è anche il sindaco di Positano: un bell’uono sulla cinquantina, che veste come un pescatore e ha un monte di daffare come sindaco. È un archeologo, un filosofo e un amministratore. Ha una sola guardia per mantenere l’ordine, e questa non ha molto da fare. “Qui sono più o meno tutti parenti – dice il sindaco – e se succede qualcosa non è molto diverso da una lite in famiglia,e, ch’io sappia, non giova a niente mettere bocca nelle discussioni familiari”.
Il sindaco è sempre su e giù per Positano. Porta vecchi calzoni, camicia di fuori e sandali. Dà udienza ovunque, dove si trova: su uno scoglio a picco sul mare, appoggiato al bancone di un bar, raggomitolato sulla spiaggia o mentre nuota. Poche sono le cose che sbriga in Comune.
Positano elegge un consiglio comunale di quindici membri, e il consiglio elegge il sindaco fra i membri stessi. La gente di Positano è tutta monarchica; se questo è vero per gran parte dell’Italia del sud, lo è ancora di più per Postano. Pescatori e calcolai, falegnami e carrettieri vogliono un re, e in special modo un re di Casa Savoia.
Così stavano le cose quando fu eletto il sindaco attuale. Il marchese Paolo Sersale fu eletto perché era comunista, l’unico del posto: proprio per questa sua particolarità, fra tutti gli elettori monarchici. Il marchese Sersale non dice perché diventò comunista; dice solo che lasciò il partito nel 1947, non in collera ma per una specie di disgusto. Fu un po’ una delusione, per la cittadinanza, che il marchese avesse perso la sua particolarità, ma malgrado questo continuarono ad eleggerlo.
La storia di Positano è lunga, ricca, e anche un poco strana; ma una cosa è certa: che dura da un sacco di tempo. Quando l’imperatore Tiberio si trasferì a Capri perché a Roma era odiato, non si fidava di nessuno. Aveva paura che tutti cercassero di avvelenarlo, e forse aveva ragione. Non voleva pane fatto con la farina del posto; la sua triremi si spingeva lungo la costa di Positano e gli portava la farina da un mulino che è ancora in piedi, sul fianco della collina. Il mulino naturalmente è stato aggiornato, ma ancora macina farina per la gente di Positano.
Questo piccolo centro ha avuto un notevole passato. Come parte della Repubblica di Amalfi nel nono, decimo e undicesimo secolo, contribuì alla prima raccolta scritta di leggi marittime che si conoscano, nelle quali furono sanciti i diritti dei naviganti. Nel decimo secolo fu uno dei centri commerciali più importanti del mondo, in gara con Venezia. Non avendo porto, le sue navi erano tirate a riva a mano, dalla popolazione.
Nel sedicesimo e diciassettesimo secolo Positano si arricchì enormemente. Le sue navi arrivarono ovunque, trafficarono col vicino e Medio Oriente, portarono spezie e sete, e i legni preziosi tanto ricercati in Occidente. Fu allora che si costruirono le magnifiche case barocche, che ancora si ergono contro il monte, decorate con quanto di meglio si era trovato nel mondo.
Finché, circa un secolo fa, una dramma si abbattè su Positano: i vapori cominciarono ad affrontare l’Oceano. Positano non poteva mettersi in gara, e a poco per volta cominciò a impoverirsi e a spengersi. A quel tempo contava circa ottomila abitanti. Nel decennio fra il 1860 e il 1870, circa seimila positanesi emigrarono in America. Il gruppo degli emigrati si diresse a New York e la maggior parte si stabilì nella Columbus Avenue. Ne fecero una piccola Positano, vi celebrarono le stesse feste, continuarono a parlare e a vivere come a casa. Ci sono a New York più di cinquemila persone che sono nate a Positano. Oltre a questi, ci sono molte migliaia di discendenti, tutti strettamente legati alla città italiana.
A Positano non ci sono industrie. La notte le barche da pesca prendono il largo con grandi luci a prua; pescano tutta la notte acciughe e seppie, e le loro luci punteggiano il mare fino all’estremo limite dell’orizzonte. Ma nella pesca Positano ha un rivale: il paese di Praiano, poche miglia di costa più giù. La rivalità è stata così forte in passato che si è dovuto stabilire una specie di codice di pesca. Quando un banco di pesce è in vista, le lampare si precipitano in quella direzione. La prima barca che lo raggiunge mette in mare la rete e comincia a girarvi attorno. Nel frattempo altre barche dell’altro paese muovono verso il banco. Se la prima barca termina il suo giro prima che arrivino le altre, ha diritto al banco. Altrimenti i due paesi si dividono la pesca.
Sarebbe difficile parlare di un’industria dei forestieri perché ce ne sono troppo pochi. Tuttavia sono i turisti che permettono qualche piccolo lusso alla popolazione.
Bastarono pochi giorni per accorgersi che una delle cose di cui abbonda di più Positano sono i tipi originali. Può darsi che non siano commerciabili, ma è certo che Positano ne ha più di ogni altro paese.
Il postino che si arrampica sulle scale ogni giorno porta il prescritto berretto, e pantaloni di velluto a coste con bretelle, ma tiene la camicia di fuori se è caldo. Un altro trova ideali i pantaloni del pigiama, una maglietta leggera e un cappello di paglia; porta i sandali, esattamente come un uomo elegante porta i guanti che non vuole infilare.
In un bar o sulla spiaggia potete incontrare un uomo incredibilmente vecchio, che ha gli occhi brillanti di un gufo o di un serpente innocuo. E’ uno stregone, che ha imparato il suo mestiere da un altro stregone. Cura i malati di tutto il paese. Il suo potere è tutto nelle sue mani, piccole, bianche, fragili. Quando un paziente sta male, le mani sfiorano lentamente la parte, mentre gli occhi del mago, che sembra ascoltare qualcosa, si perdono nel vuoto. Le dita trovano la parte dolorante e quindi leggermente le girano intorno; sentono, ascoltano, carezzano e massaggiano, ma molto molto dolcemente. E il paziente dice che il male sparisce.
Sulla spiaggia c’è un famoso calzolaio. Fa sandali e scarpe, ma questo è solo una parte della sua attività. Egli è fermamente convinto che Ferragamo, il grande disegnatore di scarpe, ruba le sue idee e naturalmente ne è seccato, ma alla fine comprende meglio il suo vero ruolo: egli è l’amico e il confidente di grandi uomini.
Quando Grandi venne a Positano a riposarsi, si fermò e parlò qualche volta col calzolaio. Quando se ne andò, il calzolaio si rifiutò per alcuni giorni di parlare ai comuni mortali. Batteva e pensava, cuciva e pensava, e finì per dire una volta: “Non credo sia bene che discuta con gente qualunque dopo che sono stato ammesso ai segreti del governo e della diplomazia”. Cominciò a parlare come Grandi, alta indietro la testa, e il mento in fuori come lui.
Dopo la guerra il generale Mark Clarke passò da Positano e anche lui si fermò col calzolaio. E di nuovo il calzolaio non parlò per diversi giorni, ma fu notato che questa volta stava con le spalle in avanti e la testa china a studiare la terra la posizione abituale del generale Clark.
Mark Clark ha lasciato il segno, a Positano. Il paese ha sempre avuto un impianto di acqua quanto mai capriccioso e insicuro. C’è acqua in abbondanza sulla montagna, ma i mezzi per portarla agli orti e nelle cucine erano primitivi e praticamente inesistenti. Mark Clark dette al paese qualche migliaio di metri di pezzi di tubo rimasti dalla campagna d’Italia, i positanesi li installarono, e ora l’acqua corre senza difficoltà negli orti, nelle cucine e nelle fontane pubbliche del paese; così, varie volte al giorno ogni positanese rivolge il pensiero al generale Mark Clark.
Una quantità di scrittori sono andati a Positano a lavorare. Alcuni americani, altri britannici. Non c’è niente in paese che possa disturbare i vostri pensieri, purché abbiate un pensiero.

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