Il Premio Lauzi

IL PREMIO ANACAPRI BRUNO LAUZI NEL RICORDO DI ROBERTO GIANANI

di Marino Bartoletti

Marino Bartoletti, che condurrà anche la settima edizione della manifestazione per cantautori emergenti, racconta il suo primo incontro col fondatore del Premio. “Ebbi la sensazione di parlare con un poeta”. L’accostamento con un altro uomo sensibile e generoso, Roberto Vecchioni.

Quando Roberto Gianani mi chiamò per la prima volta ebbi subito la sensazione di parlare con un poeta. Non c’erano filtri nella sue parole: non c’erano né orpelli, né aggettivi inutili. C’era la forza, rara, di una seduzione dolcissima, che la sua voce rendeva irresistibile. E ancora non lo avevo visto … E ancora non lo avevo conosciuto di persona … Quando ci incontrammo gli bastò fissarmi negli occhi per scannerizzarmi l’anima, in pochi secondi.
Io e lui riuscivamo a parlarci sia con le parole che con i silenzi. E coi silenzi, forse, ci dicevamo ancor più cose. “Ma che ne sa questo di me?” mi chiedevo all’inizio non avendo ancora capito la forza del suo amore e la potenza ineguagliabile della sua amicizia. Non ci mise nulla a disarmare la mia quasi spaventata diffidenza: gli bastarono la sua signorilità, la sua discrezione, la sua generosità! La sua trasparenza!
Solo lui, solo uno come lui, poteva pensare di dedicare un premio alla memoria di Bruno Lauzi: un altro poeta buono, ironico e silenzioso. E proprio per questo troppo presto dimenticato dalla fretta, dall’ingratitudine e dall’opportunismo degli uomini.
201407-13mMi manca, Roberto. Eppure è così vivo in me e in tutte le persone che hanno goduto del privilegio irripetibile – comunque fosse declinato – dei suoi sentimenti. Conservo (e la conservo nel senso che nessuno potrà mai leggerla) la sua ultima mail. Per la prima volta mi “chiedeva” una cosa. E io gli promisi che, fino a quando non ci fossimo reincontrati, non avrei mai mancato quella promessa.
Quando, quest’anno, assieme a Cristiana abbiamo guardato la montagna altissima del primo “Lauzi” da organizzare senza di lui, non abbiamo avuto né dubbi, né tentennamenti: guai a deluderlo, guai ad abbassare, per incapacità o per timidezza, la cima di quella montagna!
E così è uscito il desiderio più alto e più audace: cercare (e trovare!) un poeta come lui. Assaporando la gioia di quello che sarebbe potuto essere il loro incontro! Sarà la forza del nome, Roberto, ma credo che si sarebbero capiti al volo. E amati! Avrebbero – hanno! – più o meno la stessa età. E soprattutto portano gli stessi jeans!
Roberto Vecchioni è il più grande poeta italiano contemporaneo. Sono disposto a diventare persino aggressivo con chi volesse contraddirmi. Ha cantato l’amore e la disperazione, la vita e la morte, la saggezza e la follia, la gioia e il dolore sempre con la stessa potenza: mai sbagliando una parola, spesso – come nel caso di chi ha voluto questo Premio, che ora è suo di diritto – facendoci chiedere. “Ma che ne sa di me, della mia vita? Come può aver messo a fuoco in maniera così perfetta quello che io ho vissuto?”
“Dolce amico, fragile compagno mio\ che hai tentato sotto le tue dita di fermarla, la vita: come una donna amata alla follia, la vita andava via: e più la rincorrevi e più la dipingevi a colpi rossi e gialli come dire “aspetta!”\fino a che i colori non bastaron più… e avrei voluto dirti questo mondo non meritava un uomo bello come te!”
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Chissà in quale vita Roberto Vecchioni aveva conosciuto Roberto Gianani: chissà in quale vita aveva capito che la gioia del suo pensiero diventava colorata come quella di Vincent Van Gogh.
E’ bello mettere a confronto la poesia di questi due così generosi sognatori. “… le nostre sedie così vuote, così “persone”, così abbandonate e il tuo tabacco sparso qua e là\ Guarderò le stelle, la tua, la mia metà del mondo che sono le due scelte in fondo: o andare via o rimanere via”.
Per ora Roberto Gianani se n’è andato. Ma guai a pensare che non stia sorridendo.

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