Pronti a diventare Mascalzoni Latini

– di Mimmo Carratelli

I guaglioni di “Mascalzone latino” stanno bene e lavorano duro all’Elba con le due barche d’allenamento, le famose “Stars & Stripes” di Dennis Conner comprate per una diecina di milioni di dollari. Valencia è lontana due anni: la Luis Vuitton Cup comincerà ad aprile del 2007, la Coppa America nel giugno successivo. I mascalzoni latini lavorano sulle barche e il progettista Harry Dunning, l’ideatore delle ultime generazioni di “Stars & Stripes”, sta disegnando il siluro a vela per Valencia. “Una sfida tutta italiana con un cuore napoletano” ha proclamato Vincenzo Onorato, 47 anni, l’armatore velista, l’audace sfidante del 2002 ad Auckland. Tutto italiano l’equipaggio con l’arrivo a sorpresa del navigatore neozelandese Hamish Pepper. Cuore napoletano il cuore di Vincenzo Onorato, napoletanissimo ed elbano d’adozione per motivi di lavoro.
“Mascalzone latino”, la barca simpatia, fu l’allegria della Coppa America di tre anni fa.
Il suo “addio” anticipato alle regate neozelandesi raccolse delicate lacrime di rammarico e saluti di nostalgia. Giovane era l’equipaggio e debuttante nella sfida suprema. Fece i suoi errori, ma una jella nera lo tolse di mezzo: la gara già vinta con gli inglesi e annullata in vista del traguardo per mancanza di vento, la rottura del timone contro “Stars & Stripes”, la regata dominata contro “Luna rossa” e poi buttata al vento e lo spareggio con i francesi finito su un lato che si rivelò sbagliato.
Dice Vincenzo Onorato: “Eravamo una banda musicale iscritta a un concorso di orchestre sinfoniche, ma stavolta saremo anche noi un’orchestra”. Sulla grande vela di “Mascalzone latino” comparirà il nome di un prestigioso sponsor, Capitalia, con un investimento di 40 milioni di euro, e la barca avrà ancora il guidone del Circolo Savoia di Napoli. Flavio Favini il timoniere, Vasco Vascotto il tattico. Il budget dell’impresa è di 70 milioni di euro, un terzo di “Alinghi”, la barca regina.
Vincenzo Onorato, l’armatore e l’anima di “Mascalzone latino”, una delle tre barche italiane che regateranno a Valencia, capo di un impero marittimo di più di cinquanta navi, i traghetti con l’inconfondibile e stilizzata balena blu sulle fiancate delle notissime “Moby Lines” che trasportano nel Mediterraneo tre milioni di passeggeri e 800mila auto l’anno, e 35 rimorchiatori, si innamorò del mare e dei venti da bambino ascoltando i racconti del bisnonno e guardando il golfo di Napoli dai balconi della casa vomerese alla Santarella.
Il bisnonno, alla fine dell’Ot-tocento, aveva una compagnia di velieri e quello fu l’inizio di una dinastia marinara di cui Vincenzo Onorato rappresenta la quarta generazione. Ha una bella faccia, forte e liscia, la fronte come una immensa rada per la “ritirata” dei capelli neri all’indietro con suggestive striature bianche, gli occhi chiari sul volto eternamente abbronzato, un naso elegante che è la sua prua di uomo vincente, barba e baffi scuri da uomo orientale.
Un Gengis Khan degli oceani. Il mare, fonte della sua ricchezza per le cinquanta navi che lo solcano, l’ha domato da velista due volte campione del mondo sulle sue barche sportive che hanno vinto ovunque, dal Tigullio all’Isola di Wight, da Newport a Long Island, a Miami. Ora “Mascalzone latino”, col rosso scafo di sfida, si affaccia per la seconda volta in Coppa America per suonare la musica giusta senza steccare più.
E così, fra due anni, tutti avremo il cuore a Valencia e gli occhi fissi sui teleschermi delle “dirette” dalla Spagna per incoraggiare la Cenerentola delle vele a diventare la bella Principessa.
“Andiamo per vincere” è la parola d’ordine di Vincenzo Onorato contro tutte le prudenze e i pessimismi degli esperti che ritengono “Mascalzone latino” inferiore a “Luna rossa”, all’americana “Oracle” e ad “Emirates New Zealand”, i tre maggiori sfidanti di “Alinghi”, detentrice della Coppa America, e sarà tutto da dimostrare che sarà in grado di battere il resto della concorrenza, la barca sudafricana “Shosholoza”, i francesi di “K-Challenge”, gli svedesi di “Victory”, gli spagnoli di “Desafio” e l’altro scafo italiano, “+39 Challenge”.
Lo scafo è fondamentale, dicono gli esperti, ma un equipaggio molto unito può fare miracoli. Non c’è un team più unito di quello di “Mascalzone latino”, il più unito e motivato di tutti. Dalla terrazza del Circolo Savoia il gigantesco presidente Pippo Dalla Vecchia ha promesso di soffiare sino a Valencia per spingere la barca italiana col cuore napoletano. D’altra parte fu Pippo, sette anni fa, a stuzzicare Onorato: “Viciè, ma perché non fai la Coppa America che sarebbe una cosa bellissima per te e per Napoli?”.

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