Pulcinella balla a Venezia

– di Franca Coin, Presidente di Venice Foundation

L’originale comparsa in Laguna della maschera napoletana con le ballate di Lino Cannavacciuolo e le opere di Lello Esposito dopo la scoperta degli affreschi di Giandomenico Tiepolo dedicati a Pulcinella. L’incontro fra l’estro veneziano e la creatività napoletana. Il concerto del 20 novembre a Ca’ Rezzonico ha riproposto l’attenzione sulla nuova musica napoletana.

La scusa è Tiepolo, la realtà è il mio amore per Napoli. Niente di meglio che continuare con la metafora dei Pulcinella e stabilire un “contatto” ideale tra l’attualissima realtà che oggi Napoli esprime con i suoi artisti e gli affreschi di Giandomenico Tiepolo, restaurati tra il 1998 e il 2000 da Venice Foundation e oggi custoditi a Ca’ Rezzonico Museo del Settecento Veneziano, mitico palazzo sul Canal Grande di Baldassarre Longhena e Giorgio Massari.
Che cos’hanno in comune Pulcinella, la maschera napoletana, e la città di Venezia? Probabilmente niente. Venezia ha già un repertorio di maschere molto ricco e colorito e Pulcinella incarna inequivocabilmente la più genuina napoletanità. Eppure Giandomenico Tiepolo, il pittore veneziano del XVIII secolo, scelse proprio Pulcinella come soggetto degli affreschi che realizzò per se stesso nella villa di famiglia di Zianigo, nella campagna veneziana.
C’è da dire che Venezia, più di ogni altra città, amava mascherarsi come se gli uomini abbiano sempre dovuto indossare una maschera identica, anonima e incolore, per liberarsi dall’altra maschera, quella del ruolo che recitano ogni momento nella società. In questo senso, probabilmente, Tiepolo si sentiva un po’ Pulcinella e così osserva, nota e dipinge con sarcasmo e disincanto il simbolo di un’umanità vitale che non ha geografie e subisce la Storia che, nonostante la differenza del dialetto, del clima, della cucina e delle musiche, è la stessa, a Venezia come a Napoli.
Due curiosità sono state l’anima conduttrice di tutto il “Progetto ConTatto”: sapere perché allora a Venezia si aggirasse una maschera così napoletana e perché ancora oggi la musica che rappresenta l’Italia nel mondo è quasi sempre napoletana.
Ho avuto la fortuna di incontrare la musica del maestro Lino Cannavacciuolo, eclettico violinista-compositore napoletano, e la Venice Foundation ha immediatamente colto l’occasione per commissionargli un concerto ispirato alle figure così vive e senza tempo dei Pulcinella di Giandomenico Tiepolo.
Dall’emozione del primo impatto di Lino con Venezia sono scaturite struggenti musiche mediterranee di un Pulcinella in altalena, di un Pulcinella innamorato, di un Pulcinella che parte con la speranza sempre di ritornare.
Lino ha eseguito il “nostro concerto” il 20 novembre 2004 a Ca’ Rezzonico in prima mondiale e Venezia lo ha applaudito in occasione della riunione annuale dei soci della Venice Foundation e soprattutto per celebrare la festa tutta veneziana della Madonna della Salute.
Ci sono molte ragioni, dunque, per considerare sorprendente il “Progetto ConTatto”, mentre il cd del concerto veneziano di Lino Cannavacciuolo porta l’emblematico titolo di “Ca’ Nà”. Viviamo in un momento in cui la grande tradizione musicale napoletana viene continuamente riproposta, ma quanto si conosce e quanto si promuove della nuova musica napoletana?
Lino Cannavacciuolo ha uno spirito e un aspetto malinconici. Ma è una malinconia simpatica che induce al rispetto per la sua schiva riservatezza. La sua musica ha un piede nel Mediterraneo e l’altro nella tradizione classica del violino, ma protende la testa nel beato universo dell’Arte.
Parte integrante del Progetto è la mostra alla Galleria internazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro delle opere del giovane artista napoletano Lello Esposito che da sempre si ispira al personaggio di Pulcinella.
Tutto ha inizio al Teatro San Carlo a Napoli quando due occhi profondi, pungenti e vivacissimi, un guizzo da scugnizzo napoletano su corpo atletico mediterraneo, mi colpiscono direttamente al cuore: è Lello Esposito che mi parla di Pulcinella mentre sta per andare in scena l’omaggio ad Edoardo di Filippo con Luca suo figlio. Vado il giorno dopo al suo atelier a Palazzo Sansevero e il guizzo di quegli occhi si trasmette subito su ciascuna delle opere che scaturiscono da questo sorprendente luogo.
Avevo abbandonato l’arte contemporana e ora mi aggiro di nuovo con ansia, agitazione, curiosità, emozione tra sculture, quadri, composizioni contemporanee di impatto immediato.
Mi dimentico perfino dei miei adorati Pulcinella di Giandomenico Tiepolo a Ca’ Rezzonico. I “Pulcinelli” di Lello Esposito sono davanti a me drammatici e ironici, appassionati e tristi, dimessi e straordinariamente forti, una visione della natura dell’uomo così nuda e nascosta nello stesso tempo: mi sembra di essere da uno psicoanalista perverso. Lello riesce a manipolare e dare forma ai sospiri, a spogliare e attraversare l’intimo, a mantenere la maschera e a mettere in rilievo la fisionomia più enigmatica.
I “Pulcinelli” di Lello Esposito non hanno mestiere, non sono dottori come Balanzone, non sono mercanti come Pantalone, non sono servitori come Arlecchino, sono esseri vivi, uomini con le emozioni, le debolezze e i valori di sempre.

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