Quando Henryk Sienkiewicz scoprì Conca dei Marini

– di Vittorio Paliotti

Case protese sul mare lungo il pendio di un monte, strapiombi maestosi, una spiaggia dorata.
Il sentiero delle cinque essenze.
La Grotta dello Smeraldo.
Settecento abitanti, tremila d’estate.
I suoi pescatori furono formidabili nocchieri sulle navi della Repubblica amalfitana.
L’avventura di Marcantonio Polillo.

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200707-11-3mIl più celebre narratore polacco, quell’Henryk Sienkiewicz che nel 1905 conquistò il premio Nobel quale autore, soprattutto, di “Quo Vadis?”, romanzo ambientato nella Roma di Nerone, ebbe a scrivere in un suo articolo: “Altro che Conca dei Marini! Farebbe bene a chiamarsi Conca del Cielo”. Nella sua qualità di romanziere più acclamato negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento, Henryk Sienkiewicz ebbe modo di girare tutta l’Europa e fu più volte a Napoli. La sua presenza a Napoli (ove risiedeva il giornalista Federico Verdinois, primo traduttore in lingua italiana nel 1899 del “Quo Vadis?”) è peraltro ricordato da una targa marmorea che tuttora fa bella mostra di sé sulla facciata di un grande albergo di via Partenope.
Da lì, appunto, Sienkiewicz si spostava per quotidiane gite nelle cosiddette “perle” sulla superficie del mare. Beh, la località che maggiormente lo colpì fu Conca dei Marini.
Non un luogo immortalato da canzoni o dalla presenza di hotel di grande prestigio, ma un paesino abitato allora essenzialmente da pescatori. Per raggiungere il quale, oltre a tutto bisognava affrontare un viaggio in carrozza nient’affatto comodo.
Perla non chiassosa della Costiera amalfitana, Conca dei Marini è un insieme di case sparse appoggiate sul pendio di un monte proteso verso il mare; questo monte, a mano a mano che digrada e che, appunto, raggiunge la superficie del mare, si suddivide in due vere e proprie braccia e forma una specie di conca. Di qui il nome, oltre che il fiorire di un paesaggio di rara bellezza. A fissarne le caratteristiche contribuisce anche l’esiguità del territorio: pur con i suoi strapiombi maestosi, con i suoi tornanti panoramici, con la sua spiaggia dorata, Conca dei Marini è racchiusa tra Praiano e Vettica, è dunque proprio un paesino. Settecento abitanti, tanto per dare subito un’idea della sua dimensione geografica. Vanno però messe nel bilancio la sagoma di Capri, la linea della Punta della Campanella, il fiordo di Furore. Cioè tutto ciò che da qui è possibile vedere, e che assomiglia molto all’infinito.
Un infinito che si può respirare anche nel “sentiero delle cinque essenze”: aromi di vite, limone, olivo, carrubo e melograno; vale a dire in quel centro storico che proprio così è denominato e che si trova a 170 metri si altitudine.
Oggi, Conca dei Marini vive soprattutto di turismo tanto è vero che d’estate gli abitanti diventano tremila e, come per miracolo, si animano dunque quelle splendide ville a mare che d’inverno appaiono abbandonate.
Ma nel passato Conca dei Marini ha basato l’intera sua economia sul mare. Intanto c’è da chiarire una cosa: proprio qui, a Conca dei Marini, la Repubblica Amalfitana riusciva a reclutare i suoi più abili nocchieri.
Non c’è dubbio: i più avventurosi e arditi marinai di quella repubblicano erano ex pescatori di Conca dei Marini. E anche quando la repubblica fu tramontata, non si dissolse affatto la tradizione marinara a Conca.
Marinai originari di Conca si fecero onore comandando navi di tutte le nazioni del mondo. Ma di quali di essi si ricorda la gente? Soprattutto di un Marcantonio Polillo il quale, nel 1740, fatto prigioniero dai pirati del mar Egeo, fu venduto come schiavo a Costantinopoli e qui trattenuto per dodici anni. Ritornato a Conca, venne raggiunto da un messo di Carlo di Borbone re di Napoli: al sovrano era stata fatto dono, dal sultano di Costantinopoli, di un magnifico elefante e occorreva qualcuno che andasse a prelevarlo. Qualcuno però in grado di capire e farsi capire dai turchi e che dunque conoscesse la loro lingua, e Marcantonio Polillo era l’unico suddito di re Carlo che riuscisse a cavarsela con quell’idioma.
Ecco dimostrato che a quell’epoca bastava parlare le lingue estere non solo per fare carriera, ma anche per passare alla storia.
Nell’albo d’oro di Conca dei Marini, accanto al nome di Marcantonio Polillo figura, con un balzo di oltre due secoli, quello di Jacqueline Kennedy.
Nell’agosto del 1962, infatti, Jacqueline, allora moglie del presidente degli Stati Uniti, veniva proprio qui, insieme con la sorella e una figlioletta, Carolina, a prendere i bagni di mare spostandosi in macchina dalla vicina Ravello dove aveva affittato una villa. A Conca dei Marini la gente la vedeva, con addosso un costume verde ad un solo pezzo, raggiungere la riva e tuffarsi.
Quando ciò accadde la prima volta, subito un motoscafo carico di fotografi mosse verso di lei. Fu a questo punto che due imbarcazioni della polizia italiana entrarono in azione. Gridò, in un megafono, un poliziotto italiano: “Ehi, fotografi, se tenterete ancora una volta di avvicinarvi, vi speroneremo”. Vigeva ancora l’autoritarismo, allora; ma Jacqueline, ex fotoreporter di grandi riviste americane, fu più accomodante degli agenti: madò i suoi due gorilla a parlamentare con i fotografi e comunicò che, per la durata di dieci minuti, sarebbe stata a loro disposizione. E si mise in posa; lì, nelle acque di Conca dei Marini.
Il mare, il cielo; e poi? E poi la Grotta dello Smeraldo. Vi si accede in barca e subito si è immersi nel verde. Verde l’acqua, verdi le pareti. Dal fondo, inoltre, sorgono strutture stalagmitiche: andarono formandosi quando la grotta era all’asciutto e furono ricoperte dal mare quando, per effetto bradisismico, il suolo si abbassò.
La Grotta dello Smeraldo; e poi? E poi la Torre del Silenzio, vecchia costruzione saracena irta su un promontorio.
Grotta dello Smeraldo e Torre del Silenzio costituiscono i due valori aggiunti alla già conclamata bellezza di Conca dei Marini.
A proposito della Torre del Silenzio circola, peraltro, una divertente storia.
Tempo fa, dunque, gli abitanti di Conca dei Marini si accorsero che, per ore ed ore, due anziane turiste americane se ne stavano inginocchiate dinnanzi alla Torre del Silenzio.
“Che fate in quella posizione?”.
“Stiamo pregando Iddio di farci morire qua, per essere sepolte nella Torre. Questo è il posto più bello del mondo”.
Furono convinte a desistere da quel tipo di preghiera. Tornano ogni anno a Conca dei Marini. Ma per divertirsi.

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