Quando Lillino passeggiava in Piazzetta con Ungaretti

– di Giuseppe Aprea

Amico e anfitrione di personaggi famosi:
Totò, Margareth, Alì Khan e Rita Hayworth, Faruk, Liz Taylor, Alida Valli, Jacqueline Kennedy.
Le serate con Eduardo De Filippo e Renato Rascel.
Lo Scià, Soraya e il barboncino.
L’intervista ad Albert Sabin.
Con Graham Greene l’ultimo grande sodalizio. Dai giornali murali al “Caprifoglio”, che indispettiva Cerio, alle prestigiose corrispondenze.
I reportages di un’epoca dorata col fedele fotografo Valerio Di Domenico.

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200306-19-3mTroppo sonnacchiosi e chiari gli inverni capresi, per non riconoscersi tutti a un rapido sguardo, per strada. E’ per questo che Lillino o’ giurnalista in compagnia di quel vecchio dall’incedere assai incerto l’avevano notato in molti, là in piazzetta. Maestro, lo chiamava Lillino, mentre passeggiavano a braccetto, come buoni amici in vena di confidenze, col sole che giocava a nascondino nelle viuzze dell’isola.

Era il dicembre 1968: nelle strade di Milano gli studenti alzavano barricate, a Capri Achille Ciccaglione, per gli amici (tutti) Lillino, parlava di poesia con Giuseppe Ungaretti.
La poesia ermetica di Ungaretti era la tesi di laurea con cui Ciccaglione contava di laurearsi all’Isef. E quale modo migliore di prepararla che quello di far da cicerone al maestro, cui gli anni e la vista vacillante non impedivano di godere appieno dell’isola? Abitava al Regina Cristina, quel poeta innamorato di Capri.
La definiva un paese fatto di sola gioia e si entusiasmava come un bambino al ritmo ossessionante, quasi primordiale del putipù.
Risuona come un vento orrido e percussore, come sono i venti sopra le isole – diceva a Lillino, mentre la banda di Scialapopolo preparava il concerto di Capodanno.
Achille Ciccaglione insegnava già educazione fisica da molti anni e non c’era studente che non lo amasse. E’ vero, ci si innamora sempre dei prof (e delle prof) di ginnastica, ma il volto luminoso e soprattutto la grande umanità dell’uomo lasciavano una traccia in più.

Giornalista per pas-sione, apprezzato collaboratore di importanti testate nazionali, Ciccaglione era in più per vocazione il perfetto anfitrione dell’isola. Era l’autentico ed inimitabile erede di quella antica ospitalità isolana che aveva ammaliato nel tempo tanti anime illustri. Bastava osservarlo, elegante e già abbronzato nella sua camicia bianca, mentre accoglieva in Piazzetta gli ospiti dell’isola al loro arrivo. Era lì come se li aspettasse da sempre: sorrideva cordiale alle facce conosciute, chiedeva loro dell’inverno appena trascorso, degli amici che non c’erano ancora e degli amici degli amici. Stringeva la mano con lo stesso calore ai “nuovi”: che fossero divi di Hollywood, o travet in cerca di pace poco importava. L’aria di Capri fa bene al cuore e ce n’è per tutti. Lo lasciavano in Piazzetta tutti convinti di poter contare su di un amico in più.

Achille era il Cronista ufficiale di Capri. Ne era l’anima, oltre che la penna.
Per amore, solo per amore, si era “inviato” da solo, sull’isola, molti anni prima, quando aveva compreso che il suo “tallone” era proprio quello scoglio azzurro sbattuto dai venti. Rinunciando ad una promettente carriera nella redazione de Il Giornale di Napoli, aveva scelto di diventarne il corrispondente da lontano, pur di vivere a Capri.
Ai problemi dell’isola, alle prese con un difficile dopoguerra, aveva dedicato i suoi primi articoli, nel 1946. Balle e Palle, si chiamava il giornale, un murale scritto a mano (addirittura). Notizie sulle attività sportive dell’isola, appelli vibranti ai sostenitori del giornale, sempre latitanti, in più sfottò e vignettacce per tutti.

Poi era venuto il Capri-foglio, periodico di sapore satirico e ruspante, tanto da intimidire Edwin Cerio che, pur dichiarandosene assiduo lettore, si era guardato bene dal collaborarvi. Per le stesse ragioni avevano aderito invece entusiasti Gorresio e Lamperti. Il Caprifoglio era il giornale della piazza, e si vendeva in piazza. Il suo direttore, Ciccaglione naturalmente, abitava poco lontano, nelle stesse stanze in cui dal dicembre del ’19 al febbraio del ’20 era vissuto Lawrence con la sua Frieda. E Lillino, che era nato la notte di Natale (del ’23) e a questi segni del destino ci credeva, della circostanza godeva non poco. Di grinta, allora come oggi, un giovane cronista doveva possederne in abbondanza. Di concorrenza ce n’era a iosa: E che concorrenza! In quegli anni di Capri scrivevano Flaiano, Salvalaggio, Moravia, Montanelli…

Il mondo intero sbarcava a Marina Grande, e all’ingresso in Piazzetta anche i re lasciavano cadere con nonchalance il frac e la corona. Non c’era che da afferrare la penna e mettere mano al taccuino. Ed è proprio ciò che Lillino aveva fatto, con eleganza e un pizzico di ironia fin dal ’48, accogliendo Totò, primo imperatore dell’isola dopo Tiberio.
E quell’estate si era profumata dei capperi e delle olive della “puttanesca”. L’anno successivo era arrivata, direttamente da Buckingham Palace, Margareth d’Inghilterra: le cronache raccontano che con lei la cucina aveva perso ogni addore. Nel ’50 era venuto il turno di Alì Khan e Rita Hayworth: pazzi d’amore e di vermicelli alle vongole, ne facevano scorpacciate. Di tutti, con scrupolo e puntualità il nostro cronista annotava abitudini e manie, seduto al suo tavolo in Piazzetta. A partire da quegli anni le corrispondenze da Capri di Ciccaglione prendono un ritmo incalzante. Ormai collabora a tempo pieno con Il Roma, col Corriere della Sera, con Il Tempo, è corrispondente dell’Ansa e dell’Associated Press; dappertutto lo accompagna fedele l’amico fotoreporter Valerio Di Domenico, il primo “paparazzo” caprese. Gli italiani vogliono sognare leggendo di Capri e dei suoi eccentrici ospiti e Lillino e Valerio li accontentano, descrivendo con coloriti reportage sbarchi, partenze e allegre permanenze. “Una fantasia in bianco e blu è passata stamattina sul palcoscenico dell’isola” – annuncia con enfasi Ciccaglione ai lettori e lettrici del Giornale di Napoli all’arrivo di re Faruk e del suo seguito, in quel lontano 1951. “Pantaloni bianchi, giacca blu alla marinara con stemma sulla tasca sinistra, camicia bianca senza cravatta, berretto alla marinara con visiera e i soliti occhiali neri” aggiunge per gli amanti del frivolo.
L’anno successivo Lillino di Capri dà il benvenuto nell’isola a Liz Taylor, a Jean Fontaine e Joseph Cotten. In maggio intervista per Il Tempo l’attrice Alida Valli, anch’essa ospite abituale della Piazzetta: “Capri ha sempre dato ad Alida Valli un senso di tristezza che si confonde con la gioia – scrive – E questo bisticcio è spiegabile perché l’animo di Alida è assai simile a quello di qualche personaggio fogazzariano”.

Nel 1954 Ciccaglione collabora nientemeno che per Il Quotidiano eritreo di Asmara e racconta ai lettori in terra d’Africa le serate capresi di Eduardo de Filippo e Renato Rascel. Nel frattempo segue con grande attenzione la situazione politica all’ombra del campanile, e la solita, cronica litigiosità dei partiti; si batte con ardore per la soluzione del problema dell’acqua potabile, autentico cruccio degli albergatori e denuncia il dilagare di brutte, deturpanti costruzioni. Nonostante l’arsura e malgrado gli abusi, Capri decolla intanto nell’immaginario collettivo, diventando un oggetto da desiderare, un mito da vivere. E la piccola piazza del paese si trasforma in un palcoscenico dove tutti, giovani stelline in cerca di pubblicità e dive affermate devono mostrarsi, costi quel che costi. Ciccaglione è ormai la “voce di dentro” dell’isola; ha tempo e parole per tutti. Racconta di Sartre che passeggia con Simone e sorseggia un caffè al Piccolo Bar e di Rita Hayworth l’atomica che balla il mambo sul tavolino del night club, il trasgressivo Numbert Two. Nel giugno del ’57 deve occuparsi dell’arrivo in contemporanea di due “augusti vagabondi in cerca di mondanità”, come recita il titolo del suo articolo. Si tratta nientemeno che dello Scià di Persia con l’imperatrice Soraya e del loro real barboncino che, ci informa il cronista, viene amorevolmente accompagnato da una dama di compagnia a bagnarsi nelle acque di Marina Grande. Tutto questo mentre fanno capolino nel porticciolo dell’isola i duchi di Windsor (naturalmente buoni amici dei sovrani di Persia) e al largo incrocia vigile la portaerei americana Forrestal.

Passano gli anni e gli ospiti in Piazzetta. Ma Ciccaglione è sempre lì, stimato e amato da tutti. Nel 1965 intervista Alber Sabin, premio Nobel per la medicina e benemerito dell’umanità. Incontra poco dopo Peyrefitte, che lancia dalle colonne del Roma il mito del dissoluto conte Fersen e della sua mitica dimora ai piedi della villa di Tiberio. Accoglie ancora Liz-Cleopatra col suo nuovo amore, Richard Burton.
Accompagna nel rovente ferragosto del ’71 Jacqueline Kennedy a fare shopping in via Camerelle e intanto racconta con passione del grande successo di Maremoda Capri. E di tanti altri piccoli, grandi eventi.
Graham Greene è l’ultimo amico di una vita intensa e piena di emozioni.

Il suo lungo cammino di uomo e di cronista termina nel 1987. Che fosse un gran camminatore se n’era accorto anche Ungaretti, che gli aveva donato un’edizione de “La Terra promessa” con questa dedica: “Per Achille Ciccaglione, vulnerabile nel cuore ma non nel tallone. Ha insegnato anche a me il segreto d’essere un camminatore da giuochi olimpici”.

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