Quel marinaio del ’43 in Piazzetta era proprio

Quando Frank Sinatra sbarcò a Capri nel 1943 aveva 28 anni. Nessuno sapeva molto dell’ossuto Francis Albert Sinatra, nato in un posto del New Jersey, figlio dell’idraulico catanese Antonio Martino Sinatra, emigrante, che aveva vergogna del suo nome italiano negli States e si faceva chiamare Marty O’Brian, e di Dolly Rossi, a sua volta figlia di un tipografo genovese emigrato in America. Giravano alcuni dischi clandestini in Italia, ma non s’erano ancora viste le pellicole dei blues eyes, gli occhi blu del cantante incantatore. D’altra parte, il giovane Frank avrebbe girato dopo il 1950 i suoi film più importanti, che lo consacrarono attore, e avrebbe sposato Ava Gardner nel 1951. Aveva cominciato a cantare a 16 anni ai matrimoni degli italo-americani. E a 24 anni era già un fenomeno alla radio dopo di che l’aveva ingaggiato l’orchestra di Tommy Dorsey, ed era stato il suo successo immediato che esplose totalmente dopo la guerra.
In ogni caso, in un giorno del settembre 1943, apparve in Piazzetta un dinoccolato marinaio americano con un cagnolino in braccio. Era sbarcato dal cacciatorpediniere “Knight” della Marina degli Stati Uniti che aveva puntato i cannoni su Capri senza sparare un colpo. Il presidio italiano sull’isola si era arreso senza opporre resistenza.
Quel marinaio era Frank Sinatra e il cagnolino che portava in braccio glielo aveva affidato con mille raccomandazioni il colonnello Carl Woodwoord, come racconta Roberto Ciuni nel suo bellissimo libro “I peccati di Capri”. Fu un marinaio qualunque perché, in Italia, non era ancora Frank Sinatra come successe in seguito, quando la sua popolarità giunse fino a noi, una volta rotte le barriere autarchiche del fascismo.
Questo e poco altro si ricorda di quell’apparizione senza gloria del marinaio Frank Sinatra a Capri. In quella occasione passò inosservato un altro marinaio americano. Era l’attore Douglas Fairbanks jr. Dopo sapemmo tutto di blues eyes e vedemmo i suoi film e, quando cantò al Palatrussardi nel 1986, eravamo là davanti all’incantesimo del vecchio Frankie. L’abbiamo perso a 83 anni nel 1998, una sera di maggio in una sala di rianimazione del Medical Center di Los Angeles. Infarto, ma era malato da tempo e aveva fumato sino all’ultimo.

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