Quel piccolo mondo antico a Marina di Capo

– di Raffaele Sandolo

Gli anni prima della guerra.
Le visite di Ciano e Mussolini all’Elba.
Vita sulla spiaggia.
Le gite a Calenzana e la barca del generale Tiscornia.
Un’altra meta era la grotta di Cavoli. L’affresco di Pietro Pieroni per la chiesetta di San Gaetano.
Qualche auto Balilla per le strade.

La guerra era ormai arrivata.
Alla caduta del fascismo, i tedeschi occuparono l’isola.
L’aiuto ai rifugiati.
L’affondamento del piroscafo “Sgarallino”.
Mine e cavalli di Frisia sulla spiaggia.
Lo sbarco delle truppe coloniali francesi.

200804-11-1mIl bel tempo che fu a Marina di Campo. Ricordiamo altri fatti e personaggi. Nel 1935 Giuseppe Conti, chiamato Capitan Conti, assieme alla moglie e i figli Tina, Marcello e Luciano, ricevette nella sua villa, presso la spiaggia, il conte Costanzo Ciano in vista al porto. Nell’anno successivo l’Elba ebbe la seconda visita di Mussolini che la definì “Elba ferrigna, sentinella avanzata dell’impero”.
In questi anni Teseo Tesei, ufficiale del Genio navale della Regia Marina, passava le licenze militari all’Elba. Portava sempre con sé la bandiera dell’Elba (tre api). Era nato a Campo il 3 gennaio 1909 da famiglia di spiccate tradizioni marinare. Era impegnato in progetti militari innovativi in una base segreta presso La Spezia.

Fra la gente elbana pochi erano gli svaghi a parte qualche festa popolare. Si andava in bicicletta lungo la spiaggia, si facevano gite in barca e nel porto si facevano gare camminando sul “palo insevato”. In questi anni anche Oreste del Buono frequentava l’Elba e Campo, nipote dello zio materno Teseo Tesei di cui ammirava la genialità. Del Buono iniziava i suoi primi passi come scrittore e giornalista. Le ragazze cantavano “Oh quante belle figlie Madamadorè”.
Sulla spiaggia si vedeva spesso Adolfo Moderni con le sorelle Anna e Nina mentre in riva al mare cantavano Giorgio Mattera con Sara Gimelli, Adria Cocchi e Gina Esercitato. Anna e Lia Franca, figlie di Giovanni Ditel, giocavano con la piccola Lida Perna. I ragazzi, fra cui Nedo Danesi, Vittorio Ricci, Alberto Matteoni, Mario Galeazzi, giocavano al calcio e poi, sudati, si tuffavano in mare. Fulvio Tesei, Franco Baldetti, Danuccio Danesi, Angelo Mattera, Adolfo Ulivelli passavano il tempo a giocare con le barche di “pitta” utilizzanti delle vele di carta, costruite da loro stessi.

Idilio e Egisto Spinetti, Luigi Mattera, Nicodemo Bontempelli, Adulio Greco erano spesso sull’arenile giocando a “garagolla”. Alcuni giovanotti, fra cui Ilio Greco, amanti della pesca con la lenza, cercavano fra
la sabbia sulla riva del mare i vermetti rossi chiamati veci, da usare come esca.
Prima dell’entrata in guerra dell’Ita lia, il pittore Pietro Pieroni dipinse nella chiesetta di San Gaetano un affresco che mostrava quattro apostoli con angeli ai lati e lo Spirito Santo al centro. Il generale Luigi Tiscornia visitava sovente Campo e andava a pesca (bollentino e nattelli) sulla sua barca “Podgora”. Ai remi
c’era Mario Bartolommei. Sulla spiaggia, Nenne e Maria Antonucci, Maria Mibelli, Gildippe e Laudomia Dini detta Moma restavano all’ombra delle loro cabine. Al mattino partivano con Andrea Nomellini, Marisa Baldetti, Regina Gennari, Siria Gimelli che andavano a visitare Calenzana e porto Caccamo. La grotta di Cavoli era la meta preferita da Andreina Mibelli, Camillo Gentini, Marie e Lucie Tesei. La raggiungevano sul “Gabbiano”, la barca di Demetrio Tesei e del fido marinaio Lisandro Paolini.

Il pittore Nello Tacchella dipingeva paesaggi marini e scogliere selvagge, con forti tinte rosse, quale preludio alla guerra imminente. Un altro pittore, Ilvo del Signore (chiamato Bruno), sposato con Giuseppina Mibelli, sostava sovente l’Elba con il figlio Marco. C’erano, in quegli anni, anche il generale Monticelli con il figlio Giorgio e il generale Matteini, cognato di Teseo Tesei.
Avevano la villa sul mare e ospitavano politici o militari d’alto rango.
A Calenzana, oasi di pace, passava i suoi periodi di villeggiatura, nella sua villa, il generale Fabio Mibelli con la famiglia. Giuseppe Pietri, musicista e compositore di operette, villeggiava a Sant’Ilario.
Con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 cominciarono a vedersi sui muri elbani scritte come “Taci il
nemico ti ascolta!”. Nel luglio dell’anno successivo, si seppe che Teseo Tesei era morto nell’attacco al porto di Malta. La spiaggia di Campo perse la sua allegria. Poche famiglie la frequentavano. Ilio Cocchi e Ulisse
Greco, con altri bambini, andavano sul molo piccolo a guardare Luigino Nelli (detto Babbalù), allora cuoco
dell’albergo “Principe Vittorio Emanuele”, che puliva il pesce. Elba Dini (sor Elba) e Giovanni Gentini
(Nannino) erano i maestri più seguiti nelle scuole elbane.

Due anni dopo, a maggio, Umberto di Savoia visitò Portoferraio e le guarnigioni militari dell’Elba.
Cominciava a circolare qualche Fiat Balilla.
Con la primavera dell’anno successivo la spiaggia tardò ad animarsi, frequentata da poche famiglie del continente.
Fu poi cosparsa di mine e vennero messi dei reticolati di filo spinato, da villa Nomellini a la Foce. C’era un lugubre silenzio fra le dune. Incombeva la guerra. Antonio Ricci, detto il dottorino, con il figlio Renzo, portava con l’asino acqua e derrate alimentari ai militari italiani di Capo Poro. I bastimenti delle famiglie Mattera erano usati per trasportare il vino. Leonardo Spinetti col fratello Luigi, Flavio Zoppi e Franco Danesi continuavano a pescare a canna e nattelli fra gli scogli sotto la Torre pisana.
Nel maggio accadde una grande tragedia a Campo. Nella batteria di Capo Poro esplosero due cannoni provocando cinque morti: De Luca, Broccio, De Martino, Manzoni e il sanpierese Pacini.

Nelle zone del Porto e dei Macchioni, svolgevano le loro attività commerciali Gino Danesi (alimentari),
Giuseppe e Bovio Gentini (macelleria), Meino Mortula (calzoleria), Elio Sembranti (bar), Ippolito Galli
detto Politino (giornali), Giovanna e Aristide Tesei (abbigliamento), Zenobia (merceria), Antonio e Leda
Baldacci (spaccio alimentare con tessera), Cesare Dini (alimentari), Antonio Ricci (forno), Antonietta
Greco (mescita di vino detta Montecatini). Il nome Montecatini gli fu dato perché si diceva ironicamente che nel locale si faceva la cura dell’acqua.
Le mogli dei pescatori Nunziata, Romilda, Antonietta, Pompea e Tilde vendevano il pesce nel mercato
a tettoia. Nel vecchio borgo Marinaro c’erano la Guardia di Finanza, il Municipio di Campo nell’Elba, la banca Monte dei Paschi di Siena, la Posta, la Chiesetta di San Gaetano mentre la Caserma dei carabinieri si trovava fuori dal Borgo vecchio. In questo periodo di guerra i podestà erano Giuseppe Conti, Pietro Carpinacci e Bontempelli Italo.

Antonio Costantino detto “Tató” pescava con la sciabica in mezzo al golfo prendendo i “bianchetti”. Scipione Greco pescava con i tramagli nel mare di Calenzana. La campagna continuava a dare frutti sempre più limitati. Pochi bagnanti prendevano il sole. I bambini della Scuola materna andavano sulla riva a fare castelli di sabbia. I giornalini letti dai ragazzi erano “Il Balilla” e “Cino e Franco”.
Il 23 luglio cadde il fascismo. I tedeschi occuparono l’Elba. Diversi elbani si dettero alla macchia. I rifugiati furono aiutati con grande rischio da alcuni sampieresi, fra cui Ugo Montauti e Riccardo Spinetti (Sottomarino). Anche il maestro Nannino si impegnò nell’aiutare le persone bisognose.
Il mattino del 22 settembre 1943, vicino alla costa elbana, affondò il piroscafo “Sgarallino”. Morirono molte persone campesi fra cui Giovan Battista Baldetti, Gina Nelli, Salvatore Locci, Vittorio Battaglini, Michele Ricci, Angioletto Baldetti. Mentre il paese di Campo veniva abbandonato dalla popolazione, le campagne e i piccoli paesi vicini si riempivano di “sfollati”.

L’occupazione tedesca lasciò il segno di drammi umani, distruzione e morte. Fiorì la borsa nera. La radio era limitatamente diffusa e veniva usata dal regime per la propaganda. A La Foce, sul lato interno dell’arenile e sulla collina, pascolavano le pecore di Giacaino, guardate dai nipoti Tobia e Stefano Dini. Si sentiva talvolta l’eco lontano di “Lili Marleen” cantata dai soldati tedeschi.
I vertici militari dell’Elba sapevano che l’isola era praticamente indifendibile. Campo, a protezione del porto e della spiaggia, fu fortificata con grotte artificiali mimetizzate e con batterie di cannoni e mitragliatrici a Monte Tambone, la Foce e sotto la Torre pisana. Cavalli di Frisia furono posti lungo la spiaggia. Cominciarono i primi rastrellamenti tedeschi e fascisti.

La guerra arrivò a Campo con le truppe coloniali francesi del generale Jean Marie Gabriel de Lattre de Tassigny. L’operazione Brassard scattò il 16 giugno 1944. Il giorno successivo il sangue dei feriti e dei morti dei soldati senegalesi e marocchini bagnava la sabbia dorata del litorale campese.
Ci vollero molti anni prima che la spiaggia ritornasse al suo splendore.
(2 – fine)

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