Quella casa irregolare voluta da Curzio Malaparte

– di Angela Del Gaudio

Punta Masullo era una zona paesaggistica vincolata, col divieto di ogni tipo di costruzione, ma lo scrittore ottenne la licenza edilizia grazie alle influenti conoscenze politiche.
La tormentata collaborazione tra Malaparte e l’architetto Libera, una committenza colta e un artista dalla personalità innovativa, per la realizzazione della villa.

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200505-16-3mCasa Malaparte: una casa che nasconde significati diversi e che ispira sensazioni infinite. Casa Malaparte con il suo fascino è sicuramente una delle case-simbolo capaci di attrarre non solo per la sua architettura, ma anche per la traccia lasciata sull’isola di Capri dalla personalità dello scrittore pratese.
Ancora oggi con le sue linee severe, arroccata su una roccia, la casa di fronte ai Faraglioni sembra voler sfidare la bellezza selvaggia del luogo e il passare del tempo; mantenendo l’integrità dello spazio paesistico lo rispetta senza ricorrere alla dissimulazione e al mimetismo.
La sagoma della villa asseconda l’andamento dello scoglio, tanto da essere considerata come un suo prolungamento. Per far sì che ciò avvenisse ci fu bisogno di un accurato studio delle varie combinazioni possibili per la distribuzione degli ambienti in rapporto con la loro esposizione, all’uso a cui erano destinati e al minimo impiego di materiale di costruzione.
La scelta di costruire la sua casa in quel luogo incantato non fu casuale. L’idea fissa di Malaparte era di possedere una casa per sé nel golfo di Napoli, e in particolare Capri rappresentava una perfetta sintesi degli elementi essenziali della sua ricerca, un luogo favorito in quegli anni dall’alta società del regime, in omaggio ai suoi trascorsi “imperiali”, nella quale ritrovava anche la natura e i paesaggi da lui vagheggiati durante il periodo di confino trascorso nell’isola di Lipari.
Nonostante il regolamento edilizio del 1921 e del 1931 che assicuravano all’edilizia locale di Capri le necessarie condizioni di stabilità, con il fine principale di conservare e preservare il patrimonio artistico e pittoresco che si era formato attraverso le generazioni sull’isola, Curzio Malaparte era riuscito nel suo intento costruendo la più moderna e suggestiva villa dell’ isola a Punta Masullo, sito che rientrava nella zona vincolata di II° grado del Piano regolatore paesistico di Capri dov’era assolutamente vietato ogni tipo di costruzione.
Grazie alle sue influenti conoscenze politiche, lo scrittore ottenne dalla commissione Giovannoni parere favorevole alla licenza edilizia a patto che l’edificio non fosse visibile da alcuna parte del territorio circostante e principalmente dai punti più panoramici dell’isola.
Le opinioni degli intellettuali su villa Malaparte spesso si contrappongono tra loro; mentre il famoso architetto Tafuri disse relativamente a villa Malaparte e al luogo nel quale venne costruita: “Un sito eccezionale, un committente altrettanto eccezionale, un architetto che non sembrava essersi particolarmente impegnato nell’opera, un frangente storico che fa precipitare le insicurezze del dibatto architettonico italiano: all’incrocio fra tali frangenti si pone un’opera come villa Malaparte a Capri”.
L’ecologo Francesco Durante, nativo di Anacapri, definisce “villa Malaparte come una deturpazione dell’isola e frutto di uno stupro di Punta Masullo, che poteva considerarsi il terzo faraglione di Capri. Dopo Tiberio, che non aveva bisogno di alcuna licenza, solo a Malaparte, grande amico-nemico del regime, fu concessa la costruzione di una villa su un acrocoro incantato”.
Non tutti però hanno giudicato negativamente l’architettura di casa Malaparte e ciò si evince dal referendum organizzato nel 1979 dalla rivista “Modo” intitolato: ” Cento progetti da ricordare”. Dallo stesso la Villa risultava essere, in assoluto, l’opera più rappresentativa dell’architettura moderna italiana, nata dalla controversa collaborazione tra l’emblematico proprietario Curzio Malaparte e uno dei maggiori esponenti del razionalismo architettonico del ‘900, l’architetto Adalberto Libera.
Essendo una creazione architettonica e costituendo la testimonianza di due personalità differenti tra loro che lavorarono alla sua creazione e realizzazione, durante un periodo storico così ricco di avvenimenti come fu quello della seconda guerra mondiale, Casa Malaparte viene considerata un monumento storico.
E’ tra i pochi edifici-moderni costruiti a Capri nel quale non compare il solito stile architettonico caprese formato da archi e volte bianchi, ma in cui è ben visibile l’uso di elementi tipici del razionalismo italiano.
I rapporti personali e lo scambio di opinioni tra lo scrittore e l’architetto furono spesso divergente in merito alla realizzazione di alcune parti del progetto edilizio della villa. Mentre per l’architetto il concetto di casa si concentrava sul bisogno sociale, al contrario Malaparte voleva fare della sua casa un’opera unica, un eccezionale manifesto dell’architettura moderna. E’ proprio su questa visione così diversa del concetto di casa che si attribuisce la motivazione principale della rottura che avvenne tra l’architetto e lo scrittore.
Nel primo progetto di casa Malaparte presentato da Adalberto Libera è evidente che l’edificio venne disegnato come un corpo dal volume sottile che si sviluppava in orizzontale ad incastro con la roccia; con la progettazione di questa villa avviò la sua ricerca di un’idea-forma di casa isolata, cercando di risolvere i rapporti tra forma e funzionamento attraverso un’organizzazione planimetrica chiara e razionale della casa.
Sembrava che Malaparte avesse scelto di sposare la causa del razionalismo più avanzato, di una nuova antiretorica linearità, di un funzionalismo più a misura d’uomo, rivelando anche il suo coinvolgimento e la sua informazione su tematiche non strettamente letterarie, ma in questo caso architettoniche. Sicuramente villa Malaparte è l’espressione di una committenza colta e di un artista dalla personalità innovativa, pronta a suggerire e ricevere impressioni ed istanze e fonderle in un insieme di funzioni, di arte e architettura.
La villa è inquadrata e esaltata contemporaneamente dalla natura che a sua volta la domina divenendo co-protagonista nel dialogo con il Mediterraneo e la montagna, è la creazione di una realtà che rappresenta la personalità dell’io di Malaparte.
Casa Malaparte la più ardita e moderna casa di Capri è realizzata con tecniche costruttive in gran parte tradizionali e deve a questo paradosso, e alla relazione con l’ambiente che la circonda, molto del suo fascino.
Proprio l’eccezionalità dell’architettura e del luogo in cui essa sorge sembra congiurare contro tutti i tentativi di conservarla. La straordinaria architettura suscita l’esigenza di interventi di tutela per contrastare in ogni modo possibile il naturale progressivo deterioramento dei suoi elementi costruttivi. L’esercizio della conservazione obbliga la conoscenza dell’oggetto per comprendere le tecniche esecutive e le modificazioni subite ripercorrendo le vicende storiche suscitando nuovi interrogativi e argomenti di riflessione critica.
L’edificio di capo Masullo, forse più di altre architetture contemporanee, è stato determinato dalla disponibilità di materiali edilizi, da modelli strutturali comuni alle architetture isolane e dai metodi costruttivi adeguati alle particolari condizioni geografiche dello specifico luogo in cui sorge.
La necessità di un restauro diventa inevitabile dopo la tremenda burrasca dell’inverno 1992 in cui i frangenti hanno scosso la struttura e la superficie, raggiungendo la costruzione posizionata ben oltre i trenta metri sul livello del mare. Dopo un accurato studio e una valutazione attenta dei materiali si è giunti alla necessità di un restauro, un’occasione di confronto con il tema attualissimo della manutenzione e del recupero del Moderno.
Il 19 aprile 1994 casa Malaparte venne dichiarata di particolare interesse ai sensi della legge 1 giugno 1939 numero 1089 e perciò sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa.
Per vent’anni la villa è stata lasciata in stato di abbandono. Il primo intervento di restauro al quale fu sottoposta venne proposto dalla Fondazione Ronchi e approvato dalla Soprintendenza dei Beni ambientali e architettonici di Napoli e Provincia sulla base di un progetto di conservazione redatto dall’architetto Gianfranco Pertot e promosso da Giancarlo Broggi e Massimo Martini con i titolari dell’impresa Artedile Broggi.
Il progetto di restauro riconosceva la necessità di un itinerario analitico per definire i metodi e gli strumenti adatti alla conservazione dell’edificio.
Il problema più urgente da risolvere era decidere come intervenire su un’opera moderna e se porsi come se si trattasse di un’architettura antica. La conservazione di villa Malaparte dovrebbe essere intesa come azione in grado di produrre un’utilità a vantaggio di soggetti-beneficiari, privati e pubblici, rivestendo un’importanza vitale per la conoscenza della sua storia. Pertanto si dovrebbe mirare alla salvaguardia dell’opera d’arte, testimonianza storica per i posteri. Inoltre, per il suo valore intrinseco dovrebbe essere oggetto di una manutenzione sistematica.
Nel corso del restauro si tenne cura di correggere i “difetti costruttivi” che avevano portato al degrado di alcune parti, anche con l’uso di tecnologie più aggiornate in grado di rinviare il più possibile ulteriori interventi manutentivi.
Pari importanza ha la conservazione delle condizioni ambientali di Punta Masullo e per far sì che ciò avvenga dovrà essere garantita la salvaguardia del sito impedendone qualsiasi mutamento che possa alterare i rapporti di volumi e colori.
Lo scopo della conservazione è la valorizzazione della villa, assicurandone il risanamento e l’integrità, mantenendone non solo il valore culturale, ma anche un valore d’uso.
Villa Malaparte, entrata di diritto tra i monumenti più famosi del mondo, deve essere pienamente goduta dalla gente, ma ciò impone un rispetto degno del luogo ove è ubicata; necessita di una manutenzione costante, poiché è esposta al mare e agli agenti atmosferici, e va quindi restaurata, conservando inalterate le sue caratteristiche.
Come me, molti si augurano che la villa in futuro possa costituire, con l’aiuto delle istituzioni, insieme ad altre antiche dimore del Mito di Capri, un luogo di rilancio culturale per l’isola. In questo modo sarà possibile realizzare per Capri quel Centro internazionale di cultura che Malaparte in punto di morte decise di donare alla Repubblica Popolare Cinese.

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