Quella crociata di padre Anselmo contro i protestanti

– di Gino Verbena

La storia del contadino di Anacapri che divenne l’eremita di Cetrella.
Nel registro dei visitatori del santuario, le firme di Vincenzo Gemito e Benedetto Croce.
Assestò con le sue mani la chiesa cadente di SantaMaria.
In paese scendeva in groppa a un asinello bigio. Austero, colto e appassionato vinse la battaglia contro gli “eretici” sbarcati a Capri.

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200408-10-3mL’eremita di Cetrella, ecco una vecchia storia che si racconta ancora ad Anacapri. È la storia, lontana nel tempo, diciamo una storia di fine dell’Ottocento, di un contadino che si fece frate e scelse di farsi guardiano del piccolo santuario di Santa Maria a Cetrella, in uno dei luoghi più incantevoli e panoramici di Anacapri. Si racconta che lo spirito del frate aleggi ancora nel posto del suo romitaggio e che qualcuno ne abbia visto le sembianze fra i boschi.

Si chiamava Padre Anselmo, figlio di una famiglia numerosa di agricoltori, nato ad Anacapri il 28 maggio 1824, che, lasciati i campi, si fece monaco. Indossò la tonaca dei francescani accettando le regole durissime dell’Ordine. Era fatto per la vita monastica e, mente aperta e analitica, per gli studi.
Non era solo uomo di pensiero, e di grande spiritualità, bensì anche d’azione. La sua spada fiammeggiante era la parola. Fu predicatore appassionato e convincente, ben noto alla popolazione napoletana del quartiere Stella dove soggiornò per qualche tempo. Sentiva forte il richiamo di Anacapri e ottenne dall’Ordine francescano di stabilirsi nel paese d’origine scegliendo di vivere nel piccolo romitaggio di Santa Maria, una chiesetta cadente lontana dal mondo, sotto un cielo profondo e immersa nel verde.

Fu con la forza delle sue mani che rimise a posto la chiesa e poi rianimò la devozione del paese verso l’immagine della Vergine, custodita nel tempio, che in passato era stata fervidissima. Padre Anselmo, uomo buono ma energico, impose le vecchie usanze d’omaggio alla Vergine. Allora c’erano circa venti frantoi, e in ogni frantoio tornò l’obbligo di destinare una misura di peltro alla Madonna di Cetrella. Padre Anselmo sapeva essere convincente. E così, mano a mano, tutti i fedeli ripresero a offrire per il santuario di Santa Maria le donazioni di frutta, di verdura, di vino e di grano. Padre Anselmo si faceva macinare il grano dai fedeli che possedevano un mulino e poi panificava egli stesso. L’olio lo vendeva a gente di Napoli. Col ricavato continuò a riassestare il piccolo santuario e provvide a migliorare l’antica mulattiera dalla chiesa al paese. Facilitò così le visite dei fedeli. Agli indigenti offriva cibo e un bicchiere di vino.
Durante il periodo del passaggio delle quaglie sull’isola, preparava reti e trappole per catturarle. Allora la modesta e rustica mensa di Padre Anselmo si arricchiva del buon sapore della cacciagione che lui divideva con i pellegrini che salivano al santuario. Gli venne l’idea, nel 1869, di approntare all’ingresso un registro perché i visitatori, firmandolo, lasciassero una testimonianza del loro passaggio. Non furono solo umili fedeli ad apporre le loro incerte firme sul registro, ma anche personaggi noti, per citarne qualcuno Vincenzo Gemito e Benedetto Croce. Il frate romita aveva fascino e cultura. Molti visitatori non si limitavano ad apporre la loro firma, ma aggiungevano frasi che esprimevano la gioia per essersi trovati in un posto così bello e al cospetto di un ospite istruito e cortese. Fu così che Padre Anselmo rianimò anche la festa dell’otto settembre, che divenne il giorno più importante per l’eremo, perché sacro alla natività di Maria cui era intitolata la chiesa. Il frate riprese l’uso della funzione sacra, della predica e della processione. Il paese accorreva al santuario con canti e candele accese. La festa di Santa Maria divenne una delle più suggestive di Anacapri, esaltata dal luogo incomparabilmente bello e solitario dell’eremo.
Fu con l’arrivo dei protestanti ad Anacapri, nel 1883, che la figura di Padre Anselmo divenne leggendaria. Capeggiava i protestanti il conte Papengouth, autentico condottiero e robusto oratore. Il clero dell’isola fu sconvolto dall’arrivo dei protestanti, mentre era necessario fronteggiarli e respingerli a difesa della chiesa apostolica romana.
I protestanti avevano un’arte molta raffinata della predicazione e la suggestione dei loro discorsi avrebbe ottenuto vasti consensi e fatto numerosi proseliti se a contrastarli non fosse sorto Padre Anselmo, l’unico dei preti locali che avesse la cultura adeguata per contrapporsi agli “invasori”.
Tra la popolazione locale, egli s’avvalse non solo della stima e dell’affetto che lo circondavano, della reputazione di uomo santo, della vita austera e penitente che conduceva, ma scese in campo con argomentazioni colte, duellando alla pari con le tesi dei protestanti. Padre Anselmo fu nominato predicatore ufficiale dall’arcivescovo di Napoli e fu un osso duro per i protestanti che batterono in ritirata, nonostante l’elargizione di danaro ai bisognosi li avesse fatti accogliere con simpatia.

Prima di arrendersi, i protestanti ricorsero ad un’ultima arma per avere ragione del frate di Cetrella. Poiché molte erano le donne che si recavano al santuario per portare viveri e doni a Padre Anselmo, e una nipote che lo accudiva passò una note nel santuario a causa del cattivo tempo che le impedì di tornare in paese, essi sparsero la voce e poi allestirono cartelli di accuse sostenendo che molte donne si trattenevano nel santuario durante la notte.
Era una calunnia bella e buona, ma le autorità ecclesiastiche vollero intervenire ugualmente vietando a Padre Anselmo la predicazione e la confessione.
Sembrava che i protestanti avessero vinto, togliendosi di torno il grande rivale, quando venne ristabilita la verità e Padre Anselmo fu riabilitato.
La prima volta che, restituito alle sue funzioni, ridiscese in paese, fu festa grande, indimenticabile. Per i protestanti fu la sconfitta definitiva e abbandonarono l’isola.

Padre Anselmo continuò le sue prediche in paese, ogni domenica, scendendo dal santuario a dorso del suo asinello bigio. Attesissimo, appariva nella chiesa principale di Anacapri dove continuò a confutare le tesi dei protestanti e illustrò e spiegò cose che non si erano mai sentite dire, gli errori della Chiesa di Roma, le lotte per il potere temporale, l’immoralità e i vizi del clero che avevano aperto le porte alla Riforma ed agli eretici.
Invitava il popolo a pregare affinché tutte le pecorelle disperse tornassero all’ovile.
Nel 1892 la sua vita terrena si concluse, a 68 anni. Padre Anselmo cominciò a sentirsi male, lasciò il santuario e si recò nella casa dei genitori in via Filietto. Qui visse poche settimane prima di morire.

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