Quella memorabile domenica di Karol Wojtyla a Ischia

– di Roberto Sereni

La visita del Papa indimenticabile in una giornata di sole ed emozioni.
L’arrivo in elicottero.
La Messa a Ischia Ponte, il pranzo al Seminario e, sul piazzale del Soccorso, il canto di ottomila giovani che intonarono ‘O sole mio.
L’omelia sul turismo etico.

200504-17-1mUna indimenticabile domenica di maggio di tre anni fa. L’isola d’Ischia inondata dal sole. La chiesa di san Giovanni Giuseppe e la Cattedrale di Ischia Ponte riverniciate. Sul porto, la Chiesa di Portosalvo e la statua del Redentore più brillanti che mai. Il centro storico di Forio rallegrato da mille piante di alloro e di melograno, da ginestre e margherite bianche, i colori del Vaticano. Il megapalco allestito ai piedi del Castello Aragonese. La suggestione particolare del piazzale del Soccorso a picco sul mare.
L’elicottero del Papa atterrò a Casamicciola. C’erano il governatore regionale Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. C’era, il più emozionato di tutti, il vescovo d’Ischia Filippo Strofaldi che quella visita aveva perorato con passione interpretando il desiderio degli isolani.
Una grande pace scese sull’isola verde dove tutto si fermò, la circolazione stradale bloccata, sospesi gli attracchi dei traghetti e degli aliscafi. Cento carabinieri e 250 poliziotti impegnati a rendere tranquillo e ordinato il soggiorno di Karol Wojtyla, il servizio di sicurezza completato da una squadra di sommozzatori, dai tiratori scelti ben celati, dalle unità cinofile.
La “Papamobile” si mosse da Casamicciola verso Ischia Ponte, l’emozione della folla palpabile sotto un cielo azzurro e splendente. Il Papa sofferente scese dalla vettura bianca per salire sul palco. Tutti videro il suo incedere faticoso, il capo reclinato su una spalla, gli occhi quasi socchiusi. Salì sul palco lentamente, ma con una grande forza di volontà. Molti trattennero il respiro.
La giornata di Karol Wojtyla a Ischia, il 5 maggio 2002, si svolse secondo un programma progettato nei minimi particolari. La Santa Messa celebrata sotto il Castello Aragonese, l’incontro con i vescovi campani, il pranzo al Seminario, il percorso verso Forio, le soste.
A Ponte, Karol Wojtyla definì Ischia “isola splendida per la bellezza della natura”. La visita nell’isola della più alta offerta vacanziera del Sud Italia, 312 tra alberghi e pensioni, offrì al Papa l’occasione per parlare di turismo etico, “rispettoso delle realtà ospitanti e capace di generare il decollo delle strutture economiche”. Disse: “La vostra splendida isola, meta di un gran numero di visitatori e turisti, conosce bene il valore dell’accoglienza”. Nell’omelia, Karol Wojtyla insistè sui tre verbi con la stessa iniziale: “Ascolta, Accogli, Ama”.
Per tutta la giornata, l’ufficialità della visita papale fu sovrastata da un clima di affettuosa partecipazione del Pontefice sempre disposto a rompere il freddo cerimoniale col suo atteggiamento umano, con gesti e parole spontanei, il sorriso stanco ma luminoso.
Mai un Papa aveva visitato Ischia. Karol Wojtyla, nel suo papato di 245 viaggi, volle includere l’isola verde nei suoi lunghi itinerari, un piccolo grande viaggio nell’isola di 74 chiese e di don Filippo Strofaldi che lo stesso Wojtyla aveva nominato vescovo nel 1998.
Fu sul piazzale della Chiesa del Soccorso a Forio che la visita di Karol Wojtyla ebbe il suo momento più alto quando il cuore di una folla di giovani si aprì al canto spontaneo di “‘O sole mio”. Fu l’omaggio di ottomila giovani che sorprese e commosse il Papa. In piazza del Plebiscito, Wojtyla s’era unito a quel canto in una precedente visita a Napoli. A Ischia mosse leggermente il capo, forse sussurrò qualcosa.
Disse poi il vescovo Strofaldi: “Quando i ragazzi finirono di cantare, presi il coraggio a due mani e dissi al Pontefice che la gente sotto il palco voleva dedicargli un’altra canzone, ‘Torna, ‘sta casa aspetta a te’. Non mi rispose. Mi prese la mano, sorrise e mi ringraziò”.
Ci fu un altro momento magico e singolare quando i giovani offrirono a Wojtyla una torta-mimosa di 40 chili. Tredici giorni dopo sarebbe stato il compleanno del Papa giunto agli 82 anni, visibilmente provato dal suo lungo ministero, dall’attentato in piazza San Pietro, da sette interventi chirurgici, dall’aggresione del morbo di Parkinson. La sua forte fibra resisteva e sopportava tutto e un giorno disse: “La forza per continuare non è un problema mio, ma di quel Cristo che ha voluto chiamarmi”.
L’omaggio della torta e gli auguri anticipati per il suo compleanno, nelle tormentate condizioni fisiche in cui versava, gli fecero esclamare: “Che coraggio”.
La visita ischitana di Wojtyla si concluse verso sera quando il Papa ripartì dall’eliporto di Casamicciola alla volta del Vaticano. Erano le 17 di quella domenica indimenticabile. Gli occhi di migliaia di persone seguirono il volo dell’elicottero che si allontanò dall’isola. E negli occhi di tutti rimase per lungo tempo l’immagine di quella figura bianca, di quel capo reclinato su una spalla, dell’incedere faticoso di Wojtyla, dei suoi occhi leggermente socchiusi. Avevano visto il paladino di un coraggio sconfinato, di una tenacia unica e di una fede assoluta, afflitto dai dolori del mondo, incurvato ma indomito, piegato ma irriducibilmente vitale.
Disse il vescovo Strofaldi: “Ho avuto il privilegio di stargli accanto per nove ore. Provato e sofferente, il Papa non ha mai avuto un attimo di cedimento. Ha una volontà sovrumana. Il suo viso si è illuminato durante la Messa. Quel suo sorriso trasmette un senso soave di appagamento. Sul piazzale del Soccorso si è incuriosito alla leggenda del raggio verde. Mai più vivrò una esperienza così edificante”.
Il vescovo rivelò che, durante il pranzo al Seminario, Wojtyla si era incuriosito alla varietà dei cibi e aveva mangiato di buon appetito contravvenendo alle sue abitudini di sobrietà alimentare. Disse don Filippo: “Ha mangiato sia il risotto con i gamberetti che il pesce alla brace”.
L’attenzione verso i giovani univa l’appassionato vescovo di Ischia al Papa. Spesso, Filippo Strofaldi accompagnava in gita i ragazzi di Ischia portando una chitarra e il Vangelo.
Disse ancora il vescovo: “Il Papa ci ha affidato un messaggio altissimo. Oltre lo scintillio degli alberghi e la bellezza dei luoghi, bisogna privilegiare l’etica del turismo e curare meglio le persone che vengono in vacanza a Ischia”.

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