Quella sera caprese di Oscar Wilde e Bosie all’Hotel Quisisana

– di Mimmo Carratelli

In un delizioso libricino, Giuseppe Aprea, appassionato cultore delle storie di Capri, racconta i giorni dello scandaloso scrittore irlandese e del suo giovane amante nell’isola.
Le proteste dei clienti inglesi e la cacciata della coppia dall’albergo di Federico Serena che era stato in origine un sanatorio creato da un medico di Liverpool. L’incontro con Axel Munthe. Il processo e l’esilio dell’autore de “Il ritratto di Dorian Gray”.

Che cosa successe quella sera d’ottobre del 1897 nella sala da pranzo del Grandhotel Quisisana, a Capri, quando vi apparve Oscar Wilde, “alto ed elegante nel lungo soprabito che si apriva a rivelare un panciotto di raso grigio”, però terreo il volto che era stato “roseo e rubicondo” nei tempi felici, e in sua compagnia c’era Bosie, “esile come un narciso, la pelle pallida e i capelli biondi di un bambino”? La sala, tagliata in due da un’arcata sulla quale figuravano “due cortei di grifi, creature per metà aquile col becco adunco e per metà leoni con le zampe artigliate”, era gremita di commensali, in maggioranza inglesi, principi, banchieri, dame d’alto rango, tutto “un luccichio di perle, uno scintillio di sete orientali, un tintinnio di calici preziosi, e sguardi, sorrisi, carezze furtive” lungo i tavoli ordinatamente in fila.
Come entrarono Wilde e Bosie, il brusìo, i discorsi, le risate aristocratiche, i pettegolezzi e le cerimoniose galanterie cessarono di colpo. Nel gelo del silenzio improvviso, tutti si volsero verso la celebre coppia con sguardi di agghiacciata sorpresa, di indignato disgusto e di britannica disapprovazione per lo scandaloso scrittore irlandese e il suo giovane amante, l’affascinante lord Alfred Douglas, intimamente “Bosie”.
L’insopportabile presenza venne segnalata a Federico Serena, proprietario del Quisisana, con la viva preghiera di metterli alla porta, più un ordine che un desiderio che l’imbarazzato padrone di casa eseguì con molta delicatezza.
Wilde e Bosie dovettero abbandonare il Quisisana.
Questa scena e altro ancora viene raccontato nell’elegante libricino “L’amore che non osa pronunciare il suo nome” sulla vita di Oscar Wilde e sui suoi giorni capresi scritto da quel delizioso cultore della storia e delle storie di Capri che è Peppino Aprea, il gentiluomo dalla narrazione elegante che vive nella suggestione delle carte, dei libri e delle rarissime immagini del Centro di documentazione caprese, un castello che Aprea ha reso fatato facendo rivivere, come solo lui sa fare, il passato di fascino dell’isola azzurra con cronache vive e dettagliate che hanno il pregio di rapire il lettore sino a immergerlo nelle storie e a fargliene fare parte. Proprio come in questo libricino su Oscar Wilde a Capri che sembra di essere là, nella sala da pranzo del Quisisana, e poi con lo scrittore e il suo amante per le stradine dell’isola sino all’incontro dei due con Axel Munthe che li ospitò in quel “nido di falco nascosto tra le rocce”, la casa caprese del medico svedese “aperta al sole e alla luce”.
La sensibilità di Aprea e il suo amore per l’isola ci regalano questi miracoli narrativi in cui Capri vive e risplende, e con essa tornano vivi i personaggi di ogni epoca, attratti e incantati dall’affascinante scoglio degli dei. Le ricerche profonde e pazienti, il gusto dell’aneddoto, la documentazione ineccepibile sono le armi con cui Peppino Aprea retrocede egli stesso nel passato e là vive mentre racconta restituendoci quel passato in “presa diretta”. Così fa in tutti i suoi libri che sembrano scritti con la penna d’oca dei narratori seducenti e l’inchiostro blu dell’isola.
Nel libricino c’è un po’ anche la storia del Quisisana che, all’origine, fu la “straordinaria intuizione” di George Sidney Clark, un medico giunto a Capri da Liverpool, che creò il sanatorio Qui-si-sana, “diventato col tempo un albergo, di cui il Baedeker tesseva gli elogi in tutta Europa”, e che fu “la casa degli inglesi di Capri”. C’è anche in delicata sintesi la vita di Oscar Wilde dal processo per “gross indecency” nell’aula londinese dell’Old Bailey, ai giorni nel carcere di Reading, al divorzio dello scrittore dalla moglie irlandese, agli amori del più celebre fra gli omosessuali, “il dandy, l’artista, il principe degli anticonformisti, il divino esteta”, alla passione travolgente per lord Douglas, all’esilio che Wilde scelse in terra francese, a Dieppe, ai viaggi in Italia e ai giorni capresi.

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