Quelle due gatte dell’inferno nel mar dei Carabi

– di Giuseppe Aprea

Storia complessa, appassionata e avventurosa di Anne Bonny e Mary Read, leggendarie donne-pirata, nei racconti a New Providence diventata Nassau.
L’incontro fra le due intrepide bucaniere dopo un abbordaggio. Il fascino di Calico Jack, comandante del vascello corsaro “Vanity”. La fine delle avventure dopo la spietata caccia del governatore delle Bahamas che armò una nave contro i pirati. Imprigionate, Mary morì di febbre e Anne sparì nel nulla dopo essere stata liberata.

200612_14_1m200612_14_2m200612_14_3mI vecchi sono uguali un po’ dovunque, si sa. Raccontano e raccontano. E mentre lo fanno cercano i tuoi occhi con i loro, che sono pozzi d’acqua dolce e cristallina. Lì dormono le nuvole bianche. E le nuvole bianche, anche questo si sa, sono i desideri degli uomini, che appena nati il vento porta su nel cielo perché siano giudicati.
Anche a New Providence le cose vanno così quando la spuma dell’oceano imbianca i capelli a quelli dell’isola.
Nuova Provvidenza, un nome che da solo scalda il cuore. Fa niente che oggi si chiami Nassau. Laggiù, alle Bahamas, si dice che quando un dio vuole che le sue creature siano felici, c’è un’unica cosa che egli possa fare, ed è donar loro un’altra isola… Il vecchio che conosco io, nell’isola, si chiama Joseph. E la sera beve ancora il suo bicchiere di rum in un bar del vecchio molo che ha ancora un’insegna di legno con su scritto “Taverna della Provvidenza”. Beve il rum e fuma il sigaro come quando era giovinotto e lavorava sulle baleniere.
Ma dopo poche sorsate è come se la lingua gli bruciasse in bocca e non riuscisse più a tenerla ferma.
Allora cava dalla tasca dei pantaloni di tela azzurra il mozzicone del sigaro che ha avvolto la sera precedente nel fazzoletto e lo accende con studiata lentezza, tenendolo in un angolo della bocca. Aspetta che mi sieda accanto a lui e poi parla. Piano, e a bassa voce, perché io lo guardi giusto negli occhi, senza distrarmi mai. Ne ha viste di cose il mio vecchio!
Ma le storie che racconta – vi dirò – non sono le sue, ma quelle di suo nonno. “Nonno George: che vita la sua!”, dice sempre così Joseph quando comincia. “Ricordo che passava a prendermi puntuale ad ogni sbarco, appena ricevuta la paga, prima ancora di rivedere sua moglie, mia nonna, che in paese chiamavano la bella Loreley. Quando nonno George mi stringeva a sè sentivo il suo odore di salsedine e di nostalgia.
‘Ricorda, nipote mio – mi ripeteva ogni volta – la taverna è la scuola giusta per un ragazzo che voglia diventare un uomo. La seconda cosa è un buon bordello e grazie a Dio, qui a New Providence c’è quello di donna Consuelo…
E per ultimo serve un buon bicchiere di rum, di quello buono, perché quello è il vero, grande maestro dei gloriosi bucanieri!”.
Bucanieri, corsari e pirati: sono quelle le storie che il vecchio Joseph ricorda meglio e preferisce raccontare. Ogni volta come fosse la prima.
Ma tra Jean Lafitte ed il capitano Teach, detto Barbanera, tra le avventure dell’Olonese e quelle di Morgan il testarossa, quella che il mio amico ama di più è la storia di Anne e Mary, le terribili donne-pirata del mar dei Caraibi. Quella che segue è dunque la loro storia, raccontata con le stesse parole del vecchio Joseph. Che sono poi le stesse di suo nonno George. Io l’ho soltanto verificata (alcuni particolari mi sembravano ingigantiti per via di qualche bicchiere di troppo!); l’ho trovata in uno dei volumi sulla Storia della Pirateria del capitano Charles Johnson, nel capitolo intitolato “The remarcable actions and adventures of the two female pyrates, Mary Read and Anne Bonny”.
Cominciamo da Mary. Dunque, sua madre era inglese; suo padre, marinaio di professione, non era il suo legittimo marito, ma uno tanti uomini cui la giovane donna aveva chiesto conforto dopo che suo marito, anch’egli marinaio, un giorno era partito lasciando la moglie gravida e mai più aveva fatto ritorno a casa. Il bambino nacque gracilento e malaticcio; morì presto e sua madre rimase sola con quella figlia avuta da uno dei suoi amanti. Mary, per l’appunto.
Ridotta ormai alla miseria, la donna decise di chiedere aiuto a sua suocera – che viveva lontano e mai aveva conosciuto il nipotino – e pensò bene di tagliare i capelli alla bambina e di vestirla da maschietto. Il viaggio da Plymouth, dove Mary era nata intorno al 1690, fino a Londra, dove abitava “sua nonna”, si rivelò un’ottima idea, perché almeno lei e sua madre ebbero finalmente di che nutrirsi. Ma ebbe come conseguenza che la bambina, per gli anni che seguirono, continuò a fingersi un bambino, poi un ragazzo. E infine un uomo. Tutto filò comunque abbastanza liscio per un certo tempo, finchè un bel giorno Mary (o se volete Mark, come si faceva chiamare), dopo aver combattuto come soldato nelle Fiandre, prima in un reparto di fanteria e poi in uno di cavalleria, non si innamorò di un giovane commilitone. All’amor non si comanda, come si dice, e la fanciulla soldato non esitò un attimo a rivelare all’innamorato la sua vera natura; in men che non si dica i due, abbandonate le divise, convolarono a nozze e aprirono un’ospitale taverna giù al porto di Plymouth.
Ma il destino non volle che la vita di Mary scorresse liscia tra una zuppa di pesce ed un boccale di birra. All’improvviso il suo bel soldatino se lo portò via una malattia crudele e lei, indossata la divisa e imbracciato il moschetto, tornò a combattere, questa volta in Francia. Dopo un pò decise che era ora di cambiare aria e disertò, senza pensarci su. E ignorando che anche questo viaggio, così come quello fatto da bambina insieme a sua madre, avrebbe cambiato il resto della sua esistenza, si imbarcò su di un vascello olandese in partenza per le Indie Occidentali. Nel corso della navigazione, quando erano già vicini alla meta, il brigantino fu però assalito dai pirati. L’equipaggio fu sterminato, lei stessa – sempre travestita da uomo – fatta prigioniera dopo essersi battuta come un leone e invitata perciò dagli stessi rapitori ad unirsi a loro. Cosa del resto non rara per quei tempi in quei luoghi avventurosi.
Il vascello pirata era il Vanity; lo comandava il capitano Jack Rackam, detto Calico per via di un certo tipo di cotone colorato con cui amava abbigliarsi. A bordo del suo vascello, in barba a tutte le leggi vigenti per la navigazione, c’era una donna, la sua. Si chiamava Anne Bonny, ed era il temuto comandante in seconda del Vanity. Un pirata a tutti gli effetti, con tanto di bandana sulla testa, e pistola e machete affilato alla cintura.
Ora vi chiederete ‘ma come diavolo c’era finita, una donna, su di una nave di pirati del Settecento?’ Io stesso avevo posto questa precisa domanda a nonno Joseph, la prima volta che mi aveva raccontato la storia, e lui mi aveva rivolto uno sguardo come per dirmi: “Mio giovane e ingenuo amico, ma cosa mai vuoi capire tu di donne come Annie… Nel tuo mondo non ne nascono più come lei! Perciò stà zitto e ascolta, tu che sotto sotto, senza avere neanche il coraggio di dirmelo, pensi che i pirati del Mar dei Caraibi fossero soltanto dei manigoldi assassini…”.
“Tu vuoi che ti parli di Anne Bonny – aveva risposto invece con tono comprensivo, dopo la solita, lunga boccata di fumo – e io lo farò. Ma sappi che la sua storia parla solo di libertà. Una lunga corsa verso la libertà.”.
La donna di Calico Jack, mi disse subito dopo il vecchio Joe, era irlandese: nata a Country Cork, più o meno negli stessi anni di Mary Read. La nascita di Annie, che di cognome si chiamava Cormac, aveva scritto la parola “fine” sul matrimonio di suo padre, lo stimato avvocato William Cormac. Questo in quanto sua moglie aveva scoperto che l’amante della sua cameriera, e quindi il padre di quella sua bambina, altri non era se non il suo (solo apparentemente) integerrimo consorte…
Era avvenuto così che, per sfuggire allo scandalo e alle ire della consorte, l’intraprendente avvocato, la figlioletta Anne e la cameriera, tale Mary Brennan, si erano trasferiti nel Nuovo Mondo. Precisamente a Charleston, nel South Carolina. Lì la famiglia Cormac (lui presentava lei come sua legittima moglie) si era adattata rapidamente alla nuova vita, facilitata in ciò da una ricca clientela bisognosa di consulenze legali. E in poco tempo, messa da parte la somma necessaria, l’avvocato irlandese era diventato proprietario di enormi estensioni di terra.
La signora Cormac morì però prematuramente e Anne dovette suo malgrado adattarsi alle responsabilità cui la costringevano le frequenti assenze del padre. C’era una casa da governare e un’immensa piantagione da gestire e inoltre, tra domestici e contadini, un gran numero di persone da tenere d’occhio. Per sua fortuna la natura le aveva fatto dono di un carattere forte e autoritario. Le circostanze contribuirono ad inasprirlo ancor di più negli anni dell’adolescenza, quando si trovò a dover respingere con fermezza e con modi assai spicci un corteggiatore troppo audace e un po’ violento. Aveva solo quattordici anni a quel tempo, ma a Charleston si sparse la voce – che rispondeva a verità – che gli avesse rifilato tante botte, all’aspirante seduttore, da costringerlo a letto per una settimana!
A sedici anni la giovane donna, che sempre più spesso preferiva vestire pantaloni e stivaloni da uomo e girare a cavallo attraverso i suoi possedimenti, aveva ormai le idee chiare. Per dirla in breve sognava una vita senza limiti e orizzonti sempre cangianti.
Così abbandonò i lussuosi salotti di Charleston e cominciò a frequentare i colorati e chiassosi
locali del porto. Una sera conobbe un uomo e se ne innamorò: quell’uomo, un capitano che si diceva
facesse anche il pirata, si chiamava James Bonny. Lo sposò e fuggì con lui lontano dalla collera del
padre, scegliendo di vivere in quello che allora aveva fama di essere il peggior posto della terra,
un luogo di trasgressione e di pessimi costumi, covo di ladri ed assassini e paradiso di tutti i
pirati del mare. L’isola di New Providence, per l’appunto.
La passione d’amore di Annie per il suo James durò giusto il tempo di rendersi conto che con lui avrebbe dovuto fare la donna di casa, cioè pochi mesi. Poi conobbe Chidley, e dopo un altro. E dopo un pò un altro ancora. Ma lei cercava la libertà e quelli erano uomini senza sogni. Un giorno, infine, incontrò Calico Jack, lo guardò negli occhi e ci lesse l’avventura. Fu così che il Vanity divenne la sua casa, la ciurma la sua rissosa famiglia.
Che donna Bonny! Imparò a lanciare il coltello come il più abile dei tagliagola, a sparare con una pistola in ogni mano, ad impartire ordini come un vecchio lupo di mare. Quando bestemmiava, dichiararono alcuni testimoni al processo, inorridivano gli stessi suoi compagni di avventura. E negli abbordaggi era sempre dietro al suo capitano e davanti a tutti gli altri: nessuno nella ciurma avrebbe mai dubitato del fatto che lei fosse un uomo. E che fosse stata la Provvidenza a portarlo a bordo.
Era in prima fila anche il giorno in cui abbordarono la nave su cui viaggiava Mary Read. Quello sì, fu un giorno memorabile… Anne si era accorta immediatamente che quel giovane che aveva dato così tanto filo da torcere ai suoi era una in realtà donna. Quando la battaglia fu finita la portò nella sua cabina, la interrogò a lungo, infine le confidò il suo segreto. Tra loro l’intesa fu immediata, istintiva, profonda. Parlavano la stessa lingua, avevano gli stessi amori. Della profonda amicizia che ne nacque e delle loro imprese leggendarie si colorò presto ogni onda del mare. Non c’era nave, ancorché bene armata, che potesse dirsi sicura, navigando tra quelle isole.
Non c’era carico che non facesse gola a Calico Jack e alle sue donne: la vista del Jolly Roger, la bandiera dei pirati, divenne simbolo di terrore e morte. Delle imprese delle due donne-pirata si parlò per notti e notti nelle bettole puzzolenti del porto di Nuova Provvidenza, ma ad un certo punto, ahimè, se ne discusse anche nell’ufficio del governatore dell’arcipelago delle Bahamas, tale Woodes Rogers. E cominciò la caccia al Vanity…
“Quando il Vanity fu abbordato dalla nave del governatore, – la voce di nonno Joseph si faceva mesta quando si avvicinava il finale della storia – all’alba di un giorno triste per i pirati del mar dei Caraibi e per tutti quelli che amano la libertà, tutto l’equipaggio, compreso il comandante Calico, era ubriaco. Solo Anne e Mary, malgrado entrambe fossero in attesa di un figlio, si batterono come leonesse. Mozzarono mani, squarciarono petti. Passarono a fil di sciabola molti di quelli che ebbero l’ardire di sfidarle. Fu allora che nacque il mito delle “feroci gatte dell’inferno”: così presero a chiamarle tutti…”.
Ma non ci fu nulla da fare, tutti i pirati superstiti vennero rinchiusi in prigione: gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Mary Read morì qualche mese dopo, divorata dalla febbre, guardando il mare dalle sbarre della sua cella. Quanto a Anne Bonny, che aspettava il figlio di Calico Jack, il mio amico mi diceva che fu liberata, dopo che la pena gli era stata sospesa come prescriveva la legge. Ma dove andò quando uscì di galera, nessuno lo seppe mai.
Ma sapete cosa aveva detto Annie al suo Jack, salutandolo prima che fosse condotto alla forca? Me lo ha raccontato il vecchio Joseph, con le stesse parole usate da suo nonno George. “Avessi combattuto come un uomo – gli disse – invece di riempirti di rum, non ti sarebbe toccato di morire come un cane!'”.

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