Il reporter dell’Isola

Lunedì due agosto, primo giorno di vacanze: sono scivolato.
Cercavo la Luna, ho trovato le scale e una notte all’ospedale. Ho tre punti in fronte, il muso ammaccato, un labbro gonfio e la zampa sinistra lussata.
Sono ingessato dall’ombelico al collo, ma la zampa destra è completamente libera delle proprie azioni, nel bene e nel male. Posso fare pipì tutte le volte che voglio, anche più spesso di quanto non facessi prima della caduta. Posso ammirare la mia nuova faccia allo specchio, usare la forchetta, fumare sessanta Marlboro al giorno, abbaiare e bestemmiare. Non posso fare la doccia, andare al mare, lavarmi il pelo da solo. Non posso fare l’amore se non, forse, in posizioni acrobatiche, ma devo confessare che non ci penso nemmeno. In compenso, posso rispolverare la mia cultura e rileggere la Divina Commedia. Non l’avevo portata in vacanza, l’ho mandata a comprare appena uscito dal veterinario e, dal sesto canto dell’Inferno, imparo che l’Italia, per Dante, è: “di dolore ostello… , nave senza nocchiero in gran tempesta…” Rilleggere il Sommo Poeta è stato il mio primo desiderio irrefrenabile dopo i tre punti sul muso. Posso fare e ricevere telefonate con l’apparecchio di casa e con il cellulare. Meno male. Così, finalmente, posso capire meglio il mondo. Dividere gli amici da chi se ne frega del povero Argo. Una vera fortuna questa lussazione e poi, che colpo di culo, che sia arrivata in agosto, così mi sono perso tutto il casino della Piazzetta. Molto meglio in agosto. In un’altra stagione avrei avuto anche il problema di come aprire l’ombrello.

Che fortuna ragazzi, posso leggere qualunque libro, anche quelli erotici. Firmare assegni, pagare i conti, lasciare mance e ringraziare i barellieri che sono venuti a raccogliermi in fondo alle scale. Questa ingessatura è una corazza bianca e mi fa sentire un antico guerriero, ma no un angelo, ma che dico un fantasma. Non posso guidare la macchina e nemmeno timonare il gommone, non posso andare in piscina, non posso spalmarmi il corpo di olio abbronzante. Ma poco importa. A settembre mi sparerò trenta lampade Uva, sono molto più salutari e non ti lasciano addosso il sapore del sale. Non posso suonare la chitarra, ma posso sentire caldo, sudare in abbondanza e ascoltare le cicale. Non posso tuffarmi, ma sciacquarmi le zampe con la cannola tutte le volte che voglio, senza che nessuno me lo impedisca; posso lavarmi i denti con il dentifricio preferito, non mi posso pettinare e così somiglio ancora di più aun pastore catalano. Acconciatura triangolare, riccioli crespi e grigi, rughe felici. Non posso ammirare in Piazzetta spalle e caviglie tatuate, ombelichi con il brillantino e canottiere firmate, trapezzisti e clown, tardone al silicone e sirene in tacchi a spillo. Non posso godermi i cafoni e gli sballati, i comici del presenzialismo a tutti i costi e gli intelletuali radical chic. Insomma mi perderò figuri, figurini e figurine. Ma più di tutto, e questo mi dispiace molto, mi mancheranno i bevitori di birra a canna.
Posso ascoltare le cazzate di tutte le radio libere e godermi i capolavori della televisione. Posso sentire dolore e contorcermi dalle lacrime per il prurito della ingessatura. Un solletico più stuzzicante di un massaggio thailandese. Potrei ubriacarmi di whisky. Lilli la Comare, di sicuro, non me lo impedirebbe, me lo sconsiglierebbe con sermoni dotti e convincenti: «L’alcool aumenta il prurito e fa arricciare il pelo, meglio una Ferrarelle».

Sopra l’ingessatura posso sorridere, ho il dovere di sorridere e poi posso abbaiare «Tutto okay, tutto a posto. Piccolo incidente di percorso, la situazione è sotto controllo. I veterinari sono fiduciosi, il morale dimostra chiari segnali di ripresa, fra ventuno giorni mi toglieranno l’ingessatura e finalmente potrò ritornare a scodinzolare». Ho fatto proprio un bel discorso, mi è servito. Sono convinto. Devo avere pazienza, molta pazienza, devo essere il Giobbe del Tremila. Lo dicono, per telefono, anche i miei amici pescatori di Punta Carena. Devo dimostrare che noi randagi del ’45 siamo forti e sopportiamo da eroi qualunque avversità, da veri Sagittari, da veri uomini, pardon da veri cani. Basta con questi problemi da femminucce.
Di giorno posso contare le lucertole in giardino e prendere appunti, con la zampa destra arrampicarmi su un ulivo, grattarmi l’ingessatura con il rastrello, infilare la testa in un ventilatore, bere una minerale con le bollicine, evitare la puntura di un’ape, fare la pipì sotto un albero, sciacquarmi la coda con la cannola, stendere una zampa al sole. Di notte, per il dolore, non posso dormire, ma posso pensare: «Porco cane. Va tutto male».

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