Il reporter dell’isola

“La crisi non c’e, e un’invenzione dei media e dei comunisti”. “La crisi c’e stata, ma l’abbiamo superata”.
“La crisi e tuttora ma ne usciremo meglio degli altri”. Queste le esternazioni degli ultimi mesi dell’ottavo nano ormai obnubilato dal priapismo, dalle papi-girls e da un io ipertrofico ormai ottuso e pericoloso.

Tutte balle, tutte cazzate. Dodici novembre 2011, Silvio bye-bye. La favola di Berlusconi e finita e con lui una corte di medici, igieniste dentali, cuochi, cantanti, chitarristi, cortigiani, maggiordomi, giullari, preparatori atletici, guardie, servi, mignotte e buffoni.

Si e creduto onnipotente e si e fottuto anche perche i mercati e gli interessi internazionali lo hanno circondato e trovato indeciso, fragile, presuntuoso e impreparato. Il cavaliere giocava con il fuoco mentre Roma bruciava. Borse a picco, volava la spread. E’ dovuto intervenire nonno Gerovital, Giorgio Napolitano: cuore partenopeo e animus pugnandi. E’ dovuto intervenire superMario. Ma i problemi restano tutti. I senza lavoro salgono all’8,5%, la disoccupazione giovanile tocca ormai quota 29,3%. E’ una notte buia. All’orizzonte lo spettro del default italiano. Il tricolore stracciato. Moody’s ci declassa, serie C, pagella da ultimi.

A Bruxelles, all’UE, non ci ridono piu in faccia ma nemmeno si fidano piu di tanto. Siamo un paese miserabile e commissariato, che ha perso la dignita antica e si inchina alla supremazia di Francia e Germania. Vincono le baguettes e i crauti con i wurstel.

Sono Argo, mi vergogno e mi dispero. Amo il ragu e il pane cafone.
E’ un inverno italiano, malinconico e scandaloso. Piove a diluvio su politica e economia, dignita e valori. Deputati plurindagati, bande di furbetti, ex governatori della Banca d’Italia condannati, corrotti e corruttori, evasori e puttanieri. Questo e un paese di chiese, case e casini. Santi e preti scandalosi. Poeti e giornalisti sensibili ai salotti dei ricchi e marinai disponibili ad attraccare nel porto del potente di turno. Questo e un paese di banche e banchieri. Mala tempora currunt. Italiani sempre piu poveri, tasche vuote. Consumi in declino, sorrisi spenti. Pezze al culo e il debito pubblico piu alto d’Europa.

Cieli offuscati ma anche le anime e i cuori. Italia in crisi, c’e puzza di bruciato Argo e il fumo e nero come il mantello di un vampiro. Malinconia e umori sotto i tacchi. La penisola della felicita perduta smarrisce pezzi e allegria. C’e rabbia Argo, la gente sta male e ha paura per il domani. Ci sono i giovani senza futuro, i pensionati che non arrivano a fine mese, le famiglie disperate, gli operai senza lavoro, le auto della polizia senza benzina. I precari, le donne sottopagate, i cassintegrati.

Prospettive cupe, un mezzo disastro, una pericolosa palude. Crescita zero. Debiti, pochi soldi, poche idee. Cieli malinconici, nuvoloni incombenti. Proteste, micce di rivolta. Il parlamento e fatto di guerre per bande e compravendite. Ancora risse, coltellate, insulti e colpi bassi. Giovani indignati e anziani indigenti.

Gli italiani per bene rattoppano le coperte, la dignita e i sorrisi. E’ un paese consumato e ingiallito come una vecchia pergamena. Un paese di ribaldi e bracconieri, mezze calze e trucidi protagonisti della fiction italiana.

Stanco e vigliacco me ne sto qui, fuori dalla mia cuccia di Veterino a godermi il tiepido sole dell’inverno. All’orizzonte due vele lontane e la fiamma del tramonto che incendia Ischia e Ventotene. Qualunquista e randagio, nostalgico e lontano dalle responsabilita, affaccio gli occhi sugli ulivi e sul mare. Anacapri e il mio esilio volontario. Da Punta Carena alla cima del Solaro e un posto magnifico per un vagabondo al confine. Colpevolmente annoiato dalla vita e smarrito dalla politica.

Ex anarchico, ex combattente, ex snob, ex borghese, ho scelto di vivere in disparte. Da qualche parte mi dovevo fermare. Sono sceso qui ad Anacapri. In questo esilio di angeli e cani sciolti abbaio dalle righe di questo giornale. Qualche volta a bassa voce, anche se, spesso, la rabbia e assordante.

La luce del tramonto sbatte sulla roccia. Al Lido del Faro, da Nello, le fiamme del sole si allungano sul mare. Fili rossi sull’acqua che arrivano fino alle rughe dello scoglio del Capodoglio. Il barchino bianco di Vittorio Aumm-Aumm continua a navigare verso i totani del paradiso. Vedo la nuvoletta azzurra del suo sigaro e la sua faccia da principe dei marinai.

Guardo dritto in faccia questi abbagli di vita e mi sento un cane fortunato. Al mio fianco Lilly la Comare e un sorriso che mi riscalda il cuore, un dono del cielo. Occhi dentro gli occhi, zampa nella zampa, allaghiamo nella tenerezza e nei ricordi. Le prime fughe da casa, gli anni ribelli ai padroni, la sete di liberta, gli addii che non erano mai per sempre. Il ritrovarsi nelle notti dell’amore e nei risvegli di caffe e progetti. Le avventure vagabonde a Torino, a Milano, a Cava de’ Tirreni, a Raito, in costiera. Si andava insieme con il pelo nel vento, compagni di viaggi e di cuore. Nelle nuvole e nel sole, accesi di desideri e di emozioni. Il mondo era musica e aveva un buon rumore, fiaccolavano gli ormoni in un’eterna canzone.
Avevamo denti forti e il “canto in gola”.
Basta nostalgie, Argo, basta con i rintocchi del cuore.

E’ quasi sera. Anacapri si raggomitola in via Orlandi mentre un volo bianco di nuvole leggere fugge verso il Solaro dentro un’aria profumata di castagne. A terra ferma, in Italia, e una
notte senza luna.

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