Risolto il mistero di Asperula Stellina

– di Mimmo Carratelli

È la storia di Silvio Staiano che ha spiccato il volo da un bar di Marina Grande inseguendo originali ispirazioni mercantili nelle quali ha coinvolto la sorella Alba,
sottraendola alla sua passione di erborista, e la fidanzata Valeria, esperta di marketing internazionale.

Dall’attrazione dell’insegna di un negozio caprese parte un viaggio nel mondo creativo di un giovane stilista dell’isola che si è inventata un’attività glamour di successo.

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200408-9-3mCondannati alla più vergognosa ignoranza botanica dallo studio teorico su piante e fiori attraverso libri poco illustrati e da un’arcigna insegnante di scienze terribilmente somigliante a Bette Davis, l’attrice americana del Massachusetts che aveva le palpebre pesanti, l’occhio tondo e fisso di rapace e il mento aggressivo, una specie di Morticia degli anni Trenta, quando ancora non s’era vista in tv “La famiglia Addams”, siamo sempre stati nella condizione di non distinguere un faggio da un noce e, in quanto ai fiori, la conoscenza si limitava ai gerani perché ne avevamo sul balcone di casa.
Naturalmente, “rosa è una rosa è una rosa è una rosa”, come ha scritto insistentemente la signora Gertrude Stein nel corso della dolce vita di scrittrice americana a Parigi, e con le rose, a parte l’incertezza sul significato simbolico dei vari colori, non abbiamo avuto difficoltà, però imbarazzati di fronte alla rosa tea e a quella gallica, finendo poi col regalare una rosa canina, che ha fiori rosa pallido, alla deliziosa padrona di un irrequieto chihuahua, salvo a scoprire che non c’entrava nulla coi cani.
Superammo gli esami di scienze grazie alla fotosintesi clorofilliana imparata a memoria, una truffa perpetrata alla licenza liceale, oggi causa di una avversione epidermica per i Verdi, paladini del mondo botanico.
Questa quasi dotta premessa floreale è per introdurre il discorso sullo smarrimento che ci prese un giorno in via Camerelle, a Capri, di fronte alla suggestiva ed elegante insegna di un negozio: “Asperula Stellina”. Il primo pensiero fu che si trattasse del cognome e del nome assolutamente originali della proprietaria, certamente una donna di fascino delicato e misterioso.
Non facemmo altre ipotesi, richiamati dalla gaiezza di una fanciulla che, appena entrati nel negozio, ci rapì in una foresta incantata di vetro, il più colorato, attraente e multiforme atelier di vetri di Murano e di ceramiche venete che avessimo mai visto, oggetti che conservavano ancora la suggestione del soffio dei maestri lagunari. Ma chi era, poi, Asperula Stellina? Nel mistero del nome si insinuò l’intrigante dettaglio partorito dalla nostra fantasia che il cognome, Asperula, precedesse il nome, Stellina, in un sottile gioco da anagrafe burocratica.
“Asperula Stellina o, se preferisce, Stellina Asperula, sono io” disse la fanciulla sorridente, intuendo i nostri pensieri. “O meglio – precisò – io mi chiamo Alba Staiano. Dall’iniziale del mio nome, A, deriva Asperula, e da quelle del cognome, ST, deriva Stellina”. Rimanemmo senza parole di fronte alla singolare immaginazione quando la ragazza disse: “Lei sa certamente che cos’è l’asperula stellina”. Fu un involontario colpo basso. La ragazza soggiunse: “L’asperula stellina è un fiore endemico di Capri, un fiore di roccia, coi petali bianchi, che fiorisce solo sulla nostra isola”.
A quel punto ripiombammo nell’antica ignoranza botanica. Piombammo contemporaneamente in una storia caprese, di quelle che testimoniano la fantasia, l’inventiva e il gusto per il bello degli isolani, certamente favoriti dal luogo sul quale la cicogna li depone.
Stellina Asperula, alias Alba Staiano, caprese, fu sottratta dieci anni fa alla sua passione e competenza di erborista a Roma dal fratello Silvio che la richiamò sull’isola per lanciare e curare il mirabile negozio di via Camerelle. Silvio Staiano è uno di quei ragazzi irrequieti eternamente alla ricerca del bello e del nuovo con cui arricchire, in ogni senso, la sua vita.
Padre caprese, Oreste, e madre sorrentina, Rosetta, Silvio ebbe da ragazzo due suggestioni: i lavori di intarsio sorrentino del nonno Giovanni e gli orologi dopo che, a sei anni, il padre gli regalò un Timex e, qualche anno dopo, lo zio Tonino portò personalmente dall’America uno dei primi orologi digitali coi numeri in rosso, un’autentica chiccheria.
Ai vetri di Murano, che segnarono il suo esordio nel commercio sofisticato, fu attratto dai grandi maestri lagunari Archimede Seguso, Pino Signoretto, Renzo Fuga e Andrea Tagliapietra, conosciuti grazie a un grande amico, Giuseppe Carbonari. Per sostenere il nuovo negozio in via Camerelle, Silvio lavorava da brillante garçon al “Caffè di Augusto”, che nei tempi andati era l’unica tabaccheria di Marina Grande, di proprietà degli zii e poi del padre di Silvio. Era perciò un garçon di famiglia, a 19 anni. Ed era un lavoro che gli piaceva perché lo teneva a contato con la gente.
Aprì il luogo di vetri preziosi in via Camerelle quando la strada era ancora tutta caprese coi negozi isolani di Chantal, Photo Rosso e D’Angelo, non ancora stravolta dalle griffe straniere di oggi. Fu un’audacia perché via Camerelle, lontana dalla Piazzetta, sembrava periferia negata ad un’attività commerciale redditizia. Ma i vetri di Murano importati da Silvio Staiano ebbero un successo incredibile. Quando il succeso declinò, Silvio ebbe cento dubbi e mille preoccupazioni.
Aveva bisogno di un’idea per rilanciare la sua attività. E l’idea gliela suggerì il boom degli orologi Swatch. Furono propizi il bar di Marina Grande e un amico-cliente del bar, Franco Verardi. Come avrebbe potuto procurarsi, Silvio, degli orologi in plastica, però capresi, che avessero immagini e motivi dell’isola? Verardi gli soffiò la magnifica “dritta” di un romano, Cesare Di Falco, che fabbricava gli Swatch a Hong Kong. “Che cosa faccio, gli telefono?” pensò Silvio, perplesso per un contatto così a distanza. “Gli telefono” si ripromise. “E come mi presento?” fu il dubbio successivo. Si presentò magnificamente inviando un fax al fornitore di Hong Kong che cominciava così: “Sono un ragazzo di Capri”. Era il 1995.
Il ragazzo di Capri conquistò Cesare Di Falco, pronto a fornire la merce. Il problema fu che il romano di Hong Kong poteva dare l’okay solo per una richiesta di centomila pezzi. Bum. Era un rischio altissimo. Silvio Staiano si cacciò nel rischio. Fece preparare dal pittore dell’isola Ottavio Cacace i disegni capresi, ma anche uno schizzo con la veneziana Piazza San Marco e una gondola, e attese che gli arrivassero gli orologi con quel look particolare.
Fu una grande e piacevole sorpresa quando gli orologi “con la fantasia caprese” andarono a ruba, prezzo 50mila lire, cento pezzi venduti al giorno, consolidando la sua attività imprenditoriale. Apportò modifiche di gusto facendo venire da Hong Kong solo le casse degli orologi e, per esempio, sostituì i cinturini di plastica con cinturini di coccodrillo che comprava da certi artigiani di Arezzo.
Prima che il boom scemasse, Silvio Staiano pensò che doveva diversificare la sua attività per rimanere sempre sull’onda. Divenne così un autentico “stilista made in Capri” con una serie di iniziative e l’apertura di altri negozi, “Capri Watch” in via Camerelle e “Ciao Capri” in via Fuorlovado, il rilancio di “Asperula Stellina”, non solo più oggetti di Murano ma con una nicchia-museo dei vetri superlativi, e quindi l’ultima “gemma”, il negozio di via Le Botteghe “Capri à porter”, marchio finale della sua originale creatività con la collaborazione preziosa della fidanzata Valeria, forte di una importante esperienza di marketing internazionale e reduce da un Master in Fashion all’Università Bocconi di Milano.
Ed ecco il “glamour” delle borse di Silvio Staiano, modelli e fantasie esclusivi, con particolare attenzione ai dettagli, disegnate da Patrizia Costante e Gianfranco Gargiulo, capresi di gusto, borse eleganti, da mare, da viaggio, realizzate in Toscana da due fratelli artigiani, Alessandro ed Enrico Buti, che si avvalgono della preziosa e sapiente esperienza dei loro genitori, Rosalba e Pilade, che lavorano ancora quotidianamente alla produzione nell’operoso capannone a Buti, grazioso paese vicino Pisa.
Entrano le ragazze e si incantano, entrano le signore e ammirano. Felice è la vita di Silvio Staiano nel negozio che rispetta l’antica architettura caprese, l’arco dell’ingresso, l’ampio soffitto a botte, il pavimento in cotto napoletano, gli stucchi di gran pregio alle pareti. Felice ma sempre all’erta, Silvio Staiano, per fiutare il vento della moda, le richieste dei clienti, ma soprattutto per non lasciarsi sfuggire l’ultima ispirazione. Anche questa estate ha centrato un grande successo presentando in via Camerelle un “orologino a bracciale”, versione mare, in dodici differenti e trasparenti colori.
Asperula Stellina, dove è nato il nostro viaggio, non era un cognome e un nome, ma la magìa che ci ha portato a scoprire il ragazzo caprese del bar di Marina Grande diventato un audace e vivace imprenditore del bello con la sorella Alba, con la fidanzata Valeria. “E’ tempo di Capri” non è più solo lo slogan degli “Swatch capresi”, ma è il motivo conduttore della molteplice produzione di Silvio Staiano, questo giovane uomo che cattura i sogni e i desideri delle donne.

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