Santa Barbara, la guida più popolare di Sorrento

– di Luca Pane

È il nomignolo di Vincenzo Acampora, scoppiettante quando parla e urla.
Una vita dedicata al turismo.
Da 45 anni sulla breccia.
Una vocazione nata dall’intraprendenza e dall’ironia.
I turisti stranieri che andava a prelevare in piazza Carlo III, a Napoli, per portarli a Pompei, Sorrento e Capri. Sposato a una guida turistica romana, ha avviato i figli Sascha e Stefy a proseguire la sua attività.

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200512-11-2mEsplosivo come una Santa Barbara. Parla, parla, spesso urla. Come urla. Quando è a portata di udito lo noti subito, sia che stia parlando in italiano, sia in inglese, spagnolo, tedesco e, da poco, anche in russo. E’ Vincenzo Acampora, 67 anni, guida turistica. Noto a Sorrento, a Capri e nel mondo come “Santa Barbara”. Tra le guide turistiche che da anni operano per il turismo regionale è personaggio di assoluta rilevanza. Il suo carattere estroverso ai limiti del normale e la sua forte personalità, la sua ironia, la sua franchezza, ne fanno una delle “bandiere” del popolo sorrentino.
Erano gli anni Sessanta quando il giovane Enzo cominciò a lavorare come guida turistica. “All’ epoca – sottolinea – eravamo tre o quattro guide che operavano nel territorio sorrentino e caprese. L’idea mi venne data da Antonino Fucito, detto Fessillo, che conoscendomi per la mia intraprendenza e la mia grande ironia, mi diede delle dritte per cominciare il mestiere. Inutile dire che fare la guida oggi è una cosa completamente diversa. Una volta si lavorava per guadagnare e per divertimento. Io stesso lavoravo per poter poi spendere la sera quei pochi spiccioli guadagnati”.
Ha fatto sempre la guida turistica?
“Nel 1965 – racconta “Santa Barbara”, che, rotto il ghiaccio, è un vero e proprio fiume in piena – decisi di aprire un locale notturno, il Tiffany, proprio in centro, a Sorrento. All’epoca esistevano solo il Fauno Notte con la tarantella e il Bagattelle. L’esperimento funzionò a meraviglia. Aggiungevo i soldi che guadagnavo col locale alle venticinque o trenta lire al giorno che mi dava la famiglia di agenzie Aponte per portare in giro i turisti”.
Cosa è cambiato?
“Le condizioni in cui si lavorava erano parecchio particolari. Si partiva da Sorrento senza mai sapere dopo quanto tempo si arrivava a Capri. Si viaggiava su motonavi che hanno fatto la storia. Ricordo il grande Sant’Antonino, la Giovannina, il San Ciro e poi l’Italia , la Linda. Tutte imbarcazioni in legno che tiravano dritto per la Grotta azzurra e impiegavano all’incirca un’ora e un quarto per portarci a Capri. Si andava alla Grotta e poi ad Anacapri, proprio come oggi. In fin dei conti le escursioni sono sempre le stesse. Dopo i primi sette, otto anni di lavoro con gli stranieri, per la maggior parte americani, decisi di collaborare con agenzie di Roma. Il motivo era per lo più economico. Andavo tutte le mattine in piazza Carlo III a Napoli. Lì, la Vastours, una delle più importanti agenzie turistiche della capitale, mi mandava gli stranieri a prima mattina. Li portavo a Pompei, Sorrento e a Capri.”
Tanta volontà, ma anche tanti sacrifici?
“La mia passione per il mestiere che svolgevo aumentò a dismisura, tant’è che nel 1971 decisi di sostenere l’esame per diventare guida turistica a tutti gli effetti. Sempre agli inizi degli anni Settanta, io e altre dieci o quindici guide creammo una cooperativa assistenziale, il Gta. Nell’arco di qualche mese diventammo un punto saldo per il turismo costiero e isolano. Tutte le agenzie facevano riferimento a noi, e il lavoro che aumentava a dismisura mi permise di allargare il cerchio ad altre giovani guide turistiche.”
Il lavoro, e poi?
“Nel 1970 decisi di sposarmi con una collega che lavorava per l’agenzia Carrani di Roma. Fu lei stessa a farmi conoscere i pezzi grossi del gruppo turistico, per i quali tutt’ora continuo a lavorare. Con Irene ho avuto due figli, Sascha e Stefy, che oggi svolgono la mia stessa attività.”
Ma lei passa per essere anche un grande seduttore?
“Non nascondo la mia grande passione per le donne. Ne ho amate poche, ma ne ho avute tante e tante.”
E le lingue?
“Nel 1980 per perfezionarle decisi di andare in America. Ci stetti per ben nove mesi, durante il periodo del terremoto in Campania. Mia moglie e i miei figli andarono in Germania. La paura per il terremoto fu tanta. Un anno dopo, la mia grande passione per il mestiere che svolgevo mi permise di diventare vice presidente nazionale delle guide turistiche italiane. Agli inizi degli anni Ottanta sono stato nominato presidente regionale delle guide della Campania.”
La sua franchezza è nota anche in politica.
“Tra le mie passioni, c’è sempre stata anche la politica. Sono stato consigliere comunale a Sorrento dal 1980 al 1990, ho vissuto da vicino le vicende comunali che si sono verificate durante le amministrazioni rette prima dal sindaco Antonino Cuomo e poi da Alfonso Astarita. Ero per il Movimento sociale italiano. Dal 2000 al 2005 sono stato assessore comunale per Forza Italia.”
Lavoro, politica, donne. E lo stress?
“Agli inizi degli anni Novanta, per mia sfortuna, ho cominciato ad avere seri problemi fisici. Nel 1993 ho avuto un intervento, mi sono stati messi ben quattro bypass. Sono stato per ben cinque anni in dialisi. Ho subito un trapianto di reni, infarto e angioplastica. Ne ho passate veramente di cotte e di crude. Ho lottato più di una volta con la morte, ma il padreterno mi è stato vicino. Oggi dico ai miei nemici fate attenzione, io l’ho visto da vicino e mi ha detto che devo indicargli chi mi rompe le scatole.”
Nonostante tutto, continua a lavorare?
“Oggi, a 67 anni suonati, mi sento stanco. La vita mi ha regalato tanto. Stanco però non vuol dire stanco di vivere. Ho ancora una grande forza d’animo che mi permette di godere le giornate con molta spensieratezza. E’ vero, non mi sento più un giovanotto, ma, fino a quando potrò, le escursioni a Capri saranno il mio passatempo preferito. Per nessuna cosa al mondo rinuncerei al mio mestiere.”
Ecco, questo è “Santa Barbara”. Attenzione, se lo incontrate: scherzate con lui quando volete, ma non lo fate arrabbiare. Vincenzo Acampora è in contatto diretto con quello che ci guarda da lassù.

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