Storia sotterranea di una città di mare

– di Susanna Crispino

Pozzuoli nasconde le tracce del suo passato nelle visceri del Rione Terra. Arroccato su un promontorio di tufo è stato il primo nucleo degli insediamenti nella zona. Scalo navale dei romani. Prima presidio militare, poi città a vocazione commerciale e luogo di lusso per le vacanze dell’aristocrazia della capitale. Il fenomeno del bradisismo. Significativi ritrovamenti archeologici.

La città di Pozzuoli vista dal mare è un borgo colorato, adagiato sulla costa con l’indolenza tipica delle città di mare. Sopravissuta ai secoli e alle dominazioni, alle tempeste e al bradisismo – un terremoto lento e continuo che di tanto in tanto fa la sua comparsa nell’area flegrea – Pozzuoli nasconde le tracce del proprio passato in una città sotterranea, pronta a raccontare fasti e miserie di duemila anni di storia: il Rione Terra. Il suo nome deriva dall’usanza medievale e marinaresca di chiamare ‘Terra’ il villaggio o la città, come elemento contrapposto al mare.
Arroccato su un promontorio di tufo, il Rione Terra è stato il primo nucleo degli insediamenti della zona. Il geografo greco Strabone, vissuto nell’età di Augusto (31 a.C.-14 d.C.), racconta infatti che i Cumani vi avevano istituito uno scalo navale. I Greci erano comunque di casa sul litorale flegreo: prima della romana Puteoli, esisteva nella zona “Dicerachia” (‘Governo della Giustizia’) fondata intorno al 530 a.C. da alcuni esuli dell’isola di Samo in fuga dal tiranno Policrate. Non sono state trovate tracce della città, ma potrebbe aver avuto vita breve, dato che il tiranno Aristodemo aveva preso il controllo di Cuma poco dopo la sua fondazione.
Lo scalo navale del Rione Terra continuò a funzionare fino a tutto il V secolo a.C.. I Romani, che ne fecero il caposaldo per la difesa delle coste durante la Seconda Guerra Punica, scelsero la rocca del Rione Terra per fondare ufficialmente “Puteoli” nel 194 a.C..
Nata come presidio militare e chiusa da possenti mura, la città possedeva in realtà una chiara vocazione commerciale: vi sorgevano fondaci e templi di mercanti stranieri, ville, magazzini negozi, terme e alberghi, nonché interi isolati di case. Era anche luogo di lusso, dove l’aristocrazia romana faceva costruire le proprie dimore estive, dando inizio al fenomeno della villeggiatura. In età augustea la sua vita economica cominciò a spostarsi dalla rocca sempre più sulla costa, probabilmente a causa del bradisismo, presenza costante nella zona.

L’invasione barbarica dei Goti di Alarico, nel 410 d.C., pose fine alla città costiera e riportò i Puteolani nel luogo da cui erano partiti, il Rione Terra, insieme al loro vescovo. Nel corso dei secoli successivi, Puteoli passò dai Longobardi di Capua e Aversa a Carlo d’Angiò e infine a Federico II, tornando almeno in parte agli antichi splendori grazie all’attività termale: sul Rione Terra si trasferirono molte famiglie nobili e sorsero almeno sette nuove chiese. Durante il Viceregno ritornò in auge come località di vacanza dei nobili partenopei, spinti dalla presenza della villa di don Pedro de Toledo (1532-1553). Ma le scosse di bradisismo culminarono nell’eruzione del 29 settembre 1538, che portò alla nascita del Monte Nuovo e determinò l’abbandono della zona.
Il secolo successivo fu un momento d’oro per il litorale ma non per il Rione, e alla fine del Settecento anche la costa fu abbandonata dall’aristocrazia borbonica, che le preferì l’area vesuviana.
L’industrializzazione sconsiderata della zona flegrea a partire dall’Ottocento culminò nella distruzione di molti monumenti antichi e nel degrado del Rione, definitivamente evacuato – ancora una volta a causa del bradisismo negli anni Settanta del Novecento.
Ma proprio l’abbandono del borgo ha costituito il primo passo nel recupero delle strutture sotterranee, conservate nel tempo proprio dai frequenti interramenti e restauri.
Oggi il Rione Terra è una città sotto la città, cui si accede dalla sommità del promontorio puteolano. Ha un impianto derivato dai castra, gli accampamenti romani, articolato intorno a strade ortogonali tra di loro: i cardines, orientati sull’asse nord-sud, e i decumani, orientati est-ovest. Dagli scavi sono emersi edifici che raccontano la sua vita, come le tabernae, ovvero i ristoranti, luoghi di incontro dove si potevano consumare pasti caldi, giocare ai dadi, assistere a spettacoli di musici e ballerine, in compagnia di ragazze spesso fornite dal padrone. Molto usato era anche il ‘bancone libero’, posto all’ingresso tra l’oste e l’avventore, dove era possibile scaldare le vivande su un fornello. Dai resti ritrovati sappiamo che gli avventori mangiavano carni, cozze, vongole e ostriche e bevevano vino proveniente perlopiù dal mar Egeo e dalla Campania settentrionale.

Nelle tabernae c’erano pozzi per attingere l’acqua dolce collegati, attraverso cunicoli scavati nel tufo, a grandi cisterne che raccoglievano l’acqua piovana proveniente dalle pluviali sui tetti delle case. In età vicereale, tutte le tabernae vennero trasformate in cisterne, tranne quella posta sotto la chiesa di San Procolo, probabilmente utilizzata già in epoca romana come cimitero per i bambini: vi sono stati rinvenuti tre neonati sepolti in anfore di provenienza africana. Su una parete è stato graffito il numero XXXVIII, forse i giorni di vita del bambino. I resti fossili di una spiaggia risalenti all’VIII e IX secolo d.C. e di alcuni molluschi, ritrovati in un edificio di età neroniano-flavia sul versante del porto, suggeriscono che in epoca medievale questo fosse almeno in parte sotto il livello del mare. L’epoca coincide con l’inabissamento di Pozzuoli ricordato negli Atti di San Pietro e San Paolo (un testo dei vangeli apocrifi datato intorno all’890), dove si racconta che Paolo, sbarcato a Pozzuoli, chiese al Signore di punire la città perché vi era stato ucciso al suo posto il capi tano della nave su cui era giunto. Al di sopra degli scavi sorge la chiesa di San Procolo, edificata durante l’alto Medioevo adattando il cosiddetto ‘tempio di Augusto’. I numerosi viaggiatori del Gran Tour raccontano del tempio in marmo bianco che sorgeva sull’acropoli e dell’iscrizione che indicava come architetto Cocceio, probabilmente lo stesso che aveva realizzato la galleria che collega il Lago d’Averno con la città di Cuma (detta Grotta della Pace). Le strutture del tempio sopravvissero quasi intatte fino al 1632, quando il vescovo agostiniano Martino de Léon y Càrdenas promosse degli imponenti lavori di rifacimento. Il tempio si credeva perduto, distrutto per far posto alla fastosa ma banale chiesa barocca. Invece un incendio scoppiato nel 1964 lo riportò alla luce quasi perfettamente conservato: gli architetti ingaggiati per i lavori nel Seicento, Bartolomeo Picchiatti e Cosimo Fanzago, avevano nascosto le strutture antiche sotto uno spesso strato di stucchi, creando una sorta di guscio intorno all’edificio. In seguito alla fortunosa riscoperta, è stata avviata una nuova campagna di restauro che è ancora in corso.

Al di sotto della chiesa, in una grande fossa per le sepolture ricavata nel podio, sono state rinvenute le sculture che appartenevano al tempio, sepolte intere insieme a frammenti di elementi architettonici come lesene e cornici decorate. L’inusuale ritrovamento (normalmente i marmi antichi venivano distrutti dagli architetti moderni per ottenere la calce) è probabilmente dovuto alla singolare vicenda che coinvolse il predecessore del vescovo Càrdenas, monsignor Lorenzo Mongiojo, accusato di stregoneria perché aveva ‘invocato gli spiriti’ per ritrovare tesori. I marmi e le statue antichi rappresentavano un autentico tesoro anche nel XVII secolo ma, forse perché considerati frutto di magia, sono stati sepolti senza essere toccati. Le sculture, per la maggior parte copie romane di originali greci del V secolo, sono attualmente esposte nel museo dei Campi Flegrei nel castello di Baia. Tra gli altri ritrovamenti significativi figurano tre statuette in terracotta raffiguranti il saccarius (il facchino con un sacco di grano sulle spalle) figura tipica di un grande emporio come Puteoli, che può essere considerato un antico souvenir. E la preziosa conferma di una vocazione antica dell’area flegrea: ancora oggi la città di Pozzuoli accoglie i viaggiatori affacciandosi alla costa come borgo colorato e caotico. L’antica Puteoli dorme nel cuore del sottosuolo, tra le braccia di quel Rione Terra che ne racconta le molteplici vite: terra promessa di esuli in fuga, presidio militare, luogo di otium per nobili villeggianti, devota cittadella medievale, gioiello vicereale, borgo di pescatori e infine preziosa testimonianza di civiltà.

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