Sulla piscina di Gracie Fields ascoltando Van Wood tra Faruk, Orson Welles e Soraya

– di Giuseppe Aprea

Come l’attrice e cantante del Lancashire si innamorò di Capri, ospite al Fortino del marchese Patrizi.
La fuga per la guerra e il ritorno nell’isola.
I quattro uomini della sua vita, l’amica Mary Davey, “Sally” la canzone del suo maggiore successo e le grandi estati capresi.

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200308-13-3m“Il principe Pignatelli di Monteroduni, benvenuto principe”. “La baronessa Parisi, la contessa Ripandelli e gentile figlia, la principessa D’Aragona Pignatelli. L’accompagno principessa, il suo tavolo è proprio accanto alla piscina”. Arnaldo Garzia, maestro di cerimonie della “Canzone del mare”, annunciava nomi e titoli con la necessaria dose di solennità. Nascondendo dietro i sorrisi di circostanza il terrore d’inciampare in qualche gaffe. La signora Fields non gliel’avrebbe perdonato. Per l’inaugurazione della “Canzone” aveva preteso la perfezione assoluta. E soprattutto un parterre davvero reale. Una piscina d’acqua salata a Capri, e in riva al mare, avrebbe senz’altro fatto scalpore.
Gracie Fields (Stanfield era il suo vero cognome) aveva visitato l’isola per la prima volta nel ’27, in compagnia di Henry Savage, un promettente scrittore, e di un suo amico, il pittore irlandese John Flanagan. In Inghilterra era già un mito. La sua carriera di “enfant prodige” era cominciata assai presto: aveva cantato per la prima volta in pubblico a otto anni, nel 1906. A 17 aveva fatto il suo esordio in una piccola compagnia di music hall di cui il primo attore era un certo Archie Pitt che aveva amato Gracie dal momento in cui l’aveva vista fare il suo ingresso in teatro, sotto lo sguardo vigile della madre, suo pigmalione e severissima manager. I due si sposarono nel 1923, dopo il successo all’Alhambra Theatre di Londra dello spettacolo “Mr Tower of London” che lo stesso Pitt aveva ideato, affidandone la parte della protagonista alla giovane stella nascente del Lancashire. “Mr Tower” tenne il cartellone per sette anni; il matrimonio ebbe minore successo. Le scappatelle di Archie convinsero Gracie che tutto era finito. Lo lasciò quando fu sicura di essersi innamorata sul serio di un uomo. E quell’uomo fu John Flanagan, pittore con studio a St. John’s Wood.
Con lui e con Henry Savage, Gracie venne in vacanza a Capri, nel 1927. Era attratta dall’isola da quando aveva letto “South Wind”, il libro che Norman Douglas aveva dedicato al Mezzogiorno d’Italia. Vi trascorse dieci incantevoli giornate, in compagnia degli amici e degli affabili proprietari delle camere che avevano preso in fitto, a Marina Piccola. Il marchese Adolfo Patrizi e suo figlio Ettore furono degli ospiti perfetti, e Gracie s’innamorò perdutamente di Capri. Da allora, ogni primavera, le stanze del Fortino dei Patrizi furono riservate a lei. La vista dei Faraglioni e della Marina di Mulo le divenne familiare, e infine immagine inseparabile. In Inghilterra era ormai una stella dello spettacolo ed il suo esordio nel mondo della celluloide non fu una scelta (amava troppo il contatto diretto col pubblico per farne a meno) ma un passo obbligato. Il primo film (1931) fu “Sally in our Alley” e la canzone “Sally” un successo incredibile.
Nel ’37 Gracie era l’attrice più pagata del mondo e la Twentieth Century Fox la ricoprì d’oro per convincerla a firmare un contratto di esclusiva, a Hollywood. La sua popolarità in patria era seconda solo a quella della famiglia reale. Il pubblico la amava anche per il suo impegno a favore dei poveri e degli orfani. Più di 250mila fans le espressero solidarietà nel corso della sua battaglia contro il cancro che la colpì maligno nel 1939, al termine delle riprese di “Shipyard Sally”. Per la sua convalescenza, l’attrice si rifugiò a Capri, dove aveva acquistato la proprietà del Patrizi, il vecchio Fortino costruito dai Francesi nell’Ottocento per proteggere le marine di Mulo e di Pennaulo, a Marina Piccola. Con lei c’erano l’amica fidata Mary Davey e il suo nuovo compagno, il regista italiano Mario Bianchi, nome d’arte Monty Banks. La tanto desiderata vacanza caprese ebbe però breve durata, perché Hitler aveva altre intenzioni e il suo amico Göring girava già per l’isola con l’aria da padrone.
Nel giugno del ’40, subito dopo il “discorso del balcone” Gracie, Monty e Mary capirono che l’aria di Capri si era improvvisamente fatta pesante. Ettore Patrizi li condusse fino a Napoli con la sua barca a motore e un provvidenziale trenino li riportò in patria. Mezza Europa era in fiamme. Si serve la patria anche recitando e cantando, ed è quanto la Fields fece, con grande entusiasmo, ad un passo dal fronte, per la gioia dei soldati. Ma l’entrata in guerra dell’Italia faceva di Monty, che Grace aveva intanto sposato, un nemico degli inglesi. Fu solo per questo che l’attrice accettò una scrittura per una lunga tournée in Canada, mentre il marito la precedeva negli Stati Uniti. A partire dal ’41, diede tutta una serie di concerti all’interno di fabbriche e officine di materiale bellico. E per i giornali inglesi, che l’avevano accusata di abbandonare la patria in pericolo, tornò ad essere “our Gracie”.
A guerra finita, tornò a Capri nel suo adorato Fortino della Piccola Marina che si diede a rimodernare, malgrado Monty avesse ripreso la sua passione per il gioco e, diceva qualche malizioso isolano, anche per le belle donne. Insieme i due progettarono la costruzione di un ristorante sul mare e di una piscina, dotati di servizi di un lusso mai visto prima sull’isola. Hollywoodiano, eccessivo e un po’ cafone: commentavano storcendo il naso gli intellettuali del vicino stabilimento di Luigi Iacono, ai Faraglioni. Ma Gracie tenne duro. Per trovare il danaro occorrente, si rituffò nel lavoro, alternando lunghe tournée a periodi capresi. Continuò instancabile anche dopo che Monty morì d’infarto, a pochi mesi dal grande evento.
Infine era arrivato il gran giorno. E la voce del cerimoniere, quell’otto di luglio del 1950, continuò ad annunciare: “La marchesa Andreina D’Ayala Valva, il conte e la contessa Brandolin, la maharani Shri di Jaipur”. E poi: “Per fortuna è qui, marchese Patrizi! Gli ospiti son già quasi tutti arrivati”. Una festa memorabile. Patrizi faceva un po’ da padrone di casa. Mostrò agli invitati le cabine modernissime (in muratura!), ognuna con il proprio bagno, alcune con il terrazzino privato, il ristorante, con personale sceltissimo e cucina rigorosamente internazionale, e soprattutto la piscina. Gracie e Monty l’avevano voluta della forma dell’isola e chi vi si bagnava poteva scegliere di nuotare verso Marina Grande o Punta Carena, verso la grotta Bianca o i Faraglioni. Il tocco di classe finale, tutto italiano, era la colorita boutique del marchese fiorentino Emilio Pucci. Foulard, copricostume, bluse e abiti da sera magicamente sospesi tra eleganza e praticità.
Il successo fu enorme. Re Faruk non ebbe dubbi quando si trattò di scegliere la sua reggia caprese, nel ’52. Negli anni ’60 fu il turno dello Scià di Persia e Soraya, di Niarchos, di Onassis con Jacqueline Kennedy: la “Canzone” era il salotto balneare più famoso del Mediterraneo. Per i collegamenti via mare, il giro dell’isola o lo sci acquatico c’era lo scintillante motoscafo Riva di Costanzo Federico (detto “pataniello”). Ma chi amava prendersela più comoda poteva cercare asilo a bordo dei pratici e romantici gozzi della Marina, a bordo dei quali poteva pure scapparci un profumato “spaghetto aglio, olio e peperoncino”.
La padrona di casa aveva un sorriso per tutti, per ognuno un’attenzione particolare. La privacy, innanzitutto. Non era facile tenere lontani dallo stabilimento curiosi e paparazzi. Sul cancello dello stabilimento stazionava fisso, attento e discreto, un sorvegliante. Il via vai era tanto intenso che la compagnia locale di trasporti stabilì una fermata davanti alla “Canzone del Mare”. E pensare che il capolinea dell’autobus era trenta metri più giù. Le notti dell’estate del ’52 sono passate alla storia. Peter Van Wood era volato dall’Olanda a Capri per suonare “Chella là” e “Tu vuò fa l’americano”; dopo la mezzanotte smetteva di suonare la chitarra e sedeva al tavolo di Orson Welles. Per bere whisky e soda.
Fu in quel periodo che Gracie, cinquantenne di grande charme, incontrò il terzo uomo della sua vita: Boris Alperovici. Scese un giorno alla “Canzone” per riparare l’impianto radio dello stabilimento e non se ne allontanò più. Il matrimonio si celebrò in Santo Stefano, testimoni lo storico dell’isola Edwin Cerio e il giovane segretario del Centro Caprense, Aldo Aprea. Essendo gli sposi di religione diversa, fu necessaria una dispensa ecclesiastica.
I venti anni successivi trascorsero per Gracie molto intensamente, tra l’impegno quotidiano allo stabilimento e le trasmissioni per la radio inglese, cui teneva molto. Nel 1978 si esibì a grande richiesta a Rochdale, il suo paese natio, davanti alla regina madre Elisabetta. Cantò ancora “Sally”, la canzone che l’aveva resa famosa. L’anno successivo, a Buckingham Palace, la stessa regina la nominò “Dame” dell’Impero Britannico. Morì pochi mesi dopo, in settembre, lasciando un grande vuoto a Capri, dove era molto amata. I camerieri della “Canzone del Mare”, incaricati di trasportare la bara, la adagiarono per un lungo attimo sulla terrazza, a due passi dai Faraglioni. Perché Gracie potesse salutare per l’ultima volta i campi azzurri e infiniti che erano stati il vero grande amore della sua vita.

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