Tempi duri per Babbo Natale

– di Mino Rossi

Lo scrittore americano John Updike fa a pezzi l’uomo dalla barba bianca e dalla giubba rossa scagliandosi contro il consumismo di fine anno tra feste, regali, grandi magazzini superaffollati, l’ansia dei bambini e gli adulti che fanno i paperoni sullo sfondo della crisi mondiale.
I dodici incubi del Natale in un libro crudele e sarcastico.
Comunque vada, ci salverà un piatto di lenticchie.

In anticipo sulla crisi mondiale, la Befana già veniva di notte con le scarpe tutte rotte. Non sappiamo le condizioni di Babbo Natale che vive lassù, a Rovaniemi, città lappone di neve e aurore boreali. Ora ha persino una mail, forse anche un sms, e la slitta tirata dalle renne corre sul web.
Corre coi tempi, Babbo Natale, ma i tempi si sono incupiti. Viviamo nella bolla immobiliare, le banche falliscono, anche i ricchi piangono, l’indice Mibtel non ci aiuta, il Dow Jones ci deprime, l’indice Nasdak ci butta giù. E, lassù, dove Babbo Natale ha casa, i ghiacci si stanno sciogliendo perché da questa parte del mondo fumiamo troppo, ci riscaldiamo troppo, corriamo troppo in macchina, abbiamo troppe ciminiere e troppo gas e il buco dell’ozono non è più quello di una volta.
Viviamo nel panico e in piena recessione. Ne avremo sino al 2010 secondo le ultime stime dell’Ocse. Si fanno piani per uscire dalla crisi. Maastricht allenta, Obama organizza un superprestito per 800 miliardi di dollari, il nostro Cavaliere incita all’ottimismo. Ma il crac è crac. Non c’è una ricetta precisa. Cadono molte illusioni. Crollano i miti. Non è più tempo di favole. E anche per Babbo Natale siamo alla fine della storia.

Il famoso scrittore John Updike della Pennsylvania non ha dubbi e nel suo ultimo libro, “I dodici incubi del Natale”, fa a pezzi l’uomo con la barba bianca e la giubba rossa. Da non credere. Come se non bastasse l’ansia per le 250 aziende italiane del giocattolo che puntano sul Natale per una boccata d’ossigeno, mentre non arriviamo più alla quarta settimana, e chissà se arriveremo all’albero, Updike ci svela crudelmente che Babbo Natale è solo un alcolizzato che vive col sussidio di disoccupazione, ha la barba incolta e persino finta, il vestito rosso rimediato ai saldi e le sue renne hanno le zecche e pertanto sono pericolosi agenti virali. John Updike si chiede perché mai un essere anche vagamente normale dovrebbe abitare al Polo Nord su un blocco di ghiaccio galleggiante. E domanda con sarcasmo a chi verrebbe in mente di passare la notte volando da un cielo all’altro per distribuire regali a bambini che di sicuro non li meritano.

E’ il più feroce attacco a Babbo Natale che si sia mai registrato, paladino del consumismo, dispensatore di montagne di giocattoli, regali e doni inutili. Non vale ricordare che Babbo Natale ha una bella casa e vive in un confortevole villaggio lappone e ha un numero di telefono che un giorno un grande magazzino di Colorado Springs rivelò ai bambini perché lo chiamassero il giorno della vigilia, solo che per un errore di informazione il numero risultò essere quello del Comando aereo della difesa americana. Ma su molti siti web si può rintracciare Babbo Natale e interagire con lui. E allora perché John Updike ha voluto così crudelmente deluderci? Perché – dice – la notte di Babbo Natale è angosciosa, i grandi magazzini si affollano follemente, c’è una corsa dissennata a comprare, incartare, pagare, e i bambini in attesa vanno in ansia, non dormono, spiano per vedere Babbo Natale, e i grandi fanno di peggio regalandosi cravatte, stereo ad alta fedeltà, playstation, gioielli e vacanze ai tropici. Una confusione e un dispendio di danaro che pare non siano estranei alla crisi in cui siamo piombati, paperoni della corsa ai consumi e oggi col portafoglio vuoto e le illusioni svanite.

Magari sarà un brutto Natale, o un Natale così così, o un Natale da riciclare, e ognuno sa i fatti suoi e fa i conti, e si regola come può. Ma salviamo Babbo Natale da John Updike. Salviamo l’uomo dalla barba bianca e la giubba rossa. Ci ha accompagnato per una vita, perché ridurlo a brandelli improvvisamente? Dai, John Updike della Pennsylvania, lasciaci Babbo Natale che arrivi o meno carico di regali oppure di cambiali, interessi passivi, indice Mibtel, recessione e tredicesime dimezzate. Sappiamo come cavarcela. Un piatto di lenticchie ci salverà.

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