Tempo Di Natale: avanzano le bande putipù

– di Vincenzo De Gregorio

Il cospicuo repertorio della musica ispirata alla Natività firmato da grandi artisti come Mussorgskij, Cajkovskij, Schubert. Le sei composizioni di Listz e le tre di Verdi. La Pastorale di Scarlatti e l’Oratorio di Bach. “Une cantate de Noel” di Honegger. Ma c’è anche il messaggio di allegria e di augurio dei complessi isolani. Il seno scoperto della Madonna delle Grazie nella chiesa a metà di via delle Botteghe a Capri.

La più antica chiesa di Capri si ritrova ancora, con un poco di faticosa ricerca, prendendo subito a sinistra, dopo l’arco a metà circa del percorso di Via delle Botteghe: è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la primitiva parrocchia della cittadina.
L’impianto basilicale, con tre navatelle divise da colonne di spoglio e capitelli antichi adattati, è quasi commovente per la sua semplicità che, comunque, vuole richiamare quello solenne e grandioso delle maestose basiliche che, dal quarto secolo in poi, hanno caratterizzato tutti i grandi centri europei.
Nelle absidiole affreschi ancora leggibili di pittura proto-italiana di ispirazione bizantina, richiamano i grandi temi della fede: la nascita del Cristo e la sua morte. Il primo tema dà il motivo del titolo della piccola basilica: Madonna delle Grazie. Ma la raffigurazione relativa è quanto mai suggestiva: la Madonna con il seno scoperto che allatta il Bambino Gesù.
Non si era approdati, all’epoca, a quell’esasperato rifiuto del corpo umano, maschile e femminile, che nell’ambito di una concezione puritana e bacchettona, sia nell’ambiente protestante sia in quello cattolico, avrebbe rifiutato ogni e qualsivoglia raffigurazione sacra che non fosse assolutamente castigata. Ma quel seno è … scoperto, anzi è mostrato con serena certezza ed evidente orgoglio.
Tutto questo comincia a partire dall’anno 431, quando ad Efeso, attuale Turchia, la Chiesa del tempo proclama in un Concilio Ecumenico che la carne umana assunta da Dio (il Verbo) non poteva essere estranea a questo Dio, quasi come un abito indossato, ma che diventava una sola cosa con Lui. Di conseguenza, la Madonna non è solo madre del Cristo ma madre di Dio.
E allora, dalla penisola iberica alla Germania, dalla Scandinavia alle terre dell’Oriente, è il titolo di Nostra Signora (Notre-Dame a Parigi) a caratterizzare edifici di grandi città come di piccoli villaggi, anche a Capri.
Quel seno nudo che allatta il Bambino è il riferimento certo per tutte le maternità. E’ l’atto d’amore più nobile che si possa descrivere riportando il gesto della madre che dà ancora la sua vita al bambino dopo avergliela già donata nel suo grembo. Ecco perché acquista, a mano a mano, sempre più importanza il Natale, evento celebrativo di quel seno benedetto tra tutti.
A noi, moderni ma distratti fruitori della musica, non appare più tanto evidente il senso di festa che acquistano i giorni feriali quando la musica, il canto, li rendono, invece, festivi. Oggi la musica fa da sfondo alla proposta del dentifricio che rende più bianchi i denti fino all’invito a servirsi del biglietto unico per avere tutta un’Isola in tasca. Ma un tempo non era così e pertanto anche il Natale, festa tra le più suggestive, venne ad avere le sue musiche celebrative. Queste spaziano da un capo all’altro del mondo cristiano, e in ogni epoca, attraverso i linguaggi sia popolari sia colti. Al mondo di origine bizantina sia Modest Mussorgskij sia Petr Il’I Cajkovskij si ispirano per comporre un brano liturgico ortodosso dal titolo “L’angelo a Maria”. La più antica e veneranda preghiera mariana, l’Ave Maria è stata messa in musica innumerevoli volte: da Tomas L. da Victoria, Schubert, Gounod, Bruckner, Liszt (che ne ha composte ben sei) e Verdi (tre). Palestrina ha una Messa a sei voci “Ave Maria”, Kodàly ne ha composta una a tre voci, mentre il laico Jean-Luc Godard a la Madre di Dio si riferisce in quello che molti ritengono lo scandaloso film “Je vous salue Marie” del 1985.
Da Napoli nel 1705 si irradia la “Pastorale per la natività del Bambino Gesù” di Alessandro Scarlatti e da Dresda nel 1664 il capolavoro di Heinrich Schutz “La storia della Natività” e così attraverso il nome di “Pastorale” una lunghissima storia musicale e natalizia che è di Corelli, Couperin e di Bach stesso. Questi ne ha composto una per organo in più sezioni e le ha dedicato Cantate che, raccolte insieme, costituiscono l'”Oratorio di Natale”.
Nel Novecento Francis Poulene compone “Quattro mottetti per il tempo di Natale”. Nel 1951 e nel 1953 Arthur Honegger completava l’ultima e più importante sua opera “Une Cantate de Noel”.
Le citazioni potrebbero continuare a lungo, ma perché non ricordare la cantata a strofe di augurio per il nuovo anno delle nostre Bande Putipù capresi che come gemma incastonano nei motivi di allegria e di augurio la Madonna col Bambino, “la piccola grotticella e li pasture”?

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