Trapani, mare blu e vele mondiali

– di Mimmo Carratelli

Lo straordinario successo delle regate di Coppa America che per la prima volta, in 154 anni, hanno fatto tappa in Italia. La cittadina siciliana rimessa a nuovo. Cento milioni di euro di investimenti. La partecipazione appassionata di mezzo milione di spettatori nei dieci giorni delle sfide barca contro barca. Il panorama delle Egadi e un’ospitalità eccezionale. Un teatro di gara che ha stupito i velisti. È stato l’evento al quale Napoli aveva rinunciato.

Mare blu e creste bianche, sole e vento, una spruzzata di pioggia, folla, entusiasmo in Italia, nel Mediterraneo, a Trapani, il più bel teatro di Coppa America, più di Auckland e San Diego, più di Fremantle e Newport. In settembre è stato il trionfo della cittadina siciliana dove si sono concluse le regate preliminari di quest’anno della Coppa America 2007. Dieci giorni indimenticabili nello scenario delle Egadi. Mezzo milione di spettatori e il trionfo ineluttabile di “Alinghi”, il siluro d’argento.
Un chilometro di banchine nuove con padiglioni illuminati, approdi tirati a lucido, l’escavazione dei fondali, l’enorme palco per gli spettatori fra la città vecchia e il porto, due navi da crociera alla fonda per ospitare 1200 persone, il lungomare restituito alla sua originaria bellezza e illeggiadrito da pub, ristoranti, mostre e giochi, le mura medioevali del porto liberate da orrori e capannoni, alberghi esauriti da Palermo a Marsala, l’insuperabile accoglienza al grande circo della vela mondiale, oltre duemila persone fra cui 400 giornalisti. Se “Alinghi” ha vinto, Trapani ha stravinto, prima tappa italiana in 154 anni di storia dell’America’s Cup.
In mare un dondolio di yacht, gommoni, catamarani, l’affascinante sagoma della “Vespucci”, l’altra nave scuola “Palinuro” e i dodici scafi in gara e in fibra di carbonio con montagne di vele per le sfide barca contro barca. Sulla passerella delle onde la chiglia imperiosa di “Alinghi”, la vela rossa e lo scafo nero di “New Zeland”, i fianchi grigi di “Luna Rossa”, la barca bianca della Germania e quella rossa di “China Team”, lo scafo del miliardario americano Larry Ellison, “Oracle”, grondante dollari, l’allegra brigata di “Mascalzone latino” del napoletano Vincenzo Onorato, i sudafricani di “Shosholoza” ingaggiati dall’imprenditore di Nocera Salvatore Sarno, la barca gardesana “+39”, gli svedesi di “Victory”, i parigini di “K-Challenge”, gli spagnoli di “Desafio”. Sullo sfondo, Levanzo e Favignana.
Su tutti, il largo sorriso e il cipiglio manageriale di Christine Bélanger, francese bionda di origini corse, amministratore delegato di Louis Vuitton, il supersponsor dei preliminari di Coppa America. Sorpresa e soddisfatta, la signora, del successo di Trapani che, alla vigilia, era stato messo in dubbio da timori e perplessità. Quando le regate sono finite, dopo la parata agonistica della competizione di flotta, “Shosholoza” ha issato due striscioni: “Grazie Trapani, grazie Sicilia, il vero spettacolo siete stati voi”. Velisti non per caso, Massimo D’Alema e il ministro Roberto Castelli, hanno commentato con competenza e rara simpatia le regate nelle seguitissime telecronache di “La7”.
Due anni di lavori forzati per il restyling di Trapani, atteso per mezzo secolo dalla città e sbocciato con la Coppa America, cento milioni di euro di investimenti, una partecipazione appassionata con una signora di Augusta cui è toccato il premio per il milionesimo visitatore dell’America’s Cup Park da quando, nel 2004 a Marsiglia, sono iniziati i preliminari della Coppa. E’ stato un avvenimento record sulla costa orientale della Sicilia per la gioia del senatore Antonino D’Alì e del sindaco Girolamo Fazio, i trapanesi che più hanno voluto la Coppa America ringraziando alla fine il mare, il vento, il sole e il protettore della città, Sant’Alberto, per il successo raggiunto.
Nota a margine. Per superbia, incapacità e dispetto è stato l’evento mondiale della vela al quale Napoli ha rinunciato dopo la mancata assegnazione della sede dell’America’s Cup 2007 a Bagnoli, l’inganno di una lunga estate, due anni fa, che ha fatto dire a Prodi: “E’ stato umiliante perdere la Coppa America”. Umiliante per Napoli.

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