Tre secoli di canzoni capresi

– di Renato de Falco

Uno splendido volume in grande formato di Vincenzo Faiella e Sergio Vellino ripercorre, con illustrazioni originali e pentagrammi, la storia di autori, personaggi, musiche e aneddoti della lunga colonna sonora ispirata dall’isola azzurra. Da una ignota composizione di fine ‘700 agli ultimi “motivi”. Scarola, Gracie Fields, Augusto Cesareo, Scialapopolo, Carlo Missaglia, Peppino di Capri, Al Martino, Guido Lembo nella galleria dei protagonisti. I luoghi delle sette note.

Bisogna convenire che solo a dei Capresi – e, nella specie, a dei Capresi “veraci” – poteva sorridere la stimolante idea di radunare quel centinaio e passa di “fronde sparse” che nell’arco di quasi due secoli hanno stormito (e quante di esse continuano a stormire!) animandosi e palpitando nel nome del toposemblema in assoluto più suggestivo di ogni altro.
Ma la cose non deve stupire, dal momento che Sergio Vellino e Vincenzo Faiella hanno tutte le carte in regola: carte musicali innanzitutto, considerando che la loro inclinazione e la loro dimestichezza col pentagramma sono ben conosciute e ancor meglio apprezzate; carte di credito – e credito, si sa, viene da credere, cioè aver fede in qualcosa – perché sul “buon fine” della loro puntigliosa impresa non hanno mai dubitato, anche quando le difficoltà della ricerca e i muri di silenzi avrebbero indotto chiunque altro a desistere; carte polverose e spero impietosamente segnate dalla ingenerosa coltre dell’oblio, ma più che mai pregnanti di quel senzo ‘e certa carta staggiunata privilegiato da Salvatore Di Giacomo… carte dunque vincenti, perché mirate ad un atto di amore prima che di divulgazione: quello di recare una partecipe testimonianza di affetto alla loro patria caprese, tanto canoramente esaltata da Autori di ogni latitudine.
Che Capri goda il primato di costituire il riferimento geografico capace di avere determinato la più alta quantità di scritti (al punto che è quasi impossibile azzardarne una esaustiva catalogazione) è un dato incontrovertibile: ma che la stessa risultasse altresì tanto diffusamente “cantata” – e “cantata” anche in idiomi stranieri – era fin’oggi un particolare poco avvertito e che in ogni caso non aveva formato oggetto di specifiche attenzioni. Sta di fatto che l’Isola, densa di struggenti armonie e risuonante di maliosi richiami, remota evocatrice del mito delle Sirene (le stesse che – al di fuori d’ogni dotta disputa sulla loro più prosaica che leggendaria estrazione – comunque “cantavano” e cantando “incantavano”), captante approdo di quanti anelassero ad una atmosfera atta a creare idilliache sensazioni, non poteva non proporsi a quella lirica fantasia, affrancata dal contingente e sollecitata dalla tripudiante bellezza dei luoghi, si pone subito in grado di concepire e generare il più consono mélo. Mélo alla cui germinazione avrà verosimilmente contribuito una sommessa complicità, intuita da uno fra i più sensibili dei nostri poeti: quell’Ernesto Murolo – e non poteva non essere annoverato in questa raccolta – che in una sua appassionata descrizione di Capri ravvisava nel “silenzio” una componente essenziale del fascino dell’Isola, tale da sopportarne la congeniale vis trascinante ed ispiratrice, tanto più che, a suo dire, sono “silenzi che cantano nella notte”…
Benvenuta allora questa palpitante – ed unica – antologia, realizzata da Sergio Vellino e Vincenzo Faiella con appassionato e appassionante “intelletto di amore” e da loro consacrata alla loro Capri: a quella Capri al cui toponimo uno dei suoi figli migliori – al secolo Giuseppe Faiella – ha voluto anagraficamente donarsi rendendosi universale ambasciatore di uno stile, di una tecnica e di una classe che rimarranno per sempre legate al nome di Peppino di Capri.
Benvenuta anche perché il presente esclusivo florilegio, oltre ad attuare un recupero sentimentale, risponde alla nobile esigenza della esaltazione delle ancestrali radici saldamente inserite nell’- humus ferace del patrio suolo, strenuo custode di un passato in cui trova consistenza tanta parte dell’oggi ed auspicabilmente tanta del domani.
Benvenuta infine in quanto costituisce un encomiabile apporto alla conservazione di quel patrimonio di memorie integrante il fondamento stesso della tradizione: un valore primario da custodire e trasmettere, un valore che trascende i tempi ed i luoghi attestandoli quale perenne fiaccola di ideali, di civiltà, di cultura.

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