Tre serate di sogno ad Anacapri tra cielo e mare

– di Luca de Chiara

Successo del XIX Meeting Cevi all’Hotel San Michele con 150 ospiti dell’azienda vietrese della ceramica d’autore. In una suggestiva scenografia, le canzoni di Serena Russo, la grinta musicale dei “Via Toledo”, il mandolino di Alfonso Lamberti, il concerto di Piero Cotto e Beatrice Dalì, la sorpresa finale di Jerry Calà. La consegna dei premi “Conchiglia d’argento” a Guido Lembo, agli architetti Massimo Sorvillo e Rino Ottaviano e al giornalista e scrittore Pietro Gargano.

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200707-9-3mIl maestrale arriva lento e rispettoso, una carezza, il fruscio di un’ortensia, un soffio. L’aria si muove e porta la musica della XIX edizione del Meeting Cevi, la ceramica vietrese della famiglia De Maio, imprenditori attenti al mercato e alla cultura, gente di sentimento e tenacia.
Un evento nel vento, vento di ceramica e canzoni, piastrelle decorate a mano e luci di candele ospitali che illuminano teneramente la penombra della sera. L’Hotel San Michele è diventato teatro, le quinte profumano di gelsomini e si aprono su un tetto di ombrelloni bianchi. Vele per coccolare un grappolo di tavoli tondi apparecchiati con lo charme delle grandi occasioni. Tre serate, una diversa dall’altra. Cambiano le scene, cambiano i colori: il blu, l’azzurro, il bianco, il turchino.
La famiglia Coppola, proprietaria dell’albergo, ha riabbracciato gli amici della Cevi con un’ospitalità ancora più squisita, affetto, professionalità, gentilezza. Papà Don Franco, mamma Norma, Massimo, Claudio e Margherita. Gente che spende la vita per regalare l’emozione di un soggiorno diverso. Con loro Caterina e il suo sorriso acceso di disponibilità.
Ma tutto qui ha un profumo particolare, a cominciare dalla reception che sa offrire un benvenuto speciale.
Tovaglie come cieli, posateria d’argento, petali di rose. Marilena D’Esposito ha creato magie di fiori, decorazioni come piccoli giardini, colori teneri e passioni.
La cucina è raffinata, lo chef Franco Amitrano ha preparato piatti a cinque stelle, sapori anacapresi: la terra e il mare. Scorre il vino bianco, scende e fa allegria. I bicchieri si toccano, brindisi alla vita, all’amicizia, all’amore. Tra i tavoli il muoversi dei camerieri è un velluto attento, elegante, silenzioso. Gente di mestiere con il maitre Salvatore Apuzzo a fare il capitano. Il gioco delle luci è perfetto, Peppe Vuolo ha creato un’atmosfera per sognare. Fioreantonio Catuogno ha vestito con arte il prato e la piscina.
Come sempre, Roberto Gianani ha organizzato un meeting d’autore e disegnato le scenografie. Con lui Antonio Roberti e Cristiana. 150 ospiti sono arrivati da tutta Italia: rivenditori, architetti, agenti, interior designers, per non mancare ad una festa che profuma di antico, di tradizioni mai interrotte, di una storia aziendale che rispetta la cortesia, il sorriso e lo stile di una ospitalità che parte dal cuore.
Anacapri ha messo in vetrina tutti i suoi incanti. La magia del Lido del Faro, la vetta lucente del Solaro, la passeggiata dei Fortini, le botteghe del centro storico, le mani abili di un artigiano, il fascino delle contrade.
Poi il mare, calette addormentate tra gli scogli, tramonti di fiamma, lì dietro la Punta di Sant’Angelo, tuffi di sole all’orizzonte, abbagli bianchi di gabbiani. Il cielo a proteggere tre giorni di vita diversa, lontani dalla routine del quotidiano, dai ritmi di un lavoro che non può farci prigionieri. Per gli amici della Cevi un’evasione, una fuga dalle città, dai computer, dall’incalzare dei telefonini. Tre giorni per fermare il tempo sull’argine delle emozioni e godere del dondolio di un vivere più lento. Un tempo isolano capace di regalarti l’illusione che puoi fermare l’orologio o farlo camminare con la cadenza del tuo passo facendoti accompagnare dove vuoi, sui sentieri dell’anima dentro percorsi di rose e uliveti, pergolati di buganvillee e fiori di schiuma. Gli ospiti della Ceramica Vietrese hanno avvertito tutto ciò e l’hanno conservato nelle tasche del cuore.
Profumi, luci, piastrelle, amicizia vera, musica. La voce del sax è più forte dello strillo di un gabbiano, le note di una chitarra sono più tenere di una carezza, il pianoforte sembra baciato dalla risacca. La gente si stringe, occhi dentro gli occhi, mano nella mano. Sguardi, pensieri, voglia di ingoiare un’aria diversa, profumi diversi. Cuori di musica sotto le stelle. Le canzoni di Serena Russo accompagnano le tre serate, il canto vola e disegna ricami come melodie. Una voce nel blu che avvolge e emoziona. Alle tastiere le dita di Luigi Aprea sono tocchi da artista, la platea applaude coccolata dalle candele.
Dal microfono la voce di Roby Gianani arriva roca e tradisce l’emozione. Il poeta del marketing annuncia la prima sorpresa: sul palco i Via Toledo, i musicisti di Vietri sul Mare che girano il mondo, ogni concerto è un successo, un’ovazione. Cantano Napoli e il sole, l’amore e la malinconia, il tormento e la passione.
Canzoni antiche e suoni di taranta.
Artisti in abito bianco con gilet colorati come arcobaleni. Il mandolino di Alfonso Lamberti è un soffio di vento, i fratelli Lavia fanno tremare basso acustico e batteria, le percussioni di Christian Brucale sono colpi di cuore, le voci di Francesco Ferrara e Mariapia Del Giorno si alzano e toccano il paradiso. Si aprono le danze, la gente si diverte, esorcizza qualunque nostalgia. Pina De Maio balla con i capelli nel vento. Seconda serata, si continua. Roby Gianani cambia le scenografie, tovaglie color del glicine, sottopiatti di ceramica turchina decorata a mano, ricami di edera e caprifoglio. Profumi di vaniglia, Giovanni e Patrizia De Maio si abbracciano teneramente. La signora Enza brinda alla felicità degli ospiti, un brindisi sincero, un augurio.
Ancora musica, ancora sorprese. Grandi, immensi, irraggiungibili salgono sul palco Piero Cotto e Beatrice Dalì accompagnati da un tris d’assi, orchestrali conosciuti nei teatri della musica vera. Vederli in concerto è un’esperienza memorabile, un ricordo che non si cancella, un’emozione che ti porti a casa e la conservi tra le pagine di un libro di poesie. Beatrice Dalì è un’ugola straordinaria, interprete assoluta. È un’onda, è mare, è un fiore di schiuma acceso alla luna. Piero Cotto è all’apice della propria vocalità e creatività. Un artista di razza capace di cambi di registro incredibili, di illuminazioni repentine. La voce ha intensità, forza, colore. Una voce inconfondibile, un repertorio internazionale, canzoni eterne interpretate con il fuoco dell’anima. Canta Piero Cotto e ipnotizza la platea.
Pubblico in piedi, applausi a scena aperta. La musica è una sirena e seduce gli amici della Cevi.
Sabato 30 giugno, l’Hotel San Michele si veste in smoking per la serata di gala. Luci basse, abatjour che ricordano le canzoni di Marino Barretto e Bruno Martino.
La scenografia è tutta blu, blu come lo scintillio di uno zaffiro, come l’acqua a Cala del Rio, come la pennellata di un ceramista.
Il premio Cevi “La conchiglia d’argento”, arrivato alla sua terza edizione, viene assegnato per la musica a Guido Lembo, lo chansonnier-pescatore, musicista di valore e coraggio, la voce di Capri nel mondo. Per l’architettura premiato Massimo Sorvillo, matita che disegna “case aperte al sole” come diceva Axel Munte.
Per la scrittura e il giornalismo, Conchiglia d’argento a Pietro Gargano, capo-redattore e opinionista de “Il Mattino” , penna come una vela nel blu della sera.
Cultura e ceramica al meeting della Cevi ma la musica è ancora regina. Il palco trema, arriva a sorpresa il terremoto Jerry Calà con la sua band. Uomo di spettacolo abituato a palcoscenici variopinti: il cabaret, il cinema, la canzone. Occhi azzurri, simpatia spumeggiante e una voce che prende e fa ballare. Gli invitati si scatenano, il ritmo cresce, si balla, si balla, si balla.
Finisce così il diciannovesimo meeting della Cevi. Gli ospiti si allontanano lungo un sentiero di arrivederci e sorrisi. Roby Gianani abbraccia sua figlia Cristiana, Antonio Roberti si stringe a Rosy. La famiglia De Maio alza i calici ai clienti, all’amicizia, ad Anacapri, alla vita.
Un evento nel vento di musica, piastrelle, parole e sentimenti.
Un vento che già porta il suono del prossimo appuntamento.

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