Tremate, i pirati son tornati

– di Bob Reed

Al posto delle scimitarre hanno bazooka e Magnum 44.
Lavorano al servizio della criminalità organizzata su motolance veloci.
Infestano le coste della Somalia, del Brasile, del Venezuela, dello Sri Lanka, della Thailandia, lo stretto di Malacca, i canali di Suez e di Panama. Un bottino di 22 miliardi di euro l’anno.
L’assalto ai carghi e ai velieri. La caccia al “Ponant”, un affascinante yacht a tre alberi.

Son tornati i pirati. Anzi, non se ne sono mai andati. Mai hanno abbandonato il mare. Sempre sono andati all’assalto. Con le scimitarre ai tempi dei corsari di Salgari, con i kalashnikov e i telefonini satellitari oggi.
Finché c’è mare, c’è pirateria. E poiché i mari occupano i quattro quinti della superficie del pianeta, sempre pirateria sarà. Leggo che c’erano già ai tempi di Giulio Cesare. Erano i pirati del Dodecaneso. Ma Cesare era un duro. Gli diede la caccia, fra una guerra e l’altra, li beccò e li fece crocifiggere. Ciao, pirati del Dodecaneso.

Nei mesi scorsi ai pirati della Somalia è andata buca. Al largo del porto di Aden, nel sud dello Yemen, sono andati all’assalto di un affascinante panfilo a tre alberi di 850 tonnellate, bianco e luccicante, lungo 88 metri e con 1500 metri quadrati di vela, trentadue cabine, il “Ponant”, e l’hanno trovato vuoto. Solo l’equipaggio a bordo, nessun passeggero ricco e di riguardo, neanche un euro in cassaforte. Ma raramente i pirati dei tempi moderni sbagliano il colpo. I nuovi predoni dei mari lavorano per la criminalità organizzata, e sono essi stessi organizzatissimi.

I predoni indipendenti sono pochi. Si è calcolato che la pirateria frutti 22 miliardi di euro l’anno tra assalti e rapine, quasi 500 all’anno, e navi sequestrate cui viene cambiato il nome per rivenderle ad armatori senza scrupoli.
Se andate per mare, vi segnalano di avere occhi aperti e nessun gioiello appresso costeggiando la Somalia, infilandovi nello Stretto di Malacca, bordeggiando davanti alla Thailandia, avvicinandovi ai porti del Brasile, del Venezuela e dello Sri Lanka, imboccando i canali di Suez e di Panama.

Non è il caso di sognare romantici contatti con i pirati del Duemila. Il Corsaro Nero è morto da tempo e nessuno ha ereditato la sua buona creanza. I pronipoti della “Fratelli della costa” e dei bucanieri dell’isola della Tortuga sono più ceffi dei vecchi ceffi salgariani. Senza alcuna eleganza, e nessuna galanteria con le donne, vi piantano una Magnum 44 in bocca e, se non siete Clint Eastwood oppure Steve McQueen, alzate le mani e tenete la bocca aperta. Segue rapida consegna del denaro e degli oggetti preziosi che, sventatamente, vi siete portati dietro e un brusco arrivederci se tutto ha funzionato senza incidenti (che è meglio non provocare). In un anno, gli attacchi della pirateria hanno provocato 16 morti e 52 feriti. Meglio tenersi fuori da queste statistiche.

Tre anni fa, al largo della Somalia, un gruppo di sei pirati su motolance veloci, con bazooka e mitragliette, tentò l’assalto a una navecargo italiana, un bestione dei mari lungo 200 metri e pesante 30mila tonnellate. La inseguì per otto miglia. Fu messo in fuga a colpi di mitra. A bordo avrebbero trovato cacao e noccioline, in contenitori difficilmente trasferibili sulle motolance, e appena ottomila euro in cassaforte.
Il bottino sarebbe servito tutto al più per un pic-nic.
Ma, forse, i pirati volevano impossessarsi del cargo e chiedere un riscatto per restituirlo.

Giovanni Soldini, il famoso navigatore solitario, ha raccontato d’essersi imbattuto nei pirati al largo della città brasiliana di Racife nel 1996 mentre faceva il giro del mondo a vela. Vide una lancia in legno lunga una decina di metri puntare alla sua barca. Fu inseguito per un’ora. Soldini, un vero re dei mari, quando li ebbe a cinquanta metri di distanza si mise con il vento di traverso e li seminò. A proposito di pirati, vi aggiorno un vecchio detto: chi va per quei mari, dalla Somalia alla Thailandia, alle coste del Brasile e nello Stretto di Malacca, questi pesci prende. Squali umani che non hanno più la benda su un occhio a la bandiera nera col teschio, ma indossano mute subacquee e hanno perfidi mitragliatori.

La Marina francese e le navi americane che incrociano costantemente al largo della Somalia non sono diventate ancora un deterrente per i pirati del Duemila. Una caccia sistematica ai nuovi bucanieri non è possibile.
Buona fortuna.

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