Un nido di vespe sulla costa bretone

– di Anna Folli

Saint-Malo era l’antica tana dei corsari, una roccia di granito proiettata sull’Oceano. Oggi è il principale porto per la pesca nel Mare del Nord.
La suggestione delle gigantesche maree che hanno portato alla creazione della prima “centrale maremotrice” del mondo: assicura l’otto per cento dell’elettricità alla Bretagna. La tomba di Chateaubriand. la ricostruzione minuziosa dopo i bombardamenti dell’ultima guerra.

200704-9-1mUno sperone di granito proiettato verso l’immensità dell’Oceano. Un angolo di Francia austero e brumoso, che sembra studiato per opporsi al mito della “Douce France”. Tutto è acqua, roccia e pietra a Saint Malo. Nelle giornate serene di fine inverno, l’aria profumata di mare è così trasparente da illuminare le pietre grigie dei palazzi, rivelandone le sottili venature. Ma la Saint-Malo più vera è quella della tenue luce bigia che si fa strada tra i cumuli di nubi in arrivo da Terranova. Quella che nell’oceano corrucciato e nei voli bassi dei gabbiani rivela la propria anima corsara.
Non è certo un caso se i maluini hanno scelto una pietra dura e di difficile lavorazione come il granito per costruire la loro città. E’ il grigio dei campanili a guglia e dei tetti a mansarda lucidi di pioggia il colore di Saint-Malo. Si dice che ogni pietra dei famosissimi remparts eretti tra il XIII e il XIV secolo e poi ricostruiti trecento anni più tardi dal più grande architetto navale dell’epoca, Sebastien Vauban, potrebbero raccontare qualche brano della storia di Saint-Malo e della sua lotta per l’indipendenza.
Lo storico capoluogo della Cote d’Emeraude venne fondato nel Medio Evo dal monaco Maclou su un’isola già anticamente fortificata. Era ormai disabitata, ma le continue incursioni dei Normanni costrinsero gli abitanti dei villaggi circostanti a stabilirsi in un luogo più facile da difendere. Da allora l’antica provincia gallo-romana ha sempre combattuto per non avere padroni. E ancora oggi, in posizione dominante sull’estuario della Rence, Saint-Malo rimane uno dei più suggestivi esempi di architettura mai realizzati.
Arrivando dal mare, la si vede emergere dalle onde grigia e maestosa, tanto che sembra vivere e respirare al ritmo dell’oceano. François-René de Chateaubriand, il celebre scrittore romantico nato a Saint-Malo, la descrive nelle sue Memoires: “Saint- Malo non è che una roccia, che si elevava un tempo tra le maree salate. Divenne un’isola con l’irruzione del mare che scavò il golfo… Ora, nelle fasi del riflusso, il porto resta in secca e, all’estremità est e nord del mare, si scopre una spiaggia di sabbia fine. Vicini e lontani, sono seminate le rocce, i forti, gli isolotti disabitati”.
Fu in una casa piuttosto modesta, ormai inglobata in un albergo, che Chateaubriand nacque il 4 settembre del 1768 da un’antica famiglia aristocratica. Oggi la via, nella parte più vecchia della città, porta il suo nome e tutta Saint-Malo va fiera di questo suo figlio illustre che viaggiò a lungo ma che qui, nei ricordi della sua infanzia solitaria, nelle ore trascorse scrutando il mare e le refrain des vagues (il ritmo delle onde), sentì sorgere la vena malinconica della sua poesia. Nonostante sia morto a Parigi, per sua volontà i suoi resti sono custoditi sotto una semplice pietra senza nome, nell’Ile du Grand-Bé, la piccola isola davanti a Saint-Malo.
“Le Grand-Bé sarà la mia tomba” scrisse nelle sue Memoires d’Outretombe. “Senza saperlo ho scelto bene: bé in bretone significa tomba”. Dal forte si può vedere la pesante croce di granito che la sormonta e, durante la bassa marea, è possibile raggiungere l’Ile du Grand-Bé con una passeggiata attraverso la spiaggia. Il fondo sabbioso e uniforme, ammorbidito dall’acqua, invita ad una passeggiata verso l’oceano che sembra ritirarsi oltre l’orizzonte. Ma bisogna prestare attenzione. Al pericolo di un’onda che può sorgere improvvisa, si somma quello delle sabbie mobili che in un istante inghiottiscono qualsiasi peso.
Per i bretoni, le maree sono parte della loro vita. Non se ne stupiscono come noi “stranieri”, ma nemmeno le sfidano perché ne conoscono bene le insidie. Proprio le maree, che regalano al paesaggio una bellezza sempre diversa e un magnetismo misterioso, sono uno degli elementi più caratterizzanti di questa città dalla strana suggestione. Nel golfo, durante gli equinozi di primavera e d’autunno, raggiungono un dislivello di 13 metri, l’equivalente di un palazzo di cinque piani. Per sfruttarne la potenza, a pochi chilometri da Saint-Malo, sull’ampio estuario della Rance, sorge la prima “centrale maremotrice” del mondo, che con questo semplice andirivieni dell’acqua riesce a ottenere, gratuitamente, l’8 per cento di tutta l’elettricità consumata in Bretagna.
Passato e presente. Oggi Saint-Malo è il principale porto per la pesca nel Mare del Nord, ma un tempo era la città dei navigatori e dei leggendari corsari. Gli inglesi, tra il Seicento e il Settecento, la consideravano un vero “nido di vespe” che bisognava ad ogni costo distruggere. In realtà le imprese dei pirati che veleggiavano arditamente alla ricerca delle flotte nemiche nascondevano una precisa politica dei francesi, decisi a distruggere i commerci di inglesi, spagnoli e olandesi. Erano quindi gli stessi re ad appoggiare le intrepide scorrerie e a consegnare le “patenti di corsa”, che erano una sorta di permesso di depredare i bastimenti nemici.
Tra i molti avventurieri maluini, il più famoso fu Sarcouf. Giovanissimo, iniziò una carriera che gli portò ricchezze favolose. Negriero, poi pirata, riuscì ad ammassare un tale bottino che poté presto ritirarsi in un lussuoso palazzo, da dove dirigeva i suoi traffici continuando a ingrandire le sue fortune. E alla fine la città gli dedicò addirittura una statua. Ma di corsari ce ne furono molti a Saint-Malo, da Duguay Trouin a Baptist Cornic, meglio conosciuto come “Gamba di cane”; da Pierre Gangue, detto “Fuoco incrociato” a Gustave Le Moulec.
Continuarono le loro avventure fino alla metà dell’Ottocento, quando Francia e Inghilterra stipularono la pace commerciale.
Ma il pericolo di venire cancellata per sempre, la città lo corse molto più tardi, durante la seconda guerra mondiale. Tra il primo e il quattordici agosto del 1944, i tedeschi si asserragliarono a Saint-Servan e i bombardamenti alleati la distrussero quasi completamente. Subito dopo la fine della guerra iniziò freneticamente la ricostruzione, alla quale i maluini contribuirono con tutte le energie. Ogni pietra superstite venne contrassegnata, si ricercarono dovunque vecchie incisioni, foto, quadri e ogni singolo palazzo fu scrupolosamente edificato secondo i progetti originali.
Oggi, la fedeltà alla città originaria è assoluta, ma non sono mancate le critiche. Si sostiene ad esempio che la Saint-Malo ricostruita soffra di un’eccessiva simmetria che mancava a quella antica e che ne ha affievolito la suggestione romantica. Che insomma la Saint-Malo di oggi risulta un po’ troppo artificiale. Il fascino della città, in realtà, non è andato perduto. E a testimoniarlo sono le migliaia di persone che ogni anno ne affollano le stradine lastricate di pietra.
Dalla distruzione della guerra si sono fortunatamente salvati gli splendidi remparts, le mura che la circondano completamente. Da qui dovrebbe partire la visita di Saint-Malo per assaporarne l’anima più autentica e selvaggia. Si sale sullo spazioso cammino di ronda e, lungo il giro delle mura, ci si lascia sedurre dai magnifici scorci sull’interno della città. Poi lo sguardo spazia sulla costa, sugli isolotti, sul porto da cui ogni giorno partono i traghetti per la vicina Inghilterra e per le isole anglonormanne di Jersey e Guernesey.
In un celebre brano de “L’Isola misteriosa”, lo scrittore bretone Jules Verne descrive un paesaggio marino di grande intensità: “Pur essendo le ore di bassa marea, si sentiva mugghiare l’oceano, i cui cavalloni si frangevano contro i primi scogli al largo del litorale. La pioggia, polverizzata dall’uragano, rammulinava in alto come un fitto e liquido nebbione, ed era raggrumata come se fosse tanti stracci di vapore che si strascicavano sulla costa”.
Scrivendo di isole lontane, probabilmente Verne si lasciava sedurre dal ricordo della sua terra: la Bretagna. E forse pensava proprio alla costa di Saint-Malo, il luogo tanto amato da chi, nei propri viaggi, cerca l’altrove.

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