Un principe a cavallo ideatore del Bagno Elena

– di Aldo De Francesco

Era una mattina d’aprile del 1840. Fabrizio Colonna suggerì ai pescatori del Borgo Donn’Anna di realizzare un lido. Quando Maria Luisa, figlia di Francesco I, inventò i bagni di mare entrando nelle onde di Dieppe, sulla costa francese. I castigati costumi dell’epoca e le raccomandazioni di Matilde Serao alle donne: “Niente tela azzurra, ma lana”.

200706-8-1mÈ primavera piena una mattina di aprile del 1840.
Come tutti i giorni sulla spiaggia del borgo di Palazzo Donn’Anna è in corso la “sciabica”, collettiva fatica di dieci, quindici pescatori per tirare la rete calata in mare durante la notte. Vi si pesca il ben di Dio, spigole, “cuocci”, seppie, saraghi, triglie, alici, lacerti.
La spiaggia è deserta e vi si può incontrare d’abitudine il principe Fabrizio Colonna. Ha l’abitudine di percorrere il tratto di spiaggia, tra Palazzo Donn’Anna e Villa Reale e ritorno, tre, quattro volte, in sella al suo cavallo Guiscardo. Perché – si chiede da tempo – non si dà vita anche nel Regno di Napoli a piccoli stabilimenti balneari, come avviene da tempo in Inghilterra.
Si rivolge ai pescatori. “Quella che vi racconto è una storia vera, dei nostri tempi. È stata una nobile donna di Napoli a inventare il bagno di mare. Si chiama Maria Luisa, è figlia di Francesco I e contessa di Berry. Poiché rimase vedova, per potersi distrarre si lanciò nella vita mondana. Nell’estate del 1824 dette appuntamento a tutti a Dieppe, piccola città di mare francese sulla Manica, e affrontò le onde in costume da bagno. È stata la prima donna del continente a farlo”.
Bagni di mare, stabilimenti balneari.
I pescatori stettero a sentire il principe e, con i suoi consigli, dettero vita sulla spiaggia di Palazzo Donn’Anna a un piccolo lido, il primo a Napoli. Sorse all’angolo della insenatura, tra il Palazzo e la spiaggia, su una rudimentale trama di palafitte. Baracche e capanne servirono da decenti spogliatoi nel minuscolo villaggio in legno che si estendeva sul mare. Per individuarlo, lo si chiamò di volta in volta “Bagno Donn’Anna”, “‘A sciabica”, “Bagno del Borgo”. I pittori di Posillipo furono i primi, più assidui e stravaganti bagnanti.
La novità destò interesse, ma passò molto tempo prima che diventasse una moda quando, lentamente, sorsero a Napoli terrazze sporgenti, rotonde ove si potevano gustare rinfreschi e mangiare, camerini da bagno, alcuni con vasche d’acqua dolce e caldi. Negli anni, gli stabilimenti balneari si moltiplicarono alla Marinella, lo specchio di spiaggia di fronte al Ponte della Maddalena, a Santa Lucia, nell’area di via Caracciolo, a Mergellina, a Posillipo.
I primi costumi degli uomini si ispirarono a quello dei bagnini. La moda sfruttò subito la nuova passione. Su figurini e cataloghi apparvero le prime maglie da bagno. I costumi per signora erano di due pezzi. Un paio di pantaloni che scendevano sino alle caviglie e lasciavano intravedere i piedi calzati da sandali o da scarpe di mare. Sui calzoni si indossavano tuniche molto ampie di ruvidissima sargia turchina che scendevano sino oltre il ginocchio e fiorivano di trine e merletti, accollatissime, con tanto di cintura e maniche fino al gomito.
Matilde Serao, nei suoi celebri “Mosconi”, raccomandava: “Sarà di lana, assolutamente di lana, niente altro che lana: o non sarà. Tutte le signore donne che si lasciano sedute da un bel costumino di tela azzurra, o di qualche altro colore di tela, pagano cara la loro imprudenza; appena si immergono nelle onde, la tela si attacca alla pelle, come se non se ne volesse mai più dividere: e basta cavare una spalla dall’acqua per gelarsi e prendersi un reumatismo.
Lana, lana, lana, che non si attacca, che resta leggera, da cui ci si divide, per asciugarsi, in un minuto secondo.
Scegliete una bella flanellina leggerissima, rossa, rosso vivo; e orlatela con un gallone bianco, ma largo tre dita; o una flanellina bigia o addirittura una flanellina crema. Il costume sarà largo, non goffo: la massima libertà per nuotare”.
Secondo la genuina religiosità popolare, i bagni si dovevano prendere nell’arco di tempo che andava tra due Madonne: quella del Carmine, 16 luglio, e quella dell’Assunta, 15 agosto.
Sono gli anni 1898 e 1899. La società “Gerardo Limoncelli & Company”, dove company sta per i fratelli Roberto e Pasquale D’Alessio, lancia due attrezzati stabilimenti: il “Risorgimento” in via Caracciolo e “Bagno Elena”, la denominazione definitiva, nella baia di Palazzo Donn’Anna. Con appena cinquanta centesimi, racconta un cronista, si aveva diritto a uno spogliatoio con due lenzuola e al piacere di assistere a spettacoli divertenti.
Mai si sarebbe potuto immaginare, ai tempi delle cavalcate sulla battigia del principe Colonna, quanto sarebbe diventato importante il primitivo lido di Borgo Donn’Anna. A fine Ottocento decollò nel nome della principessa Elena di Montenegro, amatissima dai napoletani, sposa di Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia, allora principe di Napoli.
Non fu certo facile dare al lido il nome autorevole e popolare di “Bagno Elena”. A suggerirlo fu Pasquale D’Alessio, socio di Gerardo Limoncelli e azionista di minoranza del lido. Essendo appaltatore di fiducia di corte, la sua idea fu approvata.
Nel 1899, scrisse un giornale dell’epoca: “Non vi sono a Napoli persone eleganti che non vadano allo stabilimento Elena, non vi sono belle persone graziose che sappiano fare a meno di andarci. Lo stabilimento Elena, che era l’ideale degli stabilimenti balneari, è diventato ora il ritrovo estivo più ben frequentato, più mondano, più smart dei ritrovi estivi napoletani”.
I preparativi per la stagione balneare si animavano a fine aprile. Cominciò ad affermarsi una popolazione speciale di bagnini, barcaioli, maestri di nuoto, e poi cameriere, camerieri, “tanta gente che vive e mangia… con l’acqua” scrisse Matilde Serao.
Al “Bagno Elena” si ritrovò il concentrato dell’aristocrazia del golfo: Giovanni di Serracapriola, Giovannella Bisignano, Fiammetta Carafa D’Andria, Maria Pignatelli Mignon, Cornelia Maglione, Bianca Lucchesi Palla, il marchesino Torre, Andrea Carafa, la duchessa Caracciolo di Forino, Gino Baracchi e Gino Martorelli, i principi Pignatelli di Montecalvo e Pignone del Carretto, il barone Pasca. Una bruna ragazza di Mergellina, Ersilia Lucarelli, che frequentava il “Bagno Elena”, fu eletta Regina del mare in uno dei primi concorsi per miss.
Nella veneranda storia del “Bagno Elena”, tre sono state le famiglie che si dividono il merito di averne tenuto sempre alto lo stemma reale: in successione, Limoncelli, D’Alessio e Morra. Tre famiglie, tre epoche. L’odierno signore del “Bagno Elena” è Giovanni Morra. Ma di lui parleremo la prossima volta.

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