Un rifugio caprese dipinto nella roccia

– di Maria Rispoli

Francescaromana Guarino, napoletana con mamma isolana, ha trasformato una villa di famiglia degli inizi Novecento in un luogo romantico. Più che un albergo a cinque stelle, l’hotel di charme è un abbraccio che accoglie gli ospiti con soavità. Il progetto condiviso con i fratelli Alfredo e Karina.
La collaborazione preziosa di Walter Iasiello. Andiamo a curiosare fra i segreti affascinanti di Villa Marina con i tre giardini, la cucina di Ziqù, le terrazze panoramiche aperte sul golfo di Napoli e quel “tocco” di Capri com’era una volta.

Sole e taxi. Fila per la funicolare e baretti stracolmi. Aliscafi in partenza e navi all’approdo.
Panfili da nababbi e rughe di pescatori. Puzza di snobismo e di gasolio. Il rumore fende le acque e l’aria di Marina Grande. Capri è frenetica, bella, invitante e affollata. Costosa e cocciuta, fascinosa e presuntuosa. Capricciosa e super corteggiata.
L’esclusività e la discrezione che, negli anni ’60, coloravano la vita sull’isola sembrano un po’ lontane. A bordo di un felliniano Ape calessino, blu come il cielo, si percorre la via Provinciale. Filari di viti e residenze milionarie.
Curve e colpo d’occhio.
Scooter ed autobus carichi di zainetti. Poi, ci si imbatte in Villa Marina dove il mito del Capri style batte forte nel cuore e nei gesti di Francescaromana Guarino, proprietaria, insieme ai fratelli Alfredo e Karina, nonché assoluta creatrice di questo splendido albergo cinque stelle. L’incontro con Francesca è una piacevole sorpresa. Ci si trova di fronte una donna di oggi con valori di ieri. Dolce e determinata, Francesca è la voglia di fare bene. È la forza di andare sempre avanti senza rinunciare ai propri desideri. È il mettersi in discussione e affrontare la sfida. Credere nelle proprie idee e guardare al futuro con sentimento. Francesca è la vela che sopporta la buriana, gira la boa ed attracca sulla sua isola. È la riflessione e l’istinto. È il passo che procede con adagio e il rush vincente del corridore. È il rimboccarsi le maniche. È lavoro instancabile. È il volto intenso di una donna che lotta per realizzare quello in cui crede.

Manager nel laboratorio di analisi paterno sin dall’età di ventidue anni, Francescaromana Guarino, napoletana con mamma caprese, culla un sogno, quello di trasformare la preziosa villa di famiglia in un albergo di lusso. Quel sogno è progetto e follia, passione ed incoscienza. Un’idea che brilla sotto il sole di Capri. Per molti un azzardo. È un sassolino che nelle sue mani diventa roccia. E così, cinque anni di pratiche amministrative.
Due anni e mezzo di cantiere e da quella struttura di inizi ‘900, scavata nella roccia, nasce Villa Marina. Non un semplice hotel di charme, ma un abbraccio.
Villa Marina è il sorriso e la sensibilità. Eleganza ed attenzione, lusso e discrezione. Non ci sono camere, ma persone.
Non numeri ma ospiti, amorevolmente e incessantemente coccolati da colei che “non vuole fare il capo ma la padrona di casa”. Villa Marina è biancheria profumata di sole e sguardo ubriaco dei riccioli di sale di Marina Grande. È una pioggia di sensazioni. High tech e anima. Studio delle linee e naturalezza dei gesti. Il bianco delle orchidee e il tepore di un plaid per ripararsi dalla timidezza di inizio estate.
In una Capri dove l’ansia spasmodica di apparire e dell’esserci sembra un po’ averne sbiadito il mito, questo piccolo paradiso di raffinatezza ed unicità dona ai suoi ospiti il lusso più grande, vale a dire “la possibilità di
sentirsi a casa, di godersi l’emozione che si vuol vivere in quel momento”. Questo l’intento pervicacemente perseguito da Francesca Guarino e dal validissimo Walter Iasiello, che la affianca nella gestione della struttura. La loro collaborazione è onda che sposa l’arena. Le due metà di una mela che hanno fatto grande Villa Marina. Da quella garbata residenza di inizio ‘900 l’azzurro di Capri è compagno di emozioni. Specchio dove tuffarsi, perdersi e ritrovarsi più felici. Terrazze color sabbia come cornici di un paesaggio carico di blu. Terrazze come occhi che ammiccano al Golfo di Napoli ed alla Penisola Sorrentina. Terrazze come giovani ragazze baciate da un vento, dal sapore del mare.

Tra il curatissimo verde dei tre giardini, un’amaca ci aspetta per chiacchierare con la luna. Relax e gentilezza, complicità e cura per il dettaglio. E poi, l’arte. Francescaromana Guarino ha realizzato 21 tra camere e suite, l’una diversa dall’altra. Ognuna dedicata ad un personaggio legato alla storia dell’isola.
All’interno delle stanze e della villa preziosi cimeli di artisti del XX secolo rendono l’atmosfera semplicemente unica. Da Curzio Malaparte ad Axel Munthe, da Pablo Neruda a Filippo Marinetti. Villa Marina è una carezza che sa di famiglia. Che sa di buono. È uno stato d’animo di quelli che, forse, non si provano più in luoghi dove, spesso, la carta di credito viene prima di quella d’identità. È il silenzio che asciuga le onde della mente e la gioiosa spensieratezza dei bambini che giocano in piscina. La fatica del fitness e le coccole di una modernissima spa. La poesia di una farfalla e la prosa di un aperitivo sorseggiato guardando il mare dell’isola più bella del mondo. Caffè bollente e soffici croissant al mattino. Luci soffuse e lenzuola di lino per l’appuntamento con le stelle.
Dalla cucina del ristorante Ziqù il lavoro dello staff si fa prelibatezza e servizio impeccabile, storia e sperimentazione. Note di sapore e gocce di armonia davanti a un panorama mozzafiato. È bello l’entusiasmo di Francesca che le accende gli occhi e il cuore quando parla della villa. “Siamo un po’ i custodi dell’isola. Affacciati a guardare e pronti ad accogliere”. Ed è proprio l’arte dell’accoglienza la grande magia che rende speciale “la seconda figlia” della manager napoletana.
Un’arte insegnatale sin da piccola dalla madre così come l’amore per l’isola e per le sue amenità.
Francesca parla. Si racconta e ti colpisce con il suo delizioso modo di fare. È decisa e materna. Una donna d’affari con il mare nel cuore. La sua Capri è quella della Piazzetta delle Noci e della passeggiata della Migliara quando la mamma raccoglieva le more per lei e i suoi fratelli Alfredo e Karina. È il ricordo delle giornate trascorse a cucinare insieme i tradizionali ravioli. È il bagno alla Grotta Verde: acque di luce e il “sasso piatto” per stendere gli asciugamani. È il pranzo con lei al ristorante di Augusto a Tiberio. Si mangiava pollo e patatine fritte con l’isola de Li Galli negli occhi.
Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza si fanno immagine carica di tenerezza e di colori, di sfumature e melodie dell’anima. Le parole scorrono fluide e veloci a disegnare momenti di vita familiare semplice, importante e tremendamente bella.

La vincente proprietaria di Villa Marina non si ritrova nella Capri di oggi, men che meno in quella estiva. “In inverno l’isola diventa casa ed è bello il freddo sul viso”. La sua mente corre alla “sana perversione del mondo degli anni ’50. C’era l’accoglienza nelle case e il buio. Raffinati servizi da thè e gesti spontanei”. La tenace padrona di casa non ama le persone artefatte e coloro i quali badano troppo alla forma. Adora le stravaganze dei clienti e il farli stare bene. Francesca traccia il percorso della sua vita seguendo il colore dell’amore e della passione. In tasca un filo di malinconia per ritrovare se stessa. È colei che dirige con sicurezza e competenza. È la madre dolcissima che ama la risata del figlio quando gli fa il solletico. È la donna che sceglie di stare a tavola con non più di otto persone per poter prestare a ciascuna l’attenzione che merita. Francesca e Walter pensano e costruiscono. Ci piace chiacchierare con loro. Ci piace il loro modo di affrontare il mondo con romanticismo e spontaneità. Ci piace il loro aprire le porte alla vita con avidità di emozioni e rispetto verso gli altri.
Ci piace il luccichio negli occhi di lui quando parla dei suoi affetti e di ciò che gli fa battere il cuore. Quando ci descrive l’inconte-nibile bellezza del Faro di Punta Carena al tramonto con il mare un po’ increspato dal vento.
Quando con nostalgia e un pizzico di amarezza ricorda la Capri di una volta, quella in cui la raffinatissima aria dell’isola si respirava già dall’imbarco a Mergellina. Ci piace l’infinita sensibilità di lei.
Ci piacciono le idee di Francesca e la sua limpidezza.
Ci piace sapere che dietro due abili manager ci sono una donna e un uomo speciali che, anche nel lavoro, non rinunciano alle scelte d’amore.
Villa Marina è la loro caparbietà. È l’impegno e la tenacia che trasformano in realtà un’idea profumata di tenera pazzia.

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