Un tesoro di ragazzo dagli occhi azzurri

– di Mimmo Carratelli

Anticipiamo un altro capitolo del libro “Ci vediamo al Bar
Caiolo” che sarà la curiosità letteraria della prossima estate.
Parla di Peppino, il sedicenne di cui si invaghì l’affascinante manager milanese che ci ha raccontato la sua incredibile storia ad Anacapri.

Il romanzo ambientato ad Anacapri, di cui abbiamo parlato nei numeri di giugno e agosto, e che sarà certamente la curiosità libraria della prossima estate, dal titolo “Ci vediamo al Bar Caiolo”, mi sta facendo dannare per le ritrosie improvvise della affascinante signora milanese, protagonista del libro.
La signora che, in una serata di malinconia e di whisky, mi svelò la sua straordinaria estate anacaprese col sedicenne Peppino Caiolo, superbo ragazzo del posto dagli occhi azzurri, ora teme che possa venire identificata e già mi ha fatto correggere il suo finto nome di Linda Lombardi in Giulia Lombardi, però non per una preoccupazione costante della sua privacy, quanto perché “Giulia è un nome che mi piace di più”.
Avere a che fare con una donna è sempre difficile, lo è di più con una donna che ti ha raccontato la sua storia, felice sul momento che fosse pubblicata, e poi preoccupata, persino gelosa della storia da non volere più vederla pubblicata, temendo che possa ferire quel “suo” Peppino. Insomma, il libro sta diventando una battaglia. Ho materiale a sufficienza per portarlo a termine dopo avere copiato alcuni fogli del diario approssimativo della signora milanese, che non mi ha mai permesso di trattenerli, e avendo raccolto dalla sua voce il resto della storia. Ma mi ha detto di essere rimasta turbata dai capitoli del libro anticipati da “L’Isola” nel numero di agosto. Non parlerà più, mi ha detto. Ma mi aveva già detto abbastanza a metà della bottiglia di whisky.
Dopo avervi anticipato alcuni capitoli in cui lei è la protagonista assoluta, stuzzicando la curiosità di numerosi lettori che vorrebbero saperne di più prima della pubblicazione del libro, vi propongo il capitolo che riguarda essenzialmente il ragazzo dagli occhi azzurri della incredibile storia di Giulia Lombardi o come altro vorrà farsi chiamare ancora nell’ultima correzione delle bozze. Ecco il capitolo su Peppino.
“”Costanzo Caiolo era ancora un bell’uomo, superata la sessantina, per la faccia saracena, gli occhi penetranti, i muscoli evidenti e la sfacciataggine unica. Non era alto e rientrava nella media dei centimetri degli uomini del dopoguerra. Supremo mangiatore di cozze, era ingrassato probabilmente per l’appassionata predisposizione al whisky scozzese. Ma era un così simpatico lazzarone, proprio nel senso divertente del termine, da attirare ancora gli occhi femminili. Per vent’anni e forse più erano stati la sua dedizione assoluta e quelli l’omaggio immediato alla sua bella faccia bruna e impudente, e con l’omaggio gli occhi il resto degli omaggi femminili, naturalmente.
Fraulein era gelosa da morire di Costanzo Caiolo dopo esserne stata la bellissima preda in una notte di luna su una barca a remi davanti ai Faraglioni. L’aveva condotto al matrimonio con rapidità e tenacia germanica nella speranza che il vincolo ufficiale e le relative responsabilità gli placassero la clandestina belligeranza amorosa. Ma molto di più ottenne la sua ammaliante dedizione di biondissima fanciulla di Berlino col nasino all’insù. Poiché fu la donna che riempì di miele il cuore di Costanzo Caiolo, e di miele e di altro gli riempì giorni indimenticabili, l’impresa riuscì senza molti danni.
Diciamo con i danni relativi di alcune scomparse pomeridiane di Costanzo Caiolo dal bar in piazza.
Quando fraulein ne ebbe sentore, senza provare a rompere la solidarietà degli amici del lazzarone, ridusse l’impegno domestico per occupare lo sgabello di cassiera del bar, dispensatrice di stupendi sorrisi e rivelando, nelle posizioni più irresistibili, le sue bellissime gambe nude, dorate dal sole. Così raggiunse il duplice obiettivo di tenere sott’occhi l’adorabile lazzarone e di provocarne l’immediata gelosia dopo avergli sussurrato, il primo giorno da cassiera, la frase definitiva: “Vuoi la guerra? E l’avrai.”
Era solo il bluff di una donna innamoratissima, ma Costanzo Caiolo ne temette le risorse tedesche di guerra e di determinazione e abbassò definitivamente le vele.
Ingabbiato da fraulein, a Costanzo Caiolo rimase la magra consolazione di rivangare con gli amici di glorie e baldorie i bei tempi della libertà in lunghi ricordi, al bar, punteggiati da esclamazioni di stupore, meraviglie perduranti e sospiri di nostalgia, ma anche contestazioni e precisazioni sul riepilogo del bollettino di guerra, come chiamavano la guerra passata con le donne, più la disputa finale sulle attrattive migliori tra tedesche, francesi e americane.
Sulla nascita di Peppino Costanzo Caiolo riversò tutto il suo orgoglio e i progetti di una eredità precisa dopo averne valutato con soddisfazione di padre e di lazzarone d’amore le qualità anatomiche sin dalla culla. Crescendo, Peppino divenne motivo di allegre dispute con fraulein. “Non sarà mai un loverbrau” lei disse inventando quel personale neologismo prendendo spunto da una birra di Monaco. “Non sarà un caprilover” insisté per farsi capire. “Nessuna tedesca lo imbriglierà” lui ribatté.
“Nessuna?” disse lei con tono di sfida.
“Una come te sì” rimediò lui.
Nonostante le proteste di fraulein, dall’età di tredici anni Peppino venne ammesso alle rievocazioni delle guerre pubiche, come le chiamava Costanzo Caiolo, perché il figlio avesse chiaro quale fosse lo scopo della vita, tutti gli altri risultando più dolorosi, vani e insignificanti.
Peppino ascoltò racconti meravigliosi di corteggiamenti, stratagemmi, agguati e galoppate d’amore e apprese i nomi e i nomignoli di uomini sicuramente bellissimi, come suo padre, che divennero per lui gli eroi della sua predisposta ammirazione sostituendoli ai paladini della Tavola Rotonda del libro illustrato che gli aveva regalato fraulein e di cui si era invaghito in un primo momento.
E così apprese della mannequin Marisa Valente, un mito, dell’avvenente principe Tinti Borghese, di un dinoccolato Bruno Mentasti, di Lillo Ruspoli alla Canzone del Mare, di Fabrizia Citterio bionda con un nasino francese, di Marzio Ciano piccolo e irresistibile, e naturalmente di Pupetto Caravita, una leggenda, dell’epoca che a Capri sbarcavano i divi e le dive di Hollywood. Ma questi paladini gli rimasero estranei, mentre si affezionava ai paladini locali, ai segugi d’amore dell’isola, come suo padre, com’era stato suo padre. E uno gliene rimase impresso, un fabbricante di mocassini isolani che diceva alla moglie vado a comprare le sigarette e tornava dopo tre mesi. Il trucco delle sigarette gli piaceva moltissimo.
Naturalmente, di quelle avventure, suo padre e gli amici gli risparmiavano i particolari piccanti, le confessioni ardenti e le travolgenti conclusioni in ogni luogo e posto dell’isola perché non avesse morbosità immediate. Nutrito di uova crude e fresche da fraulein e dai ricordi del padre, Peppino crebbe come Costanzo Caiolo aveva sperato. ‘Nu bello guaglione, con le idee chiare sulle donne.
Confuso dai mitici racconti, Peppino se ne immaginò all’altezza. Per questo snobbava le ragazzine dell’isola e rincorse col pensiero la donna della barca bianca con la vela azzurra. Per quella, pensò, suo padre sarebbe scomparso un pomeriggio intero dal bar. Ma fraulein era alla cassa. Doveva farsi avanti lui.””

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