Una cambiale di mille lire per comprare il cutter ‘Gracie’

– di Roberto Bianco

Il Club Nautico della Vela ha superato i cent’anni, ma ha conservato lo spirito dei mattacchioni che lo fondarono nell’estate del 1901.
Una indimenticabile cerimonia inaugurale.
Gli anni dell’orgoglio quando “Italia”, la barca campione olimpica del 1936, fece parte della flotta biancorossa.
Nora Borgstrom e gli equipaggi femminili.
I successi di Nino Cosentino.

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200406-13-3mGli eventi straordinari, a Napoli, nell’estate del 1901, furono due: lo sciopero dei tranvieri e una insolita agitazione al Borgo Marinari dalla parte di Castel dell’Ovo.
Alle tre e mezza del pomeriggio, tre audaci soci transfughi del Circolo Savoia, Eugenio Simeone, Augusto Gandais e Francesco Dresda, trascinarono dieci amici in un locale modesto a pianterreno, preso in fitto, e annunciarono la nascita del Circolo Nautico che è, oggi, il terzo più anziano circolo marinaro cittadino, dopo l’Italia e il Savoia, e prima di Canottieri, Rari Nantes e Posillipo.
L’idea era venuta all’insofferente Gandais che, al Savoia, era considerato un grande canottiere e un ribelle nato e, in effetti, si ribellò per chissà quale motivo di partecipare alle regate di Pallanza coi colori del club biancoblu. Da quella disputa trasse lo spunto per andarsene dal Savoia e, fomentando gli amici più cari del Circolo, li trascinò con sé verso un eccitante traguardo di rivalsa: la fondazione di un nuovo circolo nautico in Piazzetta Marinari, sulla sponda opposta del porticciolo di Santa Lucia, lontano dall’amato-odiato Savoia.
Con grande solennità, benché fossero tutti dei grandi mattacchioni, Augusto Ercole Barbati, fungente segretario all’istante, lesse lo statuto che provocò un immediato duello oratorio tra il forbito avvocato Michele Massa e il bellicoso Ciampolillo nell’insofferenza dichiarata di Fritz Curoni e di Pasqualino Pica che premevano con sempre maggiore insistenza sui tappi delle bottiglie di champagne.
Alla fine esplosero cariche sociali e bottiglie col comando iniziale affidato a Ciccilo Dresda, vispresidente, cui fecero da corona, nel consiglio direttivo, il silenzioso Eugenio Simeone, l’avvocato Massa, Pica e Augusto Gandais, eletto campione di tutti i campioni. Presenti e soci istantanei Alfredo Koller, Carlo De Luca, Omero Byngton, Corrado Petteruti, Giovanni Nicolò e Mario Pagano di Melito. Telegrammi di adesione giunsero da Augusto Cacace e Giovannino Pagliano. Assenti ma solidali Marcello Orilia, principe napoletano elegantiarum, Francesco Barberio e l’atletico Marco De Marco.
Non ci fu l’elezione immediata di un presidente perché la carica era destinata, per statuto, al più anziano dei soci fondatori, e nessuno dei presenti volle ammettere di essere il più vecchio. In ogni caso, il Circolo era nato, fu chiamato Nautico ed ebbe un guidone che fu una losanga bianca su fondo rosso.
Cominciò in povertà col possesso di una unica jole, ma furono poi reperite altre barche al punto che fu necessario trovare un deposito per custodirle. I mattacchioni lo crearono da sé realizzandolo su palafitte vicino all’Eldorado, che era lo stabilimento balneare del Borgo Marinari, ma anche café-chantant, teatro e ritrovo chic della città. Quando le barche divennero due, il “quattro” del Nautico fu battezzato “Guè Guè”, che era il grido di incoraggiamento dei soci, e il “due” fu chiamato “Jammo Jà”. L’allegria e l’orgoglio portarono le due barche a seminare lo scompiglio remiero nel golfo, mietendo successi, benché due canottieri del “quattro” dovessero sobbarcarsi anche alla fatica del “due”. Al completo, il primo equipaggio del Nautico comprendeva Stolte, Petteruti, Barbati e Byngton. Questi ultimi due si trasferivano all’occorrenza sulla barca più piccola.
La vela venne due anni dopo quando otto soci firmarono una cambiale di mille lire e ottennero da un amico banchiere la somma per acquistare un panfilo. Era il “Gracie”, cutter di undici tonnellate costruito a Wyvenhoe in Inghilterra. Augusto Gandais, cinque soci e tre marinai andarono a prelevarlo a Cannes per portarlo trionfalmente al Borgo Marinari. L’evento memorabile fu seguito dalla sfida vittoriosa contro il mitico veliero “Caprice” dell’ingegnere Emilio Anatra del Circolo Savoia. L’attività velica richiamò al Nautico provetti skipper, tra i quali Ugone de Sangro Fondi, uno dei quattro fratelli principi di Fondi che amavano regatare in tight. Al Nautico anche le donne andavano a vela. La pioniera fu Nora Borgstrom emulata da Giulia Pisanelli, Elena Gerli, Anna Ferrari, Nanny Cofano e Marinella De Rossi.
Il Circolo commissionò al costruttore Baldassarre di Piano di Sorrento nuove barche.
Il “Nele” fu uno splendido “sei metri” che dominava le regate nel golfo e, con “Vega”, un “otto metri”, il Circolo biancorosso arrivò a vincere il campionato italiano. Con la chiglia allungata per aumentarne la stabilità, l’imbarcazione “Verdone” vinse a Venezia. Nel 1939, quattro “dinghy” del Nautico furono protagonisti del raid velico Napoli-Roma, al timone Enzo di Lorenzo, Arturo di Lorenzo, Mario Farina e Ugo Di Marzo. Di grande bellezza era il panfilo “At last” di Augusto Dresda.
La guerra dette un brutto colpo al Circolo con la requisizione della sede. I soci si rifugiarono in un locale provvisorio di via Santa Lucia e fu il segnale della ripresa. Quando tutto tornò alla normalità, il Nautico ebbe addirittura due sedi: quella estiva al Borgo Marinari e l’invernale in Piazza Trieste e Trento (abbandonata nel 1990).
Il Nautico rafforzò la sua flotta con nuove unità delle classi “star” e “lightnings”. L’equipaggio biancorosso formato da Nino Cosentino e Morelli partecipò al Campionato mondiale “stelle” a Cascais e si classificò terzo al Campionato europeo a Trieste. Il Circolo faceva razzia di trofei e coppe, in primo piano “Fiammetta” della classe star con Cosentino e Rolandi.
Fu un gran giorno quello in cui il Nautico acquistò l’otto metri “Italia”, la barca che vinse le Olimpiadi di Kiev nel 1936, oggi di proprietà dell’appassionato Antonio Sisimbro, tabaccaio di Posillipo. Di recente è stata dichiarata “bene storico nazionale”. Per anni è stato l’acquisto nobile e il gran vanto del club biancorosso.
Il Club Nautico della Vela ha superato i cent’anni, ma è circolo sempre giovane ed entusiasta. La sua bella storia l’abbiamo raccontata.

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