Una donna-scrittrice in Tribuna Posillipo

– di Mimmo Carratelli

Nel libro “Oj vita mia”, edito da CentoAutori, le note di Ilaria Puglia fanno rivivere il campionato del terzo posto del Napoli in maniera originale e vibrante. Sembra di essere ancora allo stadio. Cronache minimaliste che riportano tutti i curiosi dettagli che precedono e accompagnano le partite. L’emozione della “prima volta” in cui l’inno della Champions League e risuonato al San Paolo e sessantamila tifosi l’hanno cantato in coro come non è mai successo in nessun altro stadio d’Europa.

Passeggiavo con Vinicio in via Rossini guardando il “Collana” e ricordando quand’era il vecchio stadio vomerese dove il “leone” debutto nel 1955 segnando in 40 secondi il suo primo gol col Napoli (al Torino). Da un balcone aperto al sole di una splendida giornata usci un canto. Oj vita, oj vita mia. Questo inno azzurro nacque, spontaneo e vibrante, una domenica di dicembre del 1975 proprio per l’irriducibile squadra di Vinicio che vinse all’Olimpico sulla Lazio (1-0) con un gol di Boccolini, fedele scudiero del “leone”. Nello stadio romano c’erano trentamila napoletani!

Chi cantava in via Rossini? Non poteva che essere Ilaria Puglia che abita vicino allo stadio, ha globuli azzurri e sul sito de “Il napolista” ha scritto l’anno scorso emozionanti note sulle partite del Napoli mentre la squadra di Mazzarri contendeva al Milan lo scudetto finendo poi splendidamente terza.

A Ilaria, leggendo le sue emozioni sul sito, dissi: ma perche non le raccogli in un libro, saranno uno splendido ricordo di questa annata che ci ha portati in Champions. Facciamolo insieme, lei disse. Mi piacciono le persone entusiaste e positive. Ilaria e una di queste. Aggiungiamoci il tifo di cuore e di pancia per il Napoli ed ecco una donna perfetta.

Sono abbastanza vecchio e godo, senza invidia, se leggo chi scrive creando emozioni, come fa Ilaria. Sono felice se nel mio mestiere incontro chi sa arrivare al cuore del lettore. Saro un giornalista romantico, ma ho proprio pensato che fosse questo l’obiettivo del mio mestiere. Il calcio, ma tutto lo sport, consente di “scrivere” emozioni.

Ilaria lo fa benissimo dal suo punto di osservazione in Tribuna Posillipo, con slancio e spontaneita. La sua e la partita “vista” da chi ci soffre e gioisce coinvolgendo se stessa, il suo entourage familiare e la cerchia degli amici in un appassionato “dialogo” al quale il match da gli spunti essenziali, ma poi le note di Ilaria sono tutte un vibrare di sentimenti, invocazioni, gridolini di delusione, urli e imprecazioni: la vita vera del tifoso e dell’appassionato di calcio. Un “commento dal vivo” spesso piu vero e incisivo delle nostre cronache di mestieranti.

Il giornalismo e molto cambiato, travolto dalla tempesta e dalla velocita delle informazioni. Tranne “isole felici”, il gusto per la scrittura si e un po’ perso. I miei tempi, in redazione, erano piu lenti e potevi “curare” meglio il mestiere e affinarlo. Lo sport, poi, consentiva, e consente, di “volare” liberamente. Il segreto di una buona riuscita e amare la scrittura piu dello sport, altrimenti si diventa giornalisti-tecnici troppo legati alle strategie di gioco e ai “fondamentali”. Gli “esperti” difficilmente trasmettono emozioni. Non solo nelle cronache sportive.

Ho girato molte redazioni, da Napoli a Milano, Roma e Bologna, e ho sempre cercato di creare atmosfere di entusiasmo e di simpatia, la premessa essenziale per essere giornalisti col cuore franco e l’anima palpitante. Ho fatto il tirocinio in cronaca, la base essenziale per imparare il mestiere, subito a contatto della realta da tradurre in stesure veloci, stringate e precise. Solo un buon cronista potra poi diventare un resocontista specializzato nello sport, nella cultura, negli spettacoli, negli esteri e via dicendo. Ho avuto una buona scuola e non ho mai mollato la presa. Ai miei tempi gli anziani “crescevano” i piu giovani, ne correggevano i difetti, ne esaltavano l’entusiasmo. Si veniva su buoni giornalisti, ma anche persone ben “costruite”. Ancora oggi sono in ansia per la buona riuscita del “pezzo”. E’ come se fosse sempre la prima volta. Questo e un altro “segreto” per non lasciarsi andare e finire nel tran-tran che diventa sciatteria. Niente e mai scontato e si ricomincia sempre daccapo, giorno dopo giorno. Quello che hai gia fatto non deve contare. L’emozione e l’impegno devono essere sempre al massimo. Gli esami non finiscono mai nel mio mestiere e i lettori, oggi piu di ieri, sono smaliziati e non si fanno ingannare. Capiscono anche i “trucchi” per portarli dove vuoi, ma li accettano se sai usarli. Il libro scritto con Ilaria Puglia parte dall’emozione per l’inno della Champions League, scritto da Tony Britten nel 1992, che per la prima volta e risuonato a Fuorigrotta accompagnando il Napoli sulla massima ribalta europea. Non succedeva di giocare nel torneo continentale dai tempi di Maradona e ai tempi del pibe l’inno non esisteva. Al San Paolo e poi successo che tutto il pubblico lo cantasse, nella partita contro il Bayern, e questo non e mai accaduto in nessuno stadio d’Europa, solo a Napoli, perche i tifosi azzurri sono molto speciali e sanno inventarsi straordinarie emozioni.

Il libro propone i “profili” dei protagonisti azzurri. Il presidente Aurelio De Laurentiis “che alle 9 del mattino del 24 agosto 2004, un martedi, si materializzo su un cavallo bianco” in soccorso del Napoli che era diventato una pratica fallimentare preso il Tribunale della citta. L’allenatore Walter Mazzarri che “l’e un bell’omo, come si dice dalle sua parti, e viene dal mare, il mare livornese di San Vincenzo, pineta e spiaggia”. Edinson Cavani, il Matador, con “l’anima pura e gli occhi di fuoco”. Ezequiel Lavezzi che “ci intriga e ci attizza se scuote la rezza alzando la cabeza, giocatore di priezza, cardillo di tocchi e svolazzi, gambe di topazio, fianchi di finte e d’arrizzo”. Hamsik-sik-sik, l’artefice magico. Morgan De Sanctis con questo nome da pirata. Paolo Cannavaro, Christian Maggio, Walter Gargano e il resto della banda di Mazzarri. Ma il “cuore” del libro sono le note di Ilaria Puglia che hanno accompagnato, partita dopo partita, il campionato del terzo posto. “Armata di buone intenzioni e di uno splendido panino salsicce e friarielli, con peperoncino, ovvio” Ilaria e diventata allo stadio ‘a femmina ra’ tribuna Posillipo, posto 31, fila 16, il suo osservatorio palpitante insieme al marito tifosissimo, Il Martire, perche se vanno allo stadio l’uomo deve seguire la donna, in Vespa e ai tornelli. “Controllo super incrociato di abbonamento, documento e corrispondenza del mio viso alla foto della carta d’identita, manco fossi una criminale. Mentre mi chiedevo perche analogo trattamento non venisse riservato al marito, uomo e per giunta vestito molto piu rozzamente di me”.

Il passaggio rapido dei Pocket Coffee ed altre “precauzioni” e scaramanzie arricchiscono l’attesa della partita tra “malesseri per becera ansia per le prestazioni azzurre”, gridolini di richiamo, gli sms sul telefonino di tutta la congrega di Ilaria, i posti sempre gli stessi (“formazione vincente non si cambia”), e sciarpe e mani che sventolano, e l’urlo del gol. “Mi lancio in improbabili conversazioni calcistiche anche con il mammasantissima di due metri e ottanta per 50 quintali che siede davanti a me e a cui mia zia Stefania quasi spegne la sigaretta sul braccio”.

Vibrano sulle pagine del libro momenti indimenticabili. Hamsik ha appena segnato alla Roma. “Non ho capito piu nulla, ho perso il controllo. Non ricordo niente, le orecchie ovattate, il corpo e partito da solo. Mio marito mi ha raccontato che l’ho stretto talmente forte da fargli male e che il vicino di posto gli ha consegnato la mia borsa, che avevo letteralmente lanciato sotto di me fregandomene che contenesse persino l’abbonamento, per gettarmi tra le braccia di tutti quelli che mi stavano accanto”.

Pennellate, sofferenze ed entusiasmo d’autore. Come quella domenica del 3-0 alla Juventus. “Mi sono alzata con le ossa rotte, a mio marito non ho detto niente, tranne un laconico ‘non mi sento tanto bene’. Mi sono trascinata in Vespa allo stadio con un quantita di strati di vestiti addosso che non mi ricordo neppure. Se non avessi figli e avessi due euro in piu, sarei un’Ultras. A proposito, ma la Juve c’era? Avrei voluto dormirci, al San Paolo, avrei voluto tenere aperta la mia sciarpa tutta la notte, guardare lo stadio che non accennava a svuotarsi, tenermi avvinghiata sugli spalti e morire cosi, nel bagliore azzurro di una notte memorabile. Il giorno dopo ho 38 di febbre e una bronchite ormai conclamata”.

Quando poi il Napoli gioca fuori casa, prima di accendere il tele-visore, Ilaria mette a palla “Something happened on the way to heaven” di Phil Collins e allora comincia a sentirsi meglio mentre e scattata tutta l’organizzazione domestica in attesa della “diretta”, compresa la sistemazione dei presenti su sedie e divani, in postazione partita e in ordine rigoroso senza turn-over, e lei, Ilaria, scarica l’adrenalina dell’attesa osservandosi la coda dei capelli e accarezzandosi le orecchie “pero che belli ‘rrecchie ca teng”. Balconi inserrati per scongiurare eventuali rumori che possano svegliare i bambini. E ai gol degli azzurri “mio marito mi lancia addosso tutti i cuscini del divano, io picchio duro sullo schienale”. Prepartita gia consumata al tavolino di un bar sotto casa, “aperitivo e giornali”.

E’ una rilettura, in chiave assolutamente originale e vibrante, di tutto un campionato. La scrittura di Ilaria mi ha emozionato. Ecco perche e nato questo libro, “Oj vita mia”, edito da CentoAutori, il cui fulcro sono appunto le sensazioni di Ilaria Puglia completate da dati statistici, dal “profilo” dei protagonisti del terzo posto del Napoli e da altri racconti azzurri. Ma sono le note di Ilaria che danno valore al libro e lo rendono vivo e palpitante.

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