Una giornata particolare con l’argonauta Ciro Ferrara

– di Angelo Caroli

Lo stupore a Positano come davanti a un quadro di Chagall. L’arcipelago delle Sirenuse.
La sosta a Nerano. Linguine e pezzogna a “Lo Scoglio”. L’incantesimo di Capri
e il ristoro di una granita al limone.
L’aperitivo in piazzetta al bar Tiberio e la cena sotto i pergolatida “Paolino”.
La saudade napoletana del calciatore.
La musica di Pino Daniele e due bagni indimenticabili.

200406-11-1m

200406-11-2mArrivo da lontano e mi abbandono alla scenografia che si dilata con disegni fioriti. Compare come un villaggio di sensi e toni illibati, una ronda che s’avvinghia allegra attorno a un prisma di pastelli che incendiano il mattino. Poi scoppia con festoni di glicine mentre prendono fuoco le bouganville fra erranti miraggi di ibiscus. Dal mare il paese mi fa l’effetto di un’immensa orchestra di colori. A riva sbatte la schiuma in silenzio, il sole è polvere d’arancia e il rollio di barche si mescola a fanciulle grida di gabbiani.
Questa è Positano, una mano divina (di Poseidone, forse?) l’ha depositata sulle falde dei monti Lattari, lungo i declivi del monte Comune. In quel folcloristico gomitolo di case color pastello, di cunicoli e scalinatelle hanno trascorso giorni importanti greci e fenici. Guadagno terra, mi giro verso la distesa blu cobalto dove intravedo, nella foschia del mattino, il mini arcipelago delle Sirenuse, con la Rotonda, il Gallo e il Castelluccio che la mitologia assegna come dimora alle sirene che stregarono Ulisse legato all’albero maestro.
Medito sull’apparizione onirica come un quadro di Chagall. Medito su quell’incanto che Clavel, Bey, Kovaliska, Massine e Caprile fecero conoscere al mondo. Medito e compare lui, Ciro Ferrara, il patriarca del calcio italiano che non conosce tramonto. Ciro è sceso da un motoscafo, un open di 17 metri trainata da 1200 cavalli. Ci salutiamo. Mi dice che ha un giorno di libertà, la moglie Paola e i figli Benedetta, Paolo e Giovambattista sono impegnati a Praiano, davanti alla grotta di Smeraldo.
“Sai, siamo alloggiati al Tritone, un hotel molto famoso”. Mi invita a una gita fino all’isola di Capri. Accetto di stare agli ordini del mio “duca” napoletano. Il primo obiettivo è Nerano, un groviglio di colori e profumi a poche miglia da punta Campanella. Il nocchiero sfiora la Costa Divina. Mi sembra di udire Sirene ovunque. Lasciamo a destra Sorrento e le sue magie.
Parliamo di calcio e di Ferrara, una Ciropedia, 5 scudetti nella Juve e 2 nel Napoli, quasi 500 partite in A distribuite nei due club, 49 presenze in nazionale e un numero inquantificabile di Coppe. A Torino gestisce con soci due pizzerie dal nome scontato Gennaro Esposito. Mi parla del Napoli e di Napoli, con passione.
“Esiste anche per noi una sorta di saudade verso le nostre radici. Non sono un tipo triste, ma anche vivendo in una bella città come Torino la nostalgia è inevitabile. Sono comunque fortunato poiché faccio un mestiere che mi permette frequenti sortite a casa, per le ferie soprattutto. Non mi sento un emigrante. Il distacco è stato importante poiché Torino e Napoli sono totalmente diverse.
Torino è la metropoli più meridionale d’Italia e io mi sono ritagliato la mia isola. La nostalgia si ha specialmente per gli affetti”.
Ciro tiene salda la presa sul timone, continua a magnificare l’amore viscerale per le sue “radici” e intanto ribadisce la scelta “felice” su Torino e la Juve. Poi, tra un sorriso e l’altro, dopo aver posto l’accento sulla simpatia, l’arguzia, l’estroversione dei napoletani, ammette che i pregi per eccellenza dei suoi concittadini “sono l’ironia, anche verso noi stessi, e mettere un ospite nelle condizioni di integrarsi bene e in fretta da noi. I difetti sono pochi e li tengo per me”.
Siamo nella Bocca Piccola, a metà strada tra punta Campanella e Capri. Avvistiamo i Faraglioni, giganti di pietra piantati in mezzo al blu. Facciamo il bagno, il vento è debole, il sole è quasi appannato da una leggera foschia ma cuoce lo stesso. E’ giugno inoltrato. Leggiamo giornali e si fa l’ora di pranzo. Ciro punta la prua verso Nerano, uno degli avamposti della penisola sorrentina. Si sbarca e il “napoletano” non ha dubbi sul ristorante, “Lo Scoglio”, e sul menù, linguine alla Nerano e pesce, la pezzogna all’acqua pazza con pomodorini e frutti di mare crudi. Un caffè verace completa un pasto delizioso.
Ci rimettiamo in mare. Un tendalino favorisce un breve riposo, accarezzato dalle note di Pino Daniele che escono dall’immancabile “lettore”. Verso le 17 riprendiamo la navigazione, doppiamo i Faraglioni e Villa Jovis prima di dirigerci verso Marina Grande. I natanti sembrano libellule attaccate all’etere. Do un’occhiata alla cartina geografica. L’isola, dall’alto, somiglia allo stivale di un moschettiere ed è divisa da una gobba che delimita il confine con Anacapri.
Si attracca. In funicolare raggiungiamo il cuore di Capri, dove secondo i racconti di Tacito sia Augusto che Tiberio costruirono residenze fiabesche. Il sogno continua nella Piazzetta. I colori esplodono lungo la scalinata che porta alla chiesa barocca di Santo Stefano. Tende ed ombrelloni tappezzano quasi l’intera area. C’è un via vai irreale, un universo che transita stupefatto e che stupisce, uomini e donne di ogni età, nazione e modo di fare moda. Le grandi firme hanno da tempo messo radici in questi angoli unici nel mondo.
Una granita al limone mette refrigerio a corpi surriscaldati. Si passeggia lungo via Camerelle come in un incantesimo. Ciro conosce tutti, è normale per un uomo famoso e simpatico come lui. Alle 18 un secondo bagno ci rigenera. Dopodiché si torna su per l’aperitivo da Tiberio. Per la cena due soluzioni: Villa Verde e Paolino. Ciro mi fa scegliere ed io opto per i limoni di Paolino. Cominciamo con un tubettone con le cozze e poi pesce, stavolta tocca alla grigliata. Il vino? La Falanghina. Si chiude con una “caprese” e torta al limone.
Lasciamo stare le discoteche e Guido Lembo che sbalordisce il mondo all'”Anema e core”. Ci aspettano a Positano e a Praiano. Prima di accendere i motori, Ciro sospira: “Capri è la mia isola, che vuol dire affetto, amicizia, calore e ritorno alle origini e a quando da bambino mi arrampicavo su per i limoni”.
Si parte. Quando ricompare il regno di Poseidone è buio e mi ritrovo immerso in un presepe estivo. Non so se sia realtà oppure un sogno. Ma in fondo che cos’è un sogno se non una notturna isola del pensiero?

Pin It

4 commenti su “Una giornata particolare con l’argonauta Ciro Ferrara

  1. Giuseppe Catalano 04/11/2015 at 20:47 - Reply

    ciro ferrara sarei felice di vivere un giorno con te andando allo stadio della Juve

  2. Giuseppe Catalano 04/11/2015 at 20:50 - Reply

    Ciro Ferrara sarei onorato e molto emozionato di venire allo stadio della Juventus {[(♡Juventus nel cuore♡)]}

  3. Giuseppe Catalano 05/11/2015 at 13:56 - Reply

    Ciro Ferrara ti prego rispondi ha questo messaggio io vorrei andare allo Juventus STADIUM vorrei incontrare te che sei il mio idolo in assoluto

  4. admin 05/11/2015 at 18:14 - Reply Author

    gentile sig Giuseppe, purtroppo tramite i commenti a questo articolo non credo Le sarà possibile contattare il Suo idolo. Cordiali saluti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *