Una nuotata indimenticabile nella Grotta Azzurra

– di Lia Giovanelli

La corsa in motoscafo con Gianluca, abile nocchiero. L’entrata a nuoto attraverso il piccolo varco con l’aiuto delle catene attaccate alla roccia. All’interno, un mare di seta blu illuminato da una finestra sottomarina.
Un corpo bianco argentato di sirena. La Galleria dei Pilastri e la Sala dei Nomi con i graffiti dei visitatori sulle pareti.

Sto saltellando lungo il sentiero che mi porta alla Fontelina e saltello, non cammino, proprio come i bambini quando sono contenti di andare in qualche posto. Quante volte ho fatto questa ripida stradina che in un quarto d’ora porta agli scogli per me più belli del mondo, di fronte ai Faraglioni di Capri. E quante volte ho sudato la sera per risalire fino all’albergo che da tanti anni ci ospita per parte delle nostre vacanze e che ormai fa parte della mia vita, come MD, che ora, come sempre e quasi per ogni cosa, mi anticipa di qualche passo.

Questa è una estate uguale e diversa dalle altre, diversa perché un dolore intimo legato ad un fatto accaduto alla mia vita, ed un’ansia che non trova quasi mai pace, mi accompagnano da qualche mese. MD non vuole accorgersi molto del mio stato d’animo, un po’ restio ad affrontare discorsi con risvolti psicologici preferisce lasciar correre e lavorare, nel poco tempo libero che ci resta dal salire e scendere dalla Fontelina e goderci la dolcezza delle sere capresi, ad un progetto di lavoro a cui tiene molto. Meglio, molto meglio così.
Conosco ogni metro di questo sentiero e so già d ove mi fermerò a guardare il panorama, quale tronco di pino marittimo mi piace accarezzare, da quale biforcazione di rami posso guardare in basso per vedere uno scoglio alto e scosceso da cui una volta, in sogno, mi sono tuffata. Oggi facciamo una giornata in barca, anche questa una bella abitudine per spezzare la vacanza e gironzolare nel golfo di Napoli. Chissà se il motoscafo è già arrivato. Dubito, siamo in Campania e non a Brescia. E invece no, con sorpresa ci sta aspettando il marinaio, un giovane ragazzo biondo ed educato con bermuda e maglietta bianchi immacolati. Si chiama Gianluca ed è il nipote del proprietario del motoscafo che, come ci tiene a precisare, ne ha anche altri e pertanto è un piccolo armatore caprese.

Con MD ricordiamo le prime gite che facevamo vent’anni fa, quando Carminuccio ci veniva a prendere all’ora che più gli faceva comodo, per farci fare il giro dell’isola con il suo gozzo con tendalino a righe bianche e gialle. Carminuccio, come informa napoletanamente il nome, pesava oltre 130 chili ed insisteva per farci fare il bagno nella Grotta Verde. Io gli davo retta e mi tuffavo, facevo il giro regolamentare nella grotta, e per un attimo nuotavo nel verde smeraldo più assoluto per uscire, attraverso una piccola apertura nella roccia, da un’altra parte dove mi aspettava per farmi risalire in barca.
Anche il nostro giovane marinaio ricorda Carminuccio, evidentemente diventato icona caprese, ma mi pare preferisca guidare questo potente motoscafo piuttosto che un gozzo con tendalino a righe. Mi perdo nei pensieri delle righe bianche e gialle, uguali per le barche e i taxi aperti che, senza bisogno di aria condizionata, ci portavano da Marina Grande quasi fino in Piazzetta.
Gianluca sembra molto contento di portare a spasso due italiani “normali” e non gruppi di russi che attaccano a bere vodka dalla mattina a buon ora o signore americane terrorizzate all’idea di scottarsi nonostante i quintali di crema solare. Mentre dirige la prua al largo ci indica scolasticamente tutte le grotte, che già conosciamo, e faccio una riflessione sulla parola “grotta”, parola bella, misteriosa ed evocativa, forse abbiamo tutti in mente la Natività … niente di male può succedere in una grotta, brutta invece la parola caverna, non ne parliamo di antro.

Grotta … grotta … andrò a vivere in una grotta e piangerò li tutte le mie lacrime. Eppure non siamo in aprile, il mese più crudele come diceva Elliot, eppure sento dentro di me continuamente “confondersi memoria e desiderio”, aprile sarà crudele, ma per me anche luglio non scherza quest’anno!
La costa si allontana, abbiamo deciso di andare a Ischia. Mi sistemo definitivamente sul prendisole visto che impiegheremo oltre un’ora, e decido che questo ragazzo è proprio bravo e gentile, mi offre da bere, mi chiede se la velocità non è troppo elevata e attacca a parlare con MD di motori e di barche. A MD piacciono i ragazzi intraprendenti e sono sicura che chiacchiera volentieri. Li osservo affiancati alla guida, si parlano e si ascoltano. MD gli sta spiegando qualcosa perché osservo che muove le mani come a costruire un oggetto. È un ingegnere e le sue spiegazioni sono sempre dettagliate e precise. Gianluca ascolta attentamente mentre MD parla, e mentre le sue mani, che conosco come le mie, continuano a costruire … lo fa spesso anche con me, a volte addirittura traccia invisibili segni sulla tovaglia di un ristorante o nell’aria, ma credo di dargli poca soddisfazione nella comprensione di quanto mi spiega. Qualche volta ha provato anche con dei disegnini su improvvisati pezzi di carta o biglietti da visita trovati nelle tasche, ma niente da fare. Però i disegnini li conservo, credo di averne uno anche con me adesso, poi verifico.

Gianluca è sempre più attento e concentrato, chissà di cosa stanno parlando, e, lentamente, inclina a destra la testa, “come alla ricerca di dettaglio perso” dice Izzo. Fermati tempo, un attimo solo, per farmi vedere con gli occhi della mente in quante altre occasioni della sua vita questo ragazzo biondo piegherà la testa da un lato, cercando il dettaglio perso, sarà certamente il suo primo bacio d’amore, non quelli di ogni giorno alle ragazzine del paese o alle figlie di turisti stranieri, sarà il bacio vero, quello alla donna che vorrà sposare e con cui spero avrà la fortuna di vivere. E poi girerà il mondo, e vedrà avvicinarsi altre coste dal finestrino di un aereo, inclinando la testa, di lato, per vedere il più “tanto nuovo” possibile. La giornata in mare e a Ischia va proprio bene e nel tardo pomeriggio stiamo tornando a Capri costeggiando l’isola. Sono le cinque e siamo vicini alla Grotta Azzurra, presa d’assalto ogni giorno da migliaia di turisti che, stesi sul fondo di piccole imbarcazioni in due o tre al massimo e pagando una cifra francamente esagerata, riescono ad attraversare lo stretto e basso varco naturale aperto nella roccia.
Il rematore abbandona i remi e spinge la barca all’interno afferrando una catena murata sulla volta dell’ingresso. E’ impossibile entrare nei giorni in cui tira il vento di libeccio o di maestrale perché il piccolo varco nella parete rocciosa, largo circa due metri si trova sopraelevato sul livello del mare di solo un metro. Alle cinque la grotta chiude e per circa mezz’ora resta vuota. In teoria dovrebbe restare vuota fino alla mattina seguente, ma molte sono le persone che, coraggiosamente e in assenza di controllo, si tuffano dalle rocce vicine e la visitano a nuoto.

Gianluca arriva alla grotta alle cinque in punto, si avvicina il più possibile con il motoscafo alla stretta apertura, strizza l’occhio ai sorveglianti che stanno cacciando i ritardatari e ci chiede se vogliamo entrare a nuoto da soli. Come no, sono già in acqua con MD che si preoccupa di portare un salvagente, verifica che non vi siano meduse e so che si sta domandando se stiamo facendo qualcosa di illecito. Entrare nella Grotta Azzurra a nuoto è una delle esperienze più belle ed appaganti della mia vita. Passo dalla stretta imboccatura tenendomi alle catene attaccate alla roccia e, una volta all’interno comincio a nuotare allontanandomi sempre più dal piccolo semicerchio di luce. MD è forse per la prima volta qualche metro dietro di me, ma lo sento a disagio e, raccomandandomi prudenza, mi chiede di uscire in fretta e decide di tornare in barca.

Sono sola, nell’azzurro assoluto, l’acqua non è acqua, è un liquido che mi scivola addosso come seta, che mi accarezza, che mi circonda da ogni parte e si apre e chiude ad ogni mio movimento. Sono al centro della volta principale, il Duomo Azzurro, e so che questa intensità è dovuta alla luce del giorno che entra attraverso una finestra sottomarina che si apre esattamente sotto il varco d’ingresso, subendo in tal modo una filtrazione da parte dell’acqua che lascia passare solo l’azzurro. Ed io sono una sirena di uno splendente bianco argentato, anche questo un fenomeno naturale dovuto alle bolle d’aria che aderiscono alla superficie esterna degli oggetti, che, con un indice di rifrazione diverso da quello dell’acqua, permettono alla luce di uscire. Penso che MD sarebbe contento di questa spiegazione poco magica e molto scientifica che mi sto dando mentre nuoto verso il fondo della Grotta, la Galleria dei Pilastri, tre rami comunicanti tra loro che confluiscono nella Sala dei Nomi, chiamata così per le numerose firme dei visitatori apposte sulle pareti, e il Passaggio della Corrosione, fino all’estremo punto accessibile, la Sala della Corrosione. Ho l’impressione di perdere ogni dimensione conosciuta mentre mi addentro e tutto è solo azzurro ed io argento, argento le mani, le gambe, i piedi che continuo a rimirare, e mentre mi torna in mente che luglio forse non è poi così crudele, impercettibilmente qualcosa cambia.

Mi giro verso la ormai piccolissima e lontana apertura verso l’esterno e in un lampo capisco che sta cambiando la luce, forse è tramontato il sole e l’ombra si muove rapidamente, no, non rapidamente, di più, avanza, corre, di più, attraversa il tempo, lo spazio, viaggia verso di me con una velocità irreale, inspiegabile, spaventosa. La velocità dell’ombra. Io non sono più d’argento e l’azzurro diventa blu, in un angolo della mia testa c’è solo blu notte che si confonde con il nero e adesso ho paura. Filtrazioni di colori, rifrazione, tutte balle, ho paurissima e mentre nuoto verso l’uscita mi impongo di contare le bracciate … il potere rassicurante dei numeri .. dai sono vicina, talmente vicina che me ne bastano solo dieci e poi cinque e poi sono fuori. Ma non è buio, è davvero solo sparito il sole.
MD mi aiuta a salire in barca e stranamente non mi rimprovera per tutto il tempo che sono stata nella Grotta, anzi, sta bevendo con Gianluca e mi offrono un improvvisato aperitivo.
“E’ stato bello – mi chiede mentre mi aiuta ad asciugarmi – hai incontrato il fantasma di Tiberio?”
“No, quello no, ma ho conosciuto la velocità dell’ombra … no, ti prego tesoro, non spiegarmi che la velocità dell’ombra non è determinabile e tutto quanto gli viene dietro, dai, fidati, l’ho conosciuta” “Copriti e bevi l’aperitivo con noi, che poi ti spiego perché non puoi averla conosciuta”. Sapevo di non poterla passare liscia …

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