Una storia luminosa

– di Raffaele Gargiulo

Con la navigazione d’altura, per guidare le rotte delle navi si accesero i primi falò sulle coste, progenitori dei fari che presero il nome dall’isola alle foci del Nilo dove Omero fece approdare Menelao. Il braciere sul promontorio Sigeo e il grandioso faro di Alessandria, una delle meraviglie del mondo antico. Il Colosso di Rodi. I monasteri del Medioevo con i fuochi alimentati da fascine di legna accesi sulle sommità.
La Lanterna di Genova e la torre di Capo Peloro, riferimento per le navi dei Crociati diretti in Terrasanta.
La diffusione dei fari nel mondo.

201007-12-1mE’ difficile dare un inizio cronologico alla storia della navigazione e poiché la nautica si definisce come l’arte di guidare la nave, appare evidente come di essa faccia parte anche il segnalamento marittimo. Man mano che le navi cominciarono ad allontanarsi dalla costa e a percorrere sempre più le acque ignote, nacque la necessità di avere dei punti di riferimento nelle notti illuni, quelle di tempesta o di luna nuova. Era nata la navigazione di altura ma rimanevano i pericoli in vicinanza della terra: secche, scogli, correnti e quindi fin dall’antichità più remota si volle aiutare il navigante accendendo dei grandi falò sull’alto di rocce costiere o di alti edifici, come il fuoco della Torre Timea, sul Bosforo, a cui forse accenna Omero nel canto XIX dell’Iliade. Oppure il fuoco situato alle foci del Nilo, nell’isola dove approdò Menelao (Odissea, IV) dal cui nome “Pharos” derivò il latino “Pharus” e il nostro Faro. Su quell’isoletta fu edificato e terminato sotto Tolomeo Filadelfo, che regnò dal 285 al 247 a.C., il grandioso e celebre faro di Alessandria che fu considerato una delle meraviglie del mondo e che servì dapprima come segnale diurno della vicinanza del porto, situato su costa bassa, poi anche come segnale notturno, con l’accensione sulla sommità di un grande fuoco. Il faro alessandrino non è però il più antico del mondo. Intorno al 650 a.C. ne sorgeva uno sul promontorio Sigeo nella Triade sebbene fosse da considerarsi, più che un vero e proprio faro, un braciere. Altri fuochi antichi famosi furono il faro di Rodi, colossale statua di bronzo dedicata ad Elios, che secondo Plinio era alto 70 cubiti (circa 32 metri), innalzato dai cittadini di Rodi per perpetuare la memoria del glorioso assedio sostenuto nel 304 a.C. contro Demetrio Poliorcete re di Macedonia.

L’opera, del III secolo a.C. è attribuita a Carete di Lindo, discepolo di Lisippo. L’enorme statua antropomorfa poggiava i piedi sulle testate dei due moli che rinserravano il porto, l’Embroricos, attraverso le cui gambe passavano le navi. La figura reggeva, in una mano alzata, un braciere e rimase a guardia del porto di Rodi per poco più di mezzo secolo, rovinando nel 226 a.C. a causa di un violento terremoto.
Il faro di Alessandria e il Colosso di Rodi sono due varianti di un unico tema fondamentale: la rappresentazione antropomorfa dell’architettura, come antropomorfa è l’idea della divinità. Questa simbologia riconducibile al mito la ritroviamo nella legenda di Ero e Leandro, i due innamorati separati dall’Ellesponto. Leandro attraversa nuotando ogni notte lo stretto per raggiungere l’amante che, con una fiaccola accesa, lo guida e lo attira a sé. Ero rappresenta il faro e Leandro il navigante. Entrambi sono accomunati da un unico destino: quando il vento spegnerà la fiamma, Leandro si perderà tra i flutti ed Ero, per il dolore, si ucciderà. I Romani ebbero ben chiara l’importanza dei segnali marittimi. Alla costruzione di ogni porto seguiva quella del faro. A Ravenna, il porto di Classe aveva un faro, trasformato poi in campanile. A Ostia c’era un faro, citato da Svetonio.
Ancona, Messina, Pozzuoli, Capri avevano i loro fari.
Proseguendo il cammino della storia sulle coste atlantiche europee troviamo il faro spagnolo di Corogna (Brigantium), costruito dai Cartaginesi e restaurato da Giulio Cesare e da Traiano (ancora oggi mantiene, dopo circa duemila anni, la sua originaria funzione).

Nell’Europa settentrionale si ergevano, sulle sponde della Manica, i fari di Dover e di Boulogne, quest’ultimo fatto costruire da Caligola per celebrare il suo ingresso in Gallia.
Quando la navigazione ritornò ad essere costiera e diurna, l’uso dei fari fu scoraggiato, potendo essere di aiuto alle rotte degli invasori piuttosto che dei naviganti in difficoltà. Molte delle torri costiere romane andarono in rovina e si ritornò ai falò di legna per segnalare i punti pericolosi per la navigazione o ai bracieri all’ingresso dei porti.
Nel Medioevo furono soprattutto le torri dei monasteri eremitici sulle coste atlantiche di Inghilterra e Francia a svolgere la funzione di fari, con fuochi alimentati da fascine di legna accesi sulla sommità.
Un esempio è il faro di Hook Head, sulle coste orientali dell’Irlanda, fatto erigere nel 1172 da un nobile normanno sia come fortezza che come torre di segnalazione, affidando ai monaci il compito di tenere accesa la luce in sommità.
Lontano dall’Europa, fonti riportano di minareti e pagode medievali adibiti a fari lungo le coste del golfo Persico e in Cina. Con la ripresa dei commerci e l’affermazione delle repubbliche marinare, a partire dal XII secolo, si ritornò a costruire sulle coste dell’Italia torri di segnalazione dotate in sommità di fuochi. Esempi furono la Lanterna di Genova (costruita nel 1543, alta 118 metri e ancora operativa), il Fanale (1303) di Porto Pisano a Livorno, la Torre delle Secche della Meloria (primo faro costruito in mare aperto nel 1147, distrutto nel 1284, ricostruito nel 1712 e tuttora esistente), la torre di Capo Peloro, di riferimento per la navigazione dei Crociati verso la Terrasanta.

Nel Rinascimento e nell’età barocca, soprattutto in Francia e in Inghilterra, il faro venne rivisto nella sua valenza architettonica: oltre a svolgere la sua funzione doveva anche essere un monumento degno di ammirazione per affermare la potenza ed il prestigio dei suoi committenti.
Spesso si privilegiarono più i lati estetici che quelli funzionali, dimostrandosi le realizzazioni poco adatte a sopportare le condizioni climatiche estreme dell’Oceano Atlantico e finendo per essere distrutti e ricostruiti diverse volte.
Nei tempi moderni, con l’intensificarsi dei traffici, il segnalamento marittimo si è esteso rapidamente lungo tutte le coste.
Con l’affermarsi del dominio navale dell’Inghilterra, il XIX secolo fu il secolo della farologia. Si assistette alla nascita di meraviglie dell’ingegneria soprattutto lungo le coste inglesi, scozzesi e irlandesi, spesso su scogli appena affioranti. L’Inghilterra è stata la prima nazione a comprenderne l’importanza e si è dedicata alla costruzione di grandi fari sulle sue coste, cosparse di pericoli e spesso battute da violente tempeste.
E’ famosa la storia dei fari costruiti sulle Rocce di Eddystone, fra Capo Lizard e Punta Start, iniziata nel 1698 col primo faro voluto dal negoziante inglese Winstanley e distrutto da una tempesta dopo solo cinque anni. Un secondo faro, realizzato dopo il naufragio della nave da guerra “Winchelsea”, non ebbe miglior sorte. Un incendio distrusse la torre, costruita in gran parte di legno.

La terza torre, realizzata nel 1750 dall’ingegnere Smeaton, seguendo criteri di maggiore solidità funzionò fino al 1881 e si dovette abbandonarla per la disgregazione della roccia sottostante e per l’insufficiente altezza sul mare che esponeva all’urto delle grandi onde anche la lanterna. Il quarto ed ultimo faro di Eddystone fu costruito nel 1882 a poca distanza dal precedente.
E’ drammatica la storia del Faro delle Secche di Small, al largo delle coste del Galles, dovuto al filantropo Mr. Phillips, dal quale più volte partirono invocazioni di soccorso, affidate a galleggianti, da parte di fanalisti rimasti isolati a causa di tempeste e credutisi abbandonati. Altri esempi degni di nota furono il Faro di Skerryvore in Scozia (altezza 48 metri, portata 26 miglia), il Faro di Longship in Cornovaglia (altezza 35 metri, portata 18 miglia), il Faro di Bishop Rock, sempre in Cornovaglia (altezza 44 metri, portata 24 miglia) e quello di Fastnet in Irlanda (altezza 54 metri, portata 27 miglia).
Nello stesso periodo nacquero in Francia esempi di fari rifiniti internamente in modo sontuoso, lontano dallo stile semplice dei fari inglesi. La Francia per prima realizzò un sistema completo di fari, in modo tale che una nave in navigazione potesse essere sempre in vista di almeno un faro. Nella penisola di Finistère, in Bretagna, se ne contano tuttora 120 e sono migliaia lungo le coste francesi. Uno dei più eleganti e recenti è quello di Kéréon, in Bretagna (altezza 41 metri, portata 19 miglia), con interni riccamente decorati. Altri esempi di fari francesi sono il Faire del Baleines, sull’isola di Ré nel golfo di Bisacglia, (altezza 57 metri, portata luminosa di 21 miglia) e quello di Créac’h situato sull’isola d’Ouessant, all’estremità nord occidentale della Bretagna (altezza 55 metri, portata 34 miglia).

In Italia, la diffusione dei fari, principali e secondari, è stata abbastanza rapida. Intorno al 1850 erano ancora privi di illuminazione lungo i tratti del nostro litorale, come il basso Tirreno, le coste della Sardegna, il basso Ionio, il medio e basso Adriatico.
Dopo il 1860, il nuovo Stato dovette affrontare in modo sistematico l’illuminazione dei suoi ottomila chilometri di coste e nacquero così molti nuovi fari e segnalamenti marittimi italiani. N 1861 non superavano i 50, nel 1916 erano già 512 e, dopo il 1920, l’illuminazione divenne totale e formò una cintura di protezione che consentì di guidare le navi con grande sicurezza. Un esempio è il Faro di Capo Sandolo, sull’isola di San Pietro, in Sardegna, costruito nel 1864 su un alto scoglio a picco sul mare con una torre di 30 metri (138 metri l’altezza sul livello del mare) e portata di 28 miglia. L’Italia ebbe molta cura anche nell’attuazione dei servizi di segnalamento marittimo lungo le coste dei suoi possedimenti coloniali: è particolarmente degna di essere ricordata l’erezione, avvenuta nel 1924, del faro di Guardafui, sul tanto temuto promontorio della penisola Migiurtina.
Dopo la seconda guerra mondiale un programma di ristrutturazione e ammodernamento del sistema di segnalamenti ne portò il numero ai circa mille attuali, di cui 167 fari e 506 fanali.
In America il primo faro fu quello di Boston del 1716. Il più antico, ancora operativo, è il faro di Sandy Hook nel New Jersey, del 1764. Alla fine del XIX secolo gli Stati Uniti si dotarono del sistema di fari più imponente al mondo. Con la diffusione della navigazione a vapore sulle rotte di tutto il mondo, i fari si diffusero ovunque ci fosse una colonia europea e arrivassero le navi occidentali, dall’India al Giappone, fino alla Cina.

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