Una vedova affascinante in mezzo all’Atlantico

– di Mimmo Carratelli

Incontro con dona Beatriz de Peraza y Bobadilla a La Gomera, nell’arcipelago delle Canarie, per conoscere la vera storia con Cristoforo Colombo. Le visite dell’ammiraglio all’inizio dei due primi viaggi per il Nuovo Mondo e la cotta del navigatore per la bellissima spagnola che, appellandosi al diritto alla privacy, fa capire e non capire se ci sia stata una liaison amorosa.
Don Cristòbal aveva già un’amante e Beatriz passava per una irrinunciabile osservante della castità vedovile.

200907-8-1m

200907-8-2mParto per una delle isole più piccole delle Canarie, destinazione La Gomera, proprio una piccola isola con un suggestivo cono vulcanico di colore viola, il vulcano Garajonay, alto poco più di mille metri, e sbarco nel porticciolo della capitale, San Sebastian.
La Gomera, in mezzo all’Atlantico, di fronte alla costa del Marocco, con una suggestione di Sahara in lontananza, ha piccole spiagge di sabbia nera, ma ne ha così poche che qui non arrivano turisti. Faccio l’ultimo tratto, da Tenerife a La Gomera in traghetto, trentacinque minuti. Vado a cercare l’affascinante Dona Beatriz de Peraza, vedova del truce capitano Hernan Peraza con un paio di omicidi sulle spalle. Lei, da signorina, aveva un nome più suggestivo, Beatriz de Bobadilla, cugina di una marchesa e damigella d’onore della regina Isabella di Castiglia. E’ ancora bella e, mi dicono, autoritaria e crudele. Vive in un castello.

Qui la condusse il capitano Peraza che Isabella perdonò dei suoi delitti a patto che lasciasse la Spagna sposando la seducente Beatriz. Era successo che di questa bellezza molto attraente si fosse invaghito il consorte di Isabella, il molto apprezzato ma irrequieto re Ferdinando. La regina se ne sbarazzò barattando i delitti del capitano col suo matrimonio che portasse lontano l’insidiosa damigella d’onore. È quanto si disse a corte.
Il capitano Hernan Peraza era una lenza d’uomo, questo è certo, sempre dietro a una gonnella.
Non gli bastarono neanche le notevoli fattezze di Beatriz. Sedusse una fanciulla di La Gomena e venne ucciso dagli abitanti dell’isola. Così Dona Beatriz de Paraza è rimasta vedova.
Ora io vado incontro alla più bella vedova delle Canarie che, quando Cristoforo Colombo passò da queste parti, viaggiando verso il Nuovo Mondo, fantasticando di Cipangu e altre illusioni d’Asia, pare abbia avuto una storia col rossiccio ammiraglio genovese.

Beatriz de Peraza y Bobadilla mi riceve nel suo castello di San Sebastian dove ha appena fatto impiccare dalle guardie un isolano che aveva chiacchierato sulla sua castità vedovile.
La signora è decisamente muy guapa e stento a credere che le siano mancati amanti irriducibili. Confesso immediatamente che mi stabilirei a La Gomera per apprezzare meglio le grazie di questa signora che sono molteplici compresi gli zigomi alti delle donne esotiche, i capelli di seta nera, la bocca a bocciolo di rosa e di inaudita attrazione, la pelle color cannella e le gambe da passerella.
È passato del tempo dal soggiorno dell’ammiraglio a La Gomera e vorrei chiedere qualche ragguaglio a dona Beatriz de Peraza y Bobadilla con tutta la prudenza del caso.
La prendo alla larga mentre ceniamo a lume di candela e stiamo per gustare dos huevos al plato e una langosta con contorno di gambas. Il vino è di Madera. Il gioco della fiamma delle candele rende più seducente il viso di dona Beatriz.

I suoi occhi profondi sono promesse d’amore e di impiccagioni.
“Volete chiedermi di don Cristòbal?” dice.
“Con molto rispetto” preciso. “Un sognatore, un romantico, un invasato delle Indie” aggiunge. “Bell’uomo?” chiedo.
“Capelli fiammeggianti e bella barba, pelle delicata facile ai rossori, naso da dominatore, un’al-tezza apprezzabile, nobile nel comportamento”.
“Piaceva alle donne?” azzardo. Dona Beatriz de Peraza y Bobadilla mi fissa con uno sguardo di sfida.
“Ha avuto una moglie e un’amante” dice seccamente.
“Un’amante?” chiedo.
“Un’amante e un figlio da lei. Non conoscete la storia di don Cristòbal con Beatriz Enrìquez de Arana, donna soda di fascino contadino? Una femmina delle colline andaluse, figlia di vignaioli”.
“Ma don Cristòbal non era sposato con dona Felipa Perestrello di più alto lignaggio?”
“Certo” dice dona Beatriz de Peraza y Bobadilla. “Ciò non toglie che andasse a letto con la contadina e ne avesse un figlio di nome Ferdinando in omaggio al re di Spagna”.
“Don Cristòbal aveva già un figlio” dico.
“E’ esatto. Si chiamava Diego, figlio di dona Felipa”.
Cerco di entrare in argomento:
“Mah, si sa che un marinaio ha una donna in ogni porto”.
Noto che dona Beatriz de Peraza y Bobadilla trasale.
Svicola elegantemente: “Don Cristòbal aveva una sola idea fissa, navigare verso occidente per raggiungere le Indie, l’Asia, il Giappone, la Cina. Sapeva che la terra è rotonda. Partendo dall’Europa e andando a ovest riteneva inevitabile raggiungere quel continente. Non c’erano che tre terre conosciute, l’Europa, l’Africa e l’Asia dove era andato Marco Polo però viaggiando da ovest a est”.

Mi tengo ancora alla larga.
“Don Cristòbal vi parlava di questo?” “Quando arrivò a La Gomera aveva molti problemi”.
Mi chiedo come don Cristòbal potesse avere problemi a La Gomera incontrando dona Beatriz de Peraza y Bobadilla che avrebbe risolto i problemi di ogni uomo con gli ormoni a posto. “Aveva problemi con Martìn Alonso Pinzòn, il peggiore dei Pinzòn, un ribelle, al quale aveva affidato la Pinta”.
“Ah, i Pinzòn” dico scioccamente. “Ma era contento di avere raggiunto le Canarie in sei giorni partendo da Palos, un viaggio che normalmente richiede dieci giorni di navigazione perché il tratto di mare dalla Spagna alle Canarie è aspro e difficile. A causa di questo mare, molti animali trasportati dalla Spagna alle nostre isole giungono morti”. “Mi dispiace molto” dico stupidamente. “Però qui abbiamo molti animali di carne buona, e cereali, formaggi, molta acqua e tanta legna” lei dice.
“Don Cristòbal era nervoso?” le domando.
“Quel Pinzòn s’era fermato a Las Palmas, pare per riparare la Pinta. Don Cristòbal era molto sospettoso e di Martìn Alonso Pinzòn non si fidava qualunque cosa facesse”.
“Quando arrivò don Cristòbal a La Gomera?”
“Arrivò qui con la Santa Maria, la nave ammiraglia, e la Nina. Fu un giorno di agosto, il giorno dodici. Arrivò di sera incuriosendo l’isola per il suo viaggio verso l’ignoto”.
“Salì al vostro castello?”
“Sicuro. Rimase a La Gomera venticinque giorni con un intervallo di pochi giorni per andare a Las Palmas e assicurarsi che Martìn Alonso Pinzòn non stesse tramando contro di lui”.
“Venticinque giorni” sottolineo incrociando lo sguardo di dona Beatriz de Peraza y Bobadilla. “Avevo trent’anni” lei dice per accentuare la mia curiosità. Ero a San Sebastiano di La Gomera per questo.
“Ditemi ancora di don Cristòbal” chiedo.
“Non c’è dubbio che fosse innamorato di me” concede dona Beatriz de Peraza y Bobadilla. “Venticinque giorni sono lunghi da passare”.
Mi sembra il verso di una canzone.
“Ah” riesco ad esclamare mentre mi va di traverso un groppo di saliva.
“Siete sorpreso?” lei insiste.
“Per carità” rispondo. “Siete una autentica bellezza. Neanche un futuro ammiraglio delle Indie avrebbe potuto resistervi”.

“Vi prego di essere educato” lei dice.
“Perdonatemi” rispondo.
“Era innamorato di me, non c’è dubbio” conferma dona Beatriz de Peraza y Bobadilla.
“Fino a che punto?” chiedo con un battito accelerato del cuore temendo una reazione di sdegno. “Caro, rossiccio don Cristòbal” lei dice lasciandosi andare.
“Aveva negli occhi le Indie e il mio viso”.
Non la lascio continuare: “E non seppe scegliere?”
“Siete maleducato, signore”. “Insomma, aggiornatemi” dico nervosamente.
“La fiamma delle Indie risplendeva nei suoi occhi, la fiamma del mio viso nel suo cuore”.
“Ah, finalmente” esclamo.
“Finalmente, che cosa?” dice dona Beatriz de Peraza y Bobadilla, raggiante d’avermi portato a un punto decisivo. Mi tiene in pugno.
“Posso permettermi?” le chiedo. “Permettetevi, signore. Capisco che siete qua per questo, ma non esagerate”.
“Esagero domandandovi se don Cristòbal vi carezzò mai le guance, vi sfiorò la bocca a bocciolo, vi chiese sottovoce di amarlo e, in una parola, signora, vi pregò appassionatamente di fare l’amore con lui?”
Trattengo il fiato.
“Sono una signora” risponde confusamente dona Beatriz de Peraza y Bobadilla. Sul suo viso si fa più intenso il color cannella della sua pelle. “Restiamo ai fatti” prosegue. “Don Cristòbal tornò a La Gomera anche all’inizio del secondo viaggio verso il Nuovo Mondo quando partì da Cadice”. “Tornò?” chiedo volendo sapere di più.
“Era il 5 ottobre del 1493, un anno dopo la sua prima sosta a La Gomera. Era diventato ammiraglio del mare oceano, viceré e governatore delle isole che aveva scoperto di là dell’Atlantico.
Arrivò con diciassette navi e lui era sulla Mariagalante, la nave più bella. Feci sparare una salve di artiglieria per dargli il benvenuto”.

“E poi?”
“Venne al castello. Gli si erano ingrigiti i capelli e la barba, ma era sempre molto gradevole e signorile. Sapeva essere imponente. Era più sicuro di sé”.
“Fu più sicuro anche con voi?” la provoco.
“Vi prego di non fare lo screanzato” lei dice.
“E voi potreste essere più precisa?” “Ho diritto alla privacy, non insistete”.
“Perdonate, ma insisto.
L’ammiraglio vi travolse con la sua passione? Fu audace, ardente, irresistibile?”
“Insolente. Vi faccio cacciare dal castello” replica furibonda dona Beatriz de Peraza y Bobadilla. Dovreste vederla in questo momento. E’ bellissima. Scuote la seta dei capelli, accentua il broncio erotico della bocca a bocciolo, gonfia le coppe dei seni. Fa una pausa, poi riprende: “Non sono una moralista né una bigotta, so stare al mondo, ma voi, signore, avete una immaginazione oltraggiosa”.
“Lui era innamorato di voi” la interrompo.
“Questo ve l’ho già detto e riconosciuto.
Ma voi non tenete conto della mia castità vedovile”.
Lo dice in un modo così attraente da non crederle.
“La castità vedovile? ” chiedo. “Ho rispetto per il mio marito morto. Non che se lo meriti. Era un uomo prepotente, ambizioso, qualche volta rozzo e correva spesso e volentieri la cavallina. Devo però riconoscere che era molto abile nell’arte amatoria”. “Lo rimpiangete, signora?”
“Io non rimpiango nulla e so che cosa state pensando. Siete sfacciato e impertinente. Mi chiedo perché non vi faccio buttare fuori”.
“Vi prego, signora. Ma ho proprio l’impressione che l’ammiraglio non vi eccitasse come il defunto Hernan Peraza”.
“Vi ordino di porre fine alla vostra insolenza. Come vi permettete di parlare in questo modo?
L’ammiraglio era un gran signore e un uomo desiderabile”. “Un uomo anche navigato avendo navigato molto” insisto con un’ironia che dona Beatriz de Peraza y Bobadilla non gradisce. “Voi parlate per sottintesi” protesta. “L’ammiraglio era un uomo bene educato e rispettoso. Non andava a caccia di donne. Tutti sanno che durante le scoperte delle isole di là dell’Atlantico non ebbe nessuna storia con le indigene che, pare, avessero bellissimo aspetto e si mostravano nude per loro consuetudine non conoscendo le vesti che noi indossiamo”.
“Non sarete stata per caso gelosa delle indigene nude?” la punzecchio. “Non conosco la gelosia. E poi perché sarei dovuta essere gelosa di don Cristòbal?”
“Le indigene nude sono una tentazione irrinunciabile” rispondo.
“Don Cristòbal era uomo profondamente cattolico” lei replica con un moto di dispetto.
“Convengo che la nudità esagerata può bloccare il desiderio” dico maliziosamente. “Invece, una donna come voi, anche se vestita, e vestita benissimo, per come siete fatta, e siete fatta molto bene, può provocare un desiderio più forte e inarrestabile”.
“Voi dite?” chiede con malcelata vanità.

“Insomma, avete avuto o no una storia con l’ammiraglio, uno struggimento, un trasporto, una passione irrefrenabile finendo in camera da letto?”
Dona Beatriz de Peraza y Bobadilla si blocca sbalordita. Freme e si torce le mani. Si alza in piedi, muove il corpo da fare impazzire. Mi è davanti in tutto il suo splendore di donna magnifica. “Guardie! Guardie!” urla.
Entrano le guardie e sono terrorizzato.
“Mi impiccate, signora?”
“Vi caccio dal castello. Siete un ignobile scrittore di gazzette a caccia di storie pruriginose. Non è il mio caso. Guardie, portatelo via”.
Vengo trascinato fuori dalla grande sala del castello e messo alla porta. Rimane senza risposta la mia massima curiosità. Don Cristòbal Còlon andò a letto con l’avvenente vedova di La Gomera? Prima di lasciare l’isola passo due notti in una pensioncina di San Sebastian sognando dona Beatriz de Peraza y Bobadilla, i suoi zigomi alti, i capelli di seta nera, la bocca a bocciolo di rosa, la pelle color cannella, le gambe da passerella che sfortunatamente non ho visto al naturale e le coppe dei seni che non ho apprezzato abbastanza durante il nostro colloquio.
Poco tempo dopo la mia visita a La Gomera appresi che dona Beatriz de Peraza y Bobadilla interruppe la sua vantata castità vedovile per andare in sposa a don Alonso de Lugo, autorevole uomo politico della Gran Canaria, ma soprattutto uomo di terra, come lei preferiva non fidandosi degli uomini di mare. Perciò è diventata dona Beatriz de Peraza y Bobadilla y de Lugo e può fornicare legalmente. Penserà mai a don Cristòbal?

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